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Evento Ardigò:
grande interesse a Casteldidone
per la conferenza "filosofica"

Stefano Prandini ha aperto la conferenza “Ardigò, apostolo del progresso” tenutasi Sabato 25 Gennaio presso Il Salone Parrocchiale di Casteldidone. L’appuntamento ha rappresentato il “secondo tempo” di un dittico di incontri, il primo dei quali si è svolto il 4 Ottobre dello scorso anno, e in entrambe le occasioni si è registrato un successo di pubblico sia per il numero di presenze che per l’attenzione dimostrata.

Il “secondo miracolo di Casteldidone”. Con queste parole il professor Stefano Prandini ha aperto la conferenza “Ardigò, apostolo del progresso” tenutasi Sabato 25 Gennaio presso Il Salone Parrocchiale di Casteldidone. L’appuntamento ha rappresentato il “secondo tempo” di un dittico di incontri, il primo dei quali si è svolto il 4 Ottobre dello scorso anno, e in entrambe le occasioni si è registrato un successo di pubblico sia per il numero di presenze che per l’attenzione dimostrata. “Consideravo il primo miracolo la prima serata, ovvero vedere per una conferenza di filosofia una sala strapiena – ha commentato Prandini – e stavolta si è ripetuto. Si dice che i miracoli non si ripetono, talvolta accade”. Nel primo incontro dal titolo “Ardigò, uomo del suo tempo” era stata presentata la vita del filosofo Roberto Ardigò, nato a Casteldidone nel 1828, sottolineandone le tappe, la carriera e l’inquadramento storico all’interno delle vicende nazionali e internazionali che hanno accompagnato e segnato la sua vita. In questo secondo incontro invece si è voluti scendere nel dettaglio del suo pensiero filosofico in un percorso di avvicinamento alle celebrazioni del centenario della morte, avvenuta nel 1920, e che ricorreranno a Settembre di quest’anno. L’invito al professore per questa serie di incontri è giunto dall’Amministrazione Comunale insieme al Melograno Junior e la risposta è stata pronta. “Per me è stata una esperienza straordinaria” ha infatti raccontato il professor Prandini durante la serata “perché è straordinario anche per chi è abituato come me a parlare in pubblico e a fare conferenze vedere un’attenzione, un’empatia e una vera interazione da parte di una comunità che vuole riconoscersi in quello che è stato il suo figlio più illustre e vuole anche saperne di più, informarsi e questa è veramente la cosa straordinaria che mi ha indotto a venire con entusiasmo”. Nell’arco della serata Prandini ha delineato la formazione e l’evoluzione del pensiero di Ardigò, definito “il maggior filosofo italiano della fine dell’ottocento”, partendo dai suoi anni in seminario con l’impronta di Mons. Luigi Martini e proseguendo con la crescita dell’idea che la scienza è il punto di riferimento e la chiave di interpretazione di tutto che si manifesta in maniera eclatante nel discorso su Pomponazzi nel 1869. Da lì la sospensione a divinis e la crisi della fede religiosa. E’ stato poi analizzato il quadro filosofico internazionale con particolare riferimento ad Auguste Comte ed Herbert Spencer che ebbero una grande influenza su Ardigò ma dai quali questi si distinse in alcuni aspetti costruendo un suo pensiero proprio ed originale nel panorama del tempo. Le opere di Ardigò furono innumerevoli e si cimentò in molte discipline. In particolar modo sono state presentate le sue teorie nel campo della psicologia, della sociologia, della pedagogia e della morale; temi che Prandini ha voluto affrontare in maniera attenta e dettagliata leggendo e commentando anche brani tratti proprio dalle opere di Ardigò, non mancando di sottolinearne la modernità a distanza di quasi 150 anni dalla pubblicazione. Ha poi sottolineato le differenze e le diverse prese di posizione rispetto ad altri pensatori del tempo come Sigmund Freud e Karl Marx e ha ricordato il duro scontro dialettico con Antonio Gramsci e Giovanni Gentile. In quasi due ore di relazione molto seguita e partecipata, con anche domande di approfondimento da parte del pubblico, ne è emerso una quadro limpido del pensiero ardigoiano e positivista caratterizzato da un profondo amore per la scienza e per il suo progresso che possa portare ad un miglioramento dell’uomo stesso. Per questo motivo, in un’ideale continuità con il filosofo ha voluto mostrare due immagini iconiche di anni per noi passati ma che Ardigò non fece in tempo a vedere e che hanno segnato gli alti e bassi della storia dell’umanità: lo sbarco sulla luna e la bomba di Hiroshima a sottolineare le due facce del progresso scientifico. Prima di ricevere un caloroso applauso di ringraziamento ha dunque lasciato una provocazione all’assemblea dicendo che “quando andremo a portare dei fiori ad Ardigò per il centenario della morte potremo portare dei fiori ad un uomo definitivamente morto e disilluso da un’umanità che da allora è diventata ancora peggiore oppure possiamo dire che il progresso per cui lui ha vissuto e lottato per una vita così lunga lo stiamo portando avanti anche noi. Sta tutto a noi”.

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