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L'Emilia Romagna riapre i Punti
Nascite, con l'ok del Ministero:
un precedente che pesa

A tal proposito l'ufficio stampa del sottosegretario Zampa ha voluto precisare che "Il Ministero non ha dato alcun ok, ma è stata solo presentata una richiesta per un controllo sperimentale".

BOLOGNA – La notizia giunta dall’Emilia Romagna è subito rimbalzata sui social network legati al territorio comprensoriale dell’Oglio Po e ai gruppi o comitati, che da sempre seguono il Punto Nascite dell’ospedale di Vicomoscano. Perché è vero che le regioni, dunque le competenze, sono differenti, ma non si può chiaramente rimanere indifferenti di fronte all’importante novità.

Giovedì pomeriggio l’incontro in Regione a Bologna, alla presenza del Presidente uscente Stefano Bonaccini, dell’assessore alla sanità Sergio Venturi, del sottosegretario al Ministero della Salute Sandra Zampa e dei sindaci dei quattro comuni sedi dei punti parto chiusi ha portato ad una novità significativa: i Punti Nascite riaprono. Si tratta di Alto Reno Terme, Pavullo nel Frignano, Castelnovo ne’ Monti e Borgotaro, tra Bologna, Modena, Reggio Emilia e Parma. I quattro punti Nascita riapriranno entro 2-3 mesi, dopo essere stati chiusi nel 2017 per decreto del governo, che pure a Casalmaggiore è ben noto, poiché non raggiungevano la soglia minima dei 500 parti l’anno. A tal proposito l’ufficio stampa del sottosegretario Zampa ha voluto precisare che “Il Ministero non ha dato alcun ok, ma è stata solo presentata una richiesta per un controllo sperimentale”.

La proposta di viale Aldo Moro, sede della Regione Emilia Romagna a Bologna, dopo il via libera del ministro per la Salute Roberto Speranza per la riapertura dei punti nascita, vede infatti un protocollo sperimentale per consentire “a un largo campione di donne, su base volontaria, di partorire nei quattro punti nascita di montagna”. A questo protocollo il ministero risponderà entro 60 giorni. Alcuni passaggi vanno chiariti: i quattro Punti Nascita sono, come detto, di montagna. Tuttavia l’Oglio Po, essendo in zona periferica, può essere associato a questi ultimi: non a caso esiste un comitato che accomuna zone disagiate, periferiche e montane.

In secondo luogo non è escluso che la mossa, uscita proprio in queste ore, si colleghi alla campagna elettorale di Bonaccini: ma questo, alla fine, poco importa a chi ha speranza per il Punto Nascite Oglio Po, perché così si crea – in ogni caso – un precedente importante che rimane anche dopo la fine delle elezioni. In terzo luogo al tavolo bolognese non vi erano soltanto il Governatore e l’assessore alla sanità emiliano, ma anche il sottosegretario al Ministero della Salute: e quest’ultima figura può fare da collante, rivestendo un ruolo governativo, anche con la Lombardia. In attesa che il Ministero della Salute riveda i parametri per i punti parto situati in zone disagiate e montane, la riapertura sarà dunque in via sperimentale per tutti i quattro Punti Nascita chiusi in Emilia e le rispettive ASL dovranno subito attivare le procedure per la riapertura.

Una grande svolta in Emilia. Arriverà anche in Lombardia? La speranza è concreta perché, come spiega Bonaccini, “prima di Natale abbiamo sottoscritto in Conferenza Stato-Regioni col Ministro Roberto Speranza il Patto per la Salute. Al suo interno è stata inserita anche la revisione dei criteri per l’apertura dei punti nascita in tutta Italia. Serviranno commissioni tecniche, non sappiamo quanto tempo ci vorrà. Noi intanto vogliamo dare un segnale immediato”.

Giovanni Gardani

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