Cronaca

Rotary COP e POC, incontro con Antonio Selvatici e l'espansione cinese nel mondo

Antonio Selvatici come detto è giornalista, e docente al Master di Intelligence economica presso l’Università di Tor Vergata e altri Master universitari di Intelligence e Sicurezza Nazionale.

L’Occidente sta perdendo. La sfida è quella con la Cina, e il grido d’allarme viene dal giornalista investigativo e docente di intelligence Antonio Selvatici. Ha appena pubblicato il libro “La Cina e la nuova via della seta: progetto per un’invasione globale”, il cui titolo è emblematico sul pensiero di Selvatici. Un centinaio di persone hanno assistito alla conferenza che ha tenuto a Solferino, ospite di 6 Rotary club, tra cui due cremonesi: il Casalmaggiore Oglio Po e il Piadena Oglio Chiese.

L’alleanza con la Cina è una minaccia o un’opportunità? E’ evidente che Selvatici propone per la prima, e lo ha spiegato dettagliatamente.

Antonio Selvatici come detto è giornalista, e docente al Master di Intelligence economica presso l’Università di Tor Vergata e altri Master universitari di Intelligence e Sicurezza Nazionale. E’ anche consulente della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale.

E’ lui stesso a lamentare di essere forse il solo ad aver scritto un libro sulla Via della Seta, a significare la scarsa attenzione ad un tema cruciale per i futuri equilibri mondiali. La Via della Seta, questo in sintesi il suo pensiero, è un progetto strategico (non economico) per far diventare la Cina, sino a pochi anni fa solo colosso produttivo, un protagonista globale anche dal punto di vista militare. Uno sforzo gigantesco, che Italia ed Europa non stanno capendo, per trasformare la Cina in un’alternativa concreta all’Occidente, che sia in grado di offrire protezione e vantaggi economici, monetari e politici. Un sogno che passa attraverso la Via della Seta, una politica delle infrastrutture che altro non è che il più grande progetto di espansione. Conquista globale che si sdoppia in terrestre e marittimo: “un’incredibile rete – come afferma il libro – formata dal controllo di rotte oceaniche, canali strategici, ferrovie, autostrade e strade, cavi, comunicazioni. Un insieme anche di approvvigionamento energetico e di espansione militare”.

La relazione ha preso il via dalla situazione attuale, che vede la Cina grande importatore di energia e grande esportatore di prodotti finiti. Da qui la scelta di proteggere le vie marittime e creare la Via della Seta per il transito dei container. «Negli ultimi 20 anni la Cina ha tolto la povertà a 800 milioni di cinesi, e vuole plasmare un ordine mondiale che la veda protagonista». Aiutandosi con una serie di slides, Selvatici ha fatto una profonda analisi di quanto sta accadendo. Riportiamo per ragioni di spazio solamente alcuni spunti interessanti.

«La Via della Seta ha due direttive: navale e terrestre, che è soprattutto ferroviaria. C’è anche una via artica, e una che passa in Giamaica, e pure nel canale di Panama: si pensi che prima di controllare Panama i cinesi avevano teorizzato la costruzione di un nuovo canale più a nord. Sono 160 i paesi che hanno aderito alla Via della Seta, con loro la Cina stringe solo accordi bilaterali (in Europa con quelli che hanno il costo della manodopera più basso)».

Il punto cruciale è l’incontro tra un modello occidentale che vede la presenza di aziende private chiamate a produrre profitti e il modello cinese, fatto di aziende pubbliche a direzione unica: «A Pechino esiste una commissione che raduna circa 180 società pubbliche, ed è la multinazionale più potente al mondo, ma nessuno la conosce: le decisioni sono prese da funzionari del partito comunista cinese. Loro non hanno problemi di governance, non sentono le crisi nelle politiche regolate dal mercato. Il vantaggio competitivo della Cina è la sua capacità di decidere in fretta, non la manodopera a basso costo. Le nostre democrazie non sono più decisioniste, per fare un marciapiedi serve un sacco di tempo e un sacco di permessi, e in fretta sorgono comitati con cui si devono fare i conti. Problemi con la Tav? In Cina l’avrebbero realizzata in due settimane».

Il giudizio di Selvatici non è politico, valuta solo la differente efficacia dell’azione cinese grazie al potere decisionale centralizzato: «Seta Cina fosse stata una democrazia non sarebbe cresciuta così velocemente. Stiamo giocando a un grande Risiko in cui parte del mondo gioca con regole diverse, inoltre la Cina ha una strategia globale che noi non abbiamo, è uno stato illiberale che aspira a diventare leader di un nuovo ordine mondiale liberale».

Come ha risolto la Cina il gap tecnologico che aveva? «In tre modi. Rubando tecnologia. Mandando i suoi migliori studenti nelle migliori università del mondo con l’obbligo di rientrare in patria. Con barriere all’entrata nelle produzioni straniere in Cina. Sono noti i casi in cui chi trasferisce l’attività in Cina (al massimo però col controllo del 49%) si vede poi sorgere a fianco capannoni che producono con gli stessi macchinari che si erano trasferiti».

«In Cina potere e politica coincidono, al contrario di quanto sta avvenendo in Occidente, lo dimostra il fatto che la Via della Seta è stata inserita nella loro Costituzione».

Sono seguiti poi diversi esempi di accordi, come quello con la Germania (unica in Europa ad avere una bilancia di pagamenti positiva coi cinesi, esportandovi auto), con Gibuti per il controllo strategico del canale di Suez, con l’Egitto, con la Grecia (dove la Cina ha coperto parte del debito pubblico in cambio del controllo dei porti, «una gigantesca distrazione europea, che tra l’altro ha messo in crisi Gioia Tauro»).

Per finanziare la Via della Seta il governo cinese ha messo subito 140 miliardi di dollari, completando tanti acquisti in Europa in un tempo ridotto.

Ci sono sintomi che qualcosa stia cambiando? «Ci sono state situazioni che hanno fatto pensare. I cinesi hanno acquistato la multinazionale svizzera Syngenta, acquisendo la più grande banca dati ed una delle produzioni principali di sementi nel mondo. Poi Camerono ha consentito l’ingresso dei cinesi nel nucleare. A seguire, acquisti strategici, come quello della Kuka in Germania che produce i robot con cui vengono fatte le auto. Ad un certo punto il Parlamento Europeo si è posto il problema dell’assenza di barriere, chiedendo di ridiscutere il modello di globalizzazione per la sicurezza nazionale, e sottolineando la mancanza di reciprocità con la Cina (che qui fa quel che non consente ad altri di fare in casa propria, ndr). Gli Stati Uniti da 20 anni hanno un comitato che decide eventuali acquisizioni cinesi».

Sul recente accordo con l’Italia dice Selvatici, che faceva parte della Task Force Cina: «Il memorandum è stata una cretinata perché non ha valore giuridico ma solo politico, e stabilisce che le due parti favoriscono un sistema libero da protezionismi, il che significa essere contro gli Usa, che ovviamente si sono offesi. Usa che sono il nostro primo cliente, mentre dalla Cina compriamo».

Sul caso Huawei-5G: «Ha ragione Trump quando afferma che Huawei è controllata dal partito comunista: per il 99% appartiene al sindacato. Huawei deve passare i dati per legge al governo cinese, il che preoccupa gli statunitensi. La differenza col 4G è che il 5G è 100 volte più veloce. Per fare un esempio, presto il frigo sarà collegato con sensori alla rete che sanno quanto latte c’è al suo interno. Col 5G viaggiano un sacco di dati. Pensiamo alle smart city con telecamere, droni e altri sistemi: è facile sapere sempre quel che facciamo. Il più grande produttore al mondo di telecamere è cinese, ed è quello che ha sviluppato il sistema di riconoscimento facciale. E’ un’azienda pubblica, fa i prezzi più bassi e vince appalti per la posa delle telecamere, ma è di proprietà dello stato cinese».

L’auto elettrica: «Oggi va tanto di moda, e le maggiori società tedesche stanno investendo in Cina, dove lo stato dà il 60% a chi acquista un’auto elettrica, il che ha permesso alle aziende di incassare tantissimo diventando grandi produttrici. Oggi il 94% delle terre rare (elementi chimici che servono per fare le auto elettriche) è di proprietà del governo cinese».

In conclusione: «Il sistema cinese è molto competitivo perché gioca con regole diverse. Si stanno armando e tanto spendono sulla difesa». Poi l’affondo: «L’Occidente sta perdendo, di fronte a un progetto non economico, ma strategico, finanziato dal partito comunista cinese».

Cosa fare? «Per prima cosa è necessario che i politici sappiano chi hanno di fronte, il nostro è un problema culturale. E’ accaduto che, caduto il Muro di Berlino, ha vinto il sistema capitalistico, ma quello del neoliberismo anglosassone secondo cui regola il mercato. Pian piano le produzioni da Occidente si sono spostate verso l’Oriente, ma se continuiamo a far uscire la manifattura dall’Europa siamo finiti. Dalla consapevolezza che le cose vanno peggiorando arrivano le chiusure, da qui i sovranismi e i nazionalismi. Dobbiamo cercare di riportare le produzioni in Occidente, e il primo modo è concedere alle aziende che rientrano sconti fiscali».

Per chiudere, una lettura originale sul caso Ilva: «Secondo me dietro questa vicenda ci sono aziende cinesi che la vogliono acquisire, secondo il fatto che la Cina non ha il controllo sulle emissioni, e quindi rischia di essere tassata se non compensa la sua produzione con altre meno inquinanti. Ma dobbiamo anche considerare che Taranto è sede di una base navale della Marina Militare che è anche base Nato. Capisco che certe scelte non sono facili, ma dobbiamo avere ben presente i movimenti della Cina».

V.R.

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