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La crisi curda da Calvatone al
consiglio comunale di Cremona
dopo l'incontro con Orkan

Orkan ha spiegato ai presenti l’attuale complessa situazione e le cose che servirebbe fare per favorire il dialogo invece del conflitto. Non tutti i turchi, ha detto, sono allineati con Erdogan, il quale dopo il disimpegno americano ha inviato subito agenti governativi.

CALVATONE – Di concreto, la presenza del portavoce in Italia del popolo curdo ha prodotto per ora un risultato tangibile: il coinvolgimento del Consiglio comunale di Cremona, che nel Consiglio in programma per oggi alle 14,30 tratterà della tragedia in atto nel Medio Oriente grazie ad un ordine del giorno proposto dal Partito Democratico.

All’incontro con Yilmaz Orkan, che coordina da Roma l’Ufficio Informazione del Kurdistan in Italia, hanno partecipato per Pobic onlus, l’associazione organizzatrice, il presidente Paolo Novellini e il responsabile relazioni istituzionali Franco Bordo, e poi Paolo Segalla per le Acli, il responsabile del Forum del Lavoro Fabrizio Aroldi e le due consigliere comunali di Cremona Fabiola Barcellari (Pd) e Paola Ruggeri (Art. 1). Novellini ha accolto l’importante ospite rimarcando con orgoglio come Pobic operi da 27 anni e quest’anno ha accolto a Calvatone e fatto operare al cuore un bambino curdo che era stato individuato in un campo profughi visitato: «Il popolo curdo sin dall’epoca ottomana sembra destinato al martirio, sono cose incredibili da raccontare».

Orkan ha spiegato ai presenti l’attuale complessa situazione e le cose che servirebbe fare per favorire il dialogo invece del conflitto. Non tutti i turchi, ha detto, sono allineati con Erdogan, il quale dopo il disimpegno americano ha inviato subito agenti governativi nei comuni amministrati dai curdi, facendo costruire carceri che li ospitino. L’intento è anche economico in quanto il Rojava (l’area della Siria ai confini della Turchia gestita in autonomia dai curdi) possiede giacimenti di petrolio e gas, e un’agricoltura florida. L’obiettivo turco è una vera e propria pulizia etnica: «Nel nord-est della Siria convivevano province a maggioranza curda e altre arabe, ma si conviveva senza problemi e si lavorava tutti assieme. Oggi tante persone non curde si oppongono a questa operazione».

Sulla scelta Usa: «La decisione di Trump di abbandonare il Rojava non aiuta la politica americana in Medio Oriente e nemmeno Israele, anzi lascia spazio alla Russia e all’Iran. Quanto all’Europa, ha pagato la Turchia per trattenere i profughi ma questa invasione porterà qui nuova immigrazione». Un altro fatto preoccupante: «La Turchia non è presente in quei territori col suo esercito, ma con i jihadisti dell’Isis. Si pensi che su 150mila di Daesh stimati in zona, 12mila sono nelle nostre carceri, 35mila sono morti e tutti gli altri stanno con i turchi, ma nessuno dice niente, anche se il mondo sa che la Turchia appoggia i jihadisti anche in Libia. E’ stato ucciso Al Baghdadi, ma il vero califfato è quello di Erdogan: il suo partito produce islamisti, tanto che li usa per attaccarci. L’Europa coinvolgendo la Nato potrebbe ristabilire la pace in un paese che di fatto è stato occupato, il problema curdo deve essere discusso. Non chiediamo l’indipendenza, ma solo un sistema confederale che difenda il municipalismo esistente e riconosca la nostra identità. Noi, che difendiamo tolleranza e parità di genere, potremmo portare democrazia in Medio Oriente contro la corruzione creata da Erdogan che vuole mandare non i siriani, come si dice (i quali possono tornare nel loro paese di origine quando vogliono) ma le famiglie dei jihadisti tra il nord del Kurdistan e il Rojava. Erdogan persegue un’assimilazione con insegnamento obbligatorio della lingua turca».

Ruggeri e Barcellari hanno manifestato solidarietà a Orkan, in attesa di coinvolgere oggi il Consiglio comunale. Yilmaz Orkan ha sottolineato l’importanza di interessare le municipalità, per arrivare a coinvolgere i governi europei. I curdi che combattono contro l’Isis, che propongono un modello di democrazia vero e non esportato dall’Occidente, hanno un ruolo per noi strategico, ma prevale il disinteresse. Come anche a Calvatone, dove a parte gli esponenti citati nessun cittadino si è presentato a manifestare solidarietà a questo popolo martoriato.

V.R.

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