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San Giovanni, laboratorio teatrale
intensivo dei Casalmattori.
Protagonista Bertold Brecht

Una scelta non semplice quella di Brecht, le cui opere impegnano lo spettatore in un continuo dibattito di idee, in uno scontro tra tesi opposte. Brecht, ossessionato dal desiderio di raccontare la verità è andato oltre la contemporaneità

SAN GIOVANNI IN CROCE – Il weekend scorso è iniziato il laboratorio teatrale organizzato dai Casalmattori insieme all’amministrazione comunale di San Giovanni in Croce, ideato e guidato dal regista Pino L’Abbadessa. Si tratta di un percorso di formazione per attori con preparazione già acquisita e di livello medio avanzato e verterà sull’opera “l’Anima Buona del Sezuan” di Bertold Brecht. Il laboratorio è costituito da cinque tappe intensive della durata di un intero weekend l’una (circa 16 ore totali) che avranno cadenza mensile e che termineranno nell’esito finale che avrà luogo nel teatro Cecilia Gallerani. L’Abbadessa definisce questo lavoro un percorso di formazione, un lavoro intensivo e intenso sull’attore, sull’operatore di scena che qui impara ad assumersi la responsabilità sociale di salire sul palcoscenico per dire e per parlare dell’uomo e della società. Il percorso vuole dare dignità e utilità al teatro, che è l’arte dell’effimero per eccellenza, ma che sa restituire l’uomo all’uomo, la vita alla vita, il pensiero al pensiero, l’emozione elevata e purificata. L’occhio è puntato ad un esito finale che vuole essere la sintesi di un percorso interiore concluso e non uno spettacolo fine a sé stesso; in questo caso il lavoro iniziale di formazione diventa un lavoro di informazione perché in sede di esito nasce una comunione con altri che non sono attori ma spettatori, due poli che insieme faranno il punto della situazione.

Una scelta non semplice quella di Brecht, le cui opere impegnano lo spettatore in un continuo dibattito di idee, in uno scontro tra tesi opposte. Brecht, ossessionato dal desiderio di raccontare la verità è andato oltre la contemporaneità, ha reso i testi teatrali un contenitore di informazioni aperto con lo scopo di avvicinare ancora di più il pubblico all’attore e di conseguenza guidarli alla presa di coscienza dell’uomo calato nella società. Di sicuro un teatro che scardina gli standard precedenti, definito anche teatro dialettico, non è certo un modo di fare teatro accessibile a tutti. L’idea di base è quella di rappresentare gruppi di persone nei conflitti presenti in loro e/o tra di loro, nella miseria, nella fame, nel degrado ponendo la sua attenzione sui processi sociali spesso a scapito di quelli individuali per i quali raramente è richiesta l’immedesimazione.

Un ulteriore occasione di crescita per i Casalmattori, una crescita interiore ed umana oltre che artistica.

Giovanna Anversa

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