Cronaca
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Nuovi spettacoli, vecchi problemi. Casalmaggiore merita lo sforzo di chi organizza?

Il Casalasco, per sua natura, è poco incline al pagamento di un biglietto in loco. Qualunque sia lo spettacolo da seguire, qualunque sia la qualità della proposta. Questione di mentalità forse. O solo di anni di 'basse frequenze' e di pessime abitudini.

CASALMAGGIORE – Val la pena organizzare spettacoli per Casalmaggiore? Soprattutto Casalmaggiore li merita ed è in grado di apprezzarli? Ce lo si è chiesti spesso negli anni. In questi giorni, dopo i recenti spettacoli (allo Zenith ed in teatro comunale, rispettivamente danza e Jazz) le polemiche non sono mancate. Si sa, il casalasco è di natura un lamentevole, ma qualche volta le lamentele possono essere pure giustificate da qualche mancanza, o da qualche assenza.

Partiamo dalla danza. Oltre all’etoile casalasca c’era davvero il meglio della danza classica italiana. A parte il non tantissimo pubblico, è stata un’altra la carenza che è stata sottolineata. “Ma è possibile che vada a vedere uno spettacolo allo Zenith e debba guardarmelo con su il cappotto perché c’è freddo?”. A lamentarsi della ‘non alta’ temperatura dell’ex cinema R.B., una delle spettatrici del balletto che ha visto – tra l’altro come protagoniste – Rebecca Bianchi. Ironia della sorte le stesse iniziali (ma chiariamolo subito, non stata l’etoile di Roma a lamentarsi). E non è stata l’unica, altri hanno lamentato lo stesso problema. La temperatura non era delle più gradevoli, magari si sarebbe dovuto accendere il riscaldamento qualche tempo prima. Quelli che ricordavano le temperature austere di altri spettacoli si sono bardati per tempo, agli altri non è rimasto che il cappotto. Poco male forse. Siamo sicuri che si provvederà per i prossimi spettacoli a rendere l’ambiente un poco più confortevole.

La seconda – più che una lamentela – è una constatazione. Una volta che arriva a Casalmaggiore un artista che è considerato tra i massimi interpreti del genere in teatro ci sono si e no un centinaio di persone. Uno spettacolo di qualità superlativa “Tra il meglio – è il parere di un musicista – che si sia mai sentito in tema di jazz in città”, fatto per pochi intimi. Musicisti? “I ragazzi del casalasco, che peraltro suonano tutt’altro genere e qualche amico” ci spiega uno degli organizzatori. Che si chiede pure dove sono gli amanti del jazz che affollano altre iniziative. Ci sono solo quegli stessi musicisti che il jazz lo ascoltano, magari lo studiano ma in pochi poi lo ‘praticano’. Un centinaio di prodi di fronte ad un teatro che accoglie un vero virtuoso del genere e che – di spettatori – ne potrebbe contenere 3 volte tanto. Ne vale davvero la pena?

Forse, tra costi, sponsorizzazioni e ricavi, si riuscirà a chiudere a pari.

Ne abbiamo parlato con chi ci ha messo il proprio tempo, un po’ di amarezza c’è, anche se non c’è almeno al momento la volontà di fare nessuna polemica, solo una semplice constatazione. Certo la ‘suonata’ cambia perché qui c’è un biglietto da pagare. Meglio l’offerta libera. Uno ci mette le due monete che gli avanzano in tasca (fossero pure 40 centesimi) ed entra.

Il Casalasco, per sua natura e fatte le dovute eccezioni, è poco incline al pagamento di un biglietto in loco. Qualunque sia lo spettacolo da seguire, qualunque sia la qualità della proposta. Questione di mentalità forse. O solo di anni di ‘basse frequenze’ e di pessime abitudini. A Casalmaggiore forse vale la pena organizzare unicamente la castagnata, la sagra del cicciolo di maiale, ‘l’appperitivo’, meglio se si paga poco ed il banchetto ‘aggratis’ è ricco, o feste dove comunque si mangia e si beve. In quello, probabilmente, non abbiamo grandi rivali. Soprattutto tra i frequentatori e le buone forchette.

Nazzareno Condina

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