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Teresa Martelli, la seconda
tragedia 'della solitudine' a
Casalmaggiore in meno di tre mesi

Un lavoro gigantesco in cui a volte, i servizi sociali dei comuni, sono impegnati e son sempre più soli. In cui spesso, con la stessa rabbia che si prova di fronte ad una malattia implacabile, non c'è via d'uscita. Se non la stessa solitudine, e poi la morte

VICOMOSCANO – La porta del garage non ha i vetri. I vigili del fuoco ed i Carabinieri non hanno fatto fatica ad entrare, non hanno neppure dovuto sfondare la porta. Via degli Ontani è un’area residenziale che sorge alla fine della frazione di Vicomoscano. Il giardino è lasciato andare da tempo, l’esterno della casa è l’emblema dell’abbandono. Si era lasciata andare Teresa Martelli, 62 anni, trovata morta ieri sera dopo che un vicino, non vedendola da tempo, aveva fatto scattare l’allarme. Le chiamano tragedie della solitudine, ma ci sono solitudini e solitudini di cui parlare.

Quella solitudine Terry se l’era scelta. Figlia unica non aveva parenti stretti. Una cugina, quella più prossima. “Non voleva che la si andasse a trovare. La incontravo qualche volta al supermercato, ma erano più le volte che cercava di evitarmi che quelle che mi diceva qualcosa. Sempre poche parole, prima di andarsene via. Non era voluta venire neppure al matrimonio di mia figlia. Era fatta così”.

Aveva lavorato all’Oglio Po, per 20 anni, nel reparto di Ortopedia. Spesso schiva ed introversa, anche se con qualche ex collega un poco si era aperta. Poco. “Usciva per fare la spesa – raccontano i vicini di casa – ma poi rientrava subito. Non si fermava con nessuno. Negli ultimi anni poi si era lasciata andare. E’ sempre stata una donna particolare”.

Era nata a Vicobellignano Teresa Martelli. Figlia unica aveva perso il padre ancora giovane. Una cugina racconta di un amore giovanile finito e poi dei rapporti col mondo che si erano fatti via via più ristretti, via via più diradati. Viveva, Teresa Martelli, in quella villetta acquistata in via degli Ontani. Ma in pochi possono dire come, in che modo, con quali pensieri. In pochi – e forse nessuno – può dire se avesse bisogno di qualcosa, o di aiuto.

E’ stata un mese, riversa a terra nel salotto, senza che nessuno la andasse a cercare, senza che a nessuno venisse il dubbio che le fosse potuto accadere qualcosa. No, non ci sono responsabilità dirette, anche se sui social ci si chiede il perché un essere umano possa rimanere a terra, morto, per un mese senza che ci si accorga di nulla. Nessuno se ne è preoccupato proprio perché in quella solitudine Teresa si era fermata, non consentendo a nessuno o quasi, di attraversarla.

Le chiamano tragedie della solitudine. Era successo anche a Casalmaggiore in via Trieste, il 28 settembre scorso, quando era stato trovato un 82enne morto da almeno una settimana nel suo appartamento, in una casa popolare. L’uomo fu trovato tra pile di giornali e spazzatura. Soffriva di hoarding disorder, un particolare disturbo di non si era a conoscenza, perché nessuno da anni entrava in quella casa.

Ce ne sono tanti – di casi come quello di Teresa – in ogni città. In ogni comune, dal più grande al più piccolo. Le chiamano solitudini, sono spesso scelte di vita difficili anche da individuare ed affrontare. Persone che decidono di chiudersi in se stesse, per i più svariati motivi. E’ su quelli che un lavoro, ed un’attenta analisi andrebbe fatta. Per capire quanto meno se c’è una piccola breccia, un pertugio in cui poter entrare con delicatezza. Un lavoro gigantesco in cui a volte, i servizi sociali dei comuni, sono impegnati e son sempre più soli. In cui spesso, con la stessa rabbia che si prova di fronte ad una malattia implacabile, non c’è via d’uscita. Se non la stessa solitudine, e poi la morte. In cui spesso sono impegnati psicologi, psichiatri e psicoterapeuti consapevoli che c’è sempre o quasi una strada per intervenire, ma spesso dipende dalla volontà dei singoli a lasciarsi aiutare e a farsi parte di un processo di cambiamento.

Così s’è spenta Teresa Martelli. Un lungo mese riversa sul pavimento di casa. Anni di rifiuto quasi assoluto di contatti umani. La conoscevano in pochi. E forse nessuno.

Nazzareno Condina

 

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