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Viadana, nella sala
multifunzione della Coop
Palm IMD e la mafia

L'Ispettore, si è soffermato poi sulla pericolosità della mafia nigeriana dedita allo spaccio di droga sotto la gestione delle cosche locali. Per finire ha quindi ricordato che per sconfiggere qualsiasi organizzazione mafiosa ci vuole una forte rivoluzione etica

VIADANA – Rompe un pò quelli che sono i criteri di riservatezza delle Forze dell’Ordine. Eppure nessuno dei suoi superiori gli ha impedito sin’ora di andare su e giù per l’Italia a raccontare i retroscena della sua professione attraverso i numerosi libri scritti. Con l’unico riguardo di non mettere mai le generalità firmandosi solo con l’acronimo I.M.D.

Sono le iniziali di un ispettore della Squadra Mobile di Palermo pluridecorato per aver partecipato alla cattura di boss mafiosi quali Giovanni Brusca, Bernardo Provenzano, Salvatore e Sandro Lo Piccolo e Vito Vitale. Un’autentica “strage” di pregiudicati che in seguito lo ha spinto, assieme ai suoi colleghi, ad entrare nell’ufficio del Questore per chiedere se non ci fossero più ricercati in giro. Attualmente si occupa di Criminalità straniera e approfitta delle ferie per rispondere alle richieste delle varie associazioni che sopratutto al Nord lo invitano a parlare della sua straordinaria esperienza.

Venerdi sera è stato ospite a Buzzoletto di Viadana nella sala multifunzione della Coop Palm W.e P.Onlus. In questo ambiente di particolare originalità scenografica I.M.D., introdotto dalla ex consiliera comunale brescellese Catia Silvia (nota alle cronache per aver denunciato sulla stampa il radicamento mafioso nel paese di Peppone e don Camillo) e affiancato dal giornalista Federico Bonati, ha investito la ventina di presenti con un turbine di episodi, aneddoti ed esperienze rendendo la serata accattivante e coinvolgente alla pari di un romanzo appassionante.

Il poliziotto ha cominciato col dire che lo stimolo ad entrare in Polizia, lasciando gli studi di chimica, gli è venuto il giorno dopo la strage di Via D’Amelio quando venne ucciso il giudice Paolo Borsellino due mesi dopo che era stato eliminato Giovanni Falcone. L’indifferenza dimostrata da alcuni suoi compagni di gioventù davanti ad un clima d’angoscia e inquietudine come quello che si era venuto a creare a Palermo (e in tutta Italia) lo spinsero a chiedere di arruolarsi all’età di vent’anni.

Una serie di circostanza fortunate poi gli diedero la possibilità di mettersi subito in luce meritandosi l’encomio dei superiori. Con una dialettica fluente I.M.D. ha ricordato gli anni “ruggenti” presso il Commissariato di Mondello quando uno ad uno tutti i principali capi mafia del territorio erano stati catturati “Oggi ne rimane uno soltanto libero: Matteo Messina Denaro le cui foto però sono troppo vecchie per poterlo riconoscere ad un posto di blocco. Pensiamo abbia un brevetto di volo con il quale si sposta dalle terre dove si rifugia, o anche nascondersi in centro a Palermo come aveva fatto Totò Riina.

“Con la massa di denaro che detiene può permettersi qualsiasi cosa”. L’Ispettore, si è soffermato poi sulla pericolosità della mafia nigeriana dedita allo spaccio di droga sotto la gestione delle cosche locali. Per finire ha quindi ricordato che per sconfiggere qualsiasi organizzazione mafiosa ci vuole una forte rivoluzione etica all’interno della società sapendo che laddove manca lo Stato si annidano ed espandono i tentacoli della malavita.

Rosario Pisani

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