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Treni nuovi in arrivo, ma non
nel Casalasco... E impiegheranno
almeno una decina di anni

“Per questo vanno superate le conduzioni aziendali consociative e corporative, contrarie a logiche industriali che rendono le ferrovie italiane tra le meno efficienti d’Europa" prosegue Balotta.

“La recente presentazione del primo treno Hitachi, della maggiore commessa nazionale per i treni pendolari, non basta per assicurare un rapido rinnovo della flotta e il rilancio del settore”: a dirlo è Dario Balotta di Europa Verde, da sempre molto attento al trasporto ferroviario. “Complessivamente la fabbrica con sede a Pistoia – spiega Balotta – da poco ceduta ai giapponesi di Hitachi ha una capacità produttiva limitata a due convogli al mese, 24 all’anno. Oltre ai 105 treni ordinati da Regione Lombardia Hitachi ne deve produrre altri 100 contemporaneamente, 4 per la Toscana, 17 per il Lazio, 39 per l’Emilia Romagna, 47 per il Veneto e 28 per la Liguria per un totale complessivo di 205 treni. I tempi di costruzione e quindi le consegne, ammesso che non ci siano intoppi produttivi saranno lunghi. Se l’età media della flotta è vecchia e le future consegne avverranno in 9 anni e 8 mesi, diventa prioritaria, nell’attesa, la capacità manutentiva delle officine di Trenitalia e Trenord terreno di gestione dal quale non possono sottrarsi visto i treni vecchi da gestire”.

“Per questo vanno superate le conduzioni aziendali consociative e corporative, contrarie a logiche industriali che rendono le ferrovie italiane tra le meno efficienti d’Europa – prosegue Balotta -. Le ferrovie tedesche con il 30% in meno dei sussidi pubblici producono lo stesso numero di treni rispondendo alle esigenze dei pendolari e dell’ambiente. Meno di tre milioni di pendolari al giorno sono la metà dei pendolari che si potrebbero far viaggiare sulla rete nazionale se ci fosse una gestione moderna ed efficiente delle imprese ferroviarie. Trenord in Lombardia è l’esempio nazionale negativo di come una gestione monopolista dei servizi costringa i cittadini ad usare i propri mezzi inquinando e congestionando le strade delle città. Tanti soldi spesi e una forte domanda di mobilità pubblica e le commesse dei treni non bastano se non si volta pagina in tutta Italia aprendo alla concorrenza come avvenuto con successo in tutta Europa. È stata proprio la Regione, dieci anni fa, a voler creare la joint Venture di Trenord (il famoso “federalismo ferroviario”) e di conseguenza a stabilire che i treni se li sarebbe comprata da sola: e da allora la situazione non ha fatto che peggiorare”.

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