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Coronavirus: sei i casi positivi
(nel lodigiano). Tampone a 149 persone
A Cremona pronto soccorso preso d'assalto

La moglie del 38enne tuttora grave all’ospedale di Codogno, incinta e che non stava andando al lavoro in questo periodo, è pure risultata positiva ma sta bene e si trova ricoverata al Sacco di Milano, come pure una terza persona con cui il 38enne si era incontrato spesso.

Pronto soccorso preso d’assalto anche a Cremona, per i timori di contagio che ormai hanno varcato i confini provinciali: una settantina le persone in sala d’attesa alle 17 di oggi 21 febbraio. Due pazienti risultano ricoverati  nel primo pomeriggio per sospetto contagio, per ora non confermato. Uno dei due è tra coloro che sono entrati in contatto con il 38enne ricoverato a Codogno. Una situazione d’emergenza, e una psicosi dilagante dunque, anche all’ospedale di Cremona, dove si è attivata una vera e propria unità di crisi ed è stata allestita una corsia preferenziale per chi presenta i sintomi (che nella maggior parte dei casi si rivelano di semplice influenza). All’ingresso vengono consegnate le mascherine. Il via vai è continuo: persone che arrivano coi propri mezzi, tra cui un uomo con febbre a 37,8 che afferma di avere avuto contatti con il 38enne di Codogno; e altre portate in ambulanza, avendo allertato il numero d’emergenza 112. Il Pronto Soccorso di Cremona non è chiuso, contrariamente alla voce circolata nelle ultime ore.

AGGIORNAMENTO ORE 13 – Si terrà oggi alle 17 in Prefettura una riunione del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, per valutare le misure  precauzionali che potrebbero essere adottate anche in provincia di Cremona in merito ai casi di coronavirus confermati sul lodigiano. Vi parteciperà anche il sindaco Gianluca Galimberti che questa mattina ha sentito il direttore generale dell’Ats Salvatore Mannino chiedendo di essere costantemente aggiornato.

AGGIORNAMENTO  ORE 12,30 – Sono sei i casi positivi di coronavirus di persone residenti nell’area codognese. Si sono recati al pronto soccorso di Codogno nella notte tra giovedì e venerdì, alcune spontaneamente, altre in ambulanza in quanto con sintomi respiratori più gravi. 149 soggetti, tra personale sanitario e persone che hanno avuto contatti diretti con il 38enne attualmente in terapia intensiva a Codogno, sono sottoposte a quarantena e interessate in queste ore all’esecuzione del tampone. Lo stesso viene fatto in queste ore con tutti i colleghi di lavoro che hanno avuto contatti diretti con l’uomo: dunque sono circa 250 le persone che saranno messe in isolamento, anche se la situazione è in continua evoluzione. E’ emerso durante la conferenza stampa che si è svolta in Regione alle 12,30, da parte dell’assessore alla Salute Giulio Gallera e dei dirigenti dell’assessorato, oltre al presidente Attilio Fontana e all’assessore alla Protezione Civile Pietro Foroni.

La moglie del 38enne tuttora grave all’ospedale di Codogno, incinta e che non stava andando al lavoro in questo periodo, è pure risultata positiva ma sta bene e si trova ricoverata al Sacco di Milano, come pure una terza persona con cui il 38enne si era incontrato spesso. “Il 15 di febbraio – ha spiegato Gallera –  il 38enne di Castiglione d’Adda aveva mostrato i primi sintomi influenzali e il 18 era andato al pronto soccorso di Codogno, ma poi era stato rimandato a casa. Il 19 si era ripresentato e a quel punto vista la gravità delle sue condizioni è stato ricoverato. La prima volta aveva un po’ di febbre e sintomi influenzali, sintomi per cui non era stato ritenuto necessario il ricovero. Il 38enne non aveva detto al personale sanitario di essere stato in contatto con una persona proveniente dalla Cina.  “La moglie – ha detto  Gallera –  solo di fronte alla forte insistenza del personale sanitario ha detto di ricordare che effettivamente un suo amico aveva detto di essere tornato dalla Cina. Solo a quel punto è stato fatto il tampone e si è avuta la certezza che si trattasse di coronavirus”.

Il paziente zero, ossia l’amico rientrato dalla Cina, è risultato negativo al coronavirus. Il problema però – ha spiegato la doottoressa Mara Gramegna dell’assessorato al Welfare – è che a un certo punto il virus viene eliminato dal fisico. Se la persona guarisce, come potrebbe essere avvenuto per il caso zero, il test che cerca il virus non lo trova più. A questo punto gli esami vengono inviati all’istituto Spallanzani di Roma per la ricerca degli anticorpi, “ma essendo un virus nuovo, non esiste un test collaudato. Non possiamo darvi risposte certe”, è stato detto.

Il caso di contagio da Coronavirus del 38enne di Castiglione d’Adda ricoverato all’ospedale di Codogno è il primo in Italia di persona che non è stata contagiata in Cina, ma avrebbe preso il virus da persona che vi si era recata. Dunque, un caso nuovo nel panorama del diffondersi del virus in Italia, un focolaio di cui ancora non è possibile capire la vastità.

Parlando da Bruxelles questa mattina il premier Conte ha detto che ministero della Salute ha emesso una nuova ordinanza che dispone il trattamento di isolamento per tutti coloro che sono venuti a contatto con i tre contagiati di Codogno, invitando a fidarsi delle istituzioni e di non farsi prendere dal panico. “E’ prevista una sorveglianza attiva – ha precisato – quindi un trattamento con contatto costante con i medici ma con possibilità di una domiciliazione fiduciaria. Continueremo a mantenere alta la linea di precauzione e prudenza”.
La linea di massima precauzione adottata dall’Italia sulla vicenda Coronavirus “ci consente di scacciare via qualsiasi allarmismo sociale e qualsiasi panico”.

g.biagi

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