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Positivo don Lucini, assistente
spirituale hospice: 'Non vedo
l'ora di tornare dai miei malati'

“Dio è nei gesti d’amore di medici e infermieri che rischiano di ammalarsi e anche di dare la vita pur di assisterli. E non si tirano indietro. L’esperienza che ho fatto, anche se in forma lieve, mi ha permesso di comprendere un po’ meglio la paura, il dolore, la fatica e la solitudine di questi ammalati”.

Anche don Maurizio Lucini, incaricato diocesano per la pastorale della salute e assistente spirituale all’ospedale di Cremona e che per sei anni è stato sacerdote a Piadena, è risultato positivo al Coronavirus. Attualmente è in quarantena. “Sono assistente spirituale dell’hospice e del reparto infettivi del Maggiore”, ha detto don Lucini al ‘Servizio Informazione Religiosa’. “Purtroppo mi sono preso questo virus maledetto quasi subito. Ho avuto qualche linea di febbre, dolori e tosse, però la respirazione grazie al cielo è sempre stata buona. Non è mai subentrata una polmonite. Tuttavia, nonostante io ne sia stato colpito in forma lieve, ho compreso tutta la cattiveria di questo virus”. “All’inizio ho avuto paura”, ha detto, “perché ho visto in quali condizioni versavano i malati che arrivavano in pronto soccorso. Drammatiche. Ora il nostro vescovo ne sta uscendo con molta pazienza, molti preti si sono ammalati e qualcuno è morto. Ho avuto timore per me, ma soprattutto timore di sottrarre un letto a qualcuno che poteva averne bisogno più di me. Ora non vedo l’ora di tornare dai miei malati. Noi cerchiamo di esserci, per i malati ma anche per gli operatori sanitari.

Medici e infermieri si sfogano e ci chiedono: pregate per noi, abbiamo bisogno del vostro sostegno perché di di fronte alla gravità di questo dramma ci sentiamo impotenti. Abbiamo però difficoltà ad accedere alla terapia intensiva. Un mio collega è stato chiamato dai familiari di un paziente e gli operatori lo hanno accolto, ma per avvicinarsi ai malati occorre bardarsi con camice, mascherina, guanti, cuffia e occhiali che andrebbero cambiati in ogni stanza. Materiale prezioso, non sempre disponibile e che si rischierebbe di sottrarre a medici e infermieri”. “Dio c’è”, ha detto il don: “E’ nei gesti d’amore di medici e infermieri che rischiano di ammalarsi e anche di dare la vita pur di assisterli. E non si tirano indietro. L’esperienza che ho fatto, anche se in forma lieve, mi ha permesso di comprendere un po’ meglio la paura, il dolore, la fatica e la solitudine di questi ammalati”.

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