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Coronavirus, Cuzzoli: 'Necessario
fare tamponi a domicilio
per chi ha primi sintomi'

Inoltre il monitoraggio così come viene fatto non è efficace dal punto di vista statistico: “La malattia è sintomatica solo nel 20% dei casi, quindi sottostimiamo l’indagine perché non misuriamo il visu nella maggior parte delle persone colpite, e qui decade la possibilità di un indice statistico realistico” evidenzia ancora il medico.

Per gestire meglio l’emergenza servirebbe una maggiore risposta sanitaria pre-ospedaliera: ne è convinto il primario del pronto soccorso di Cremona, il dottor Antonio Cuzzoli, che invoca un miglior coordinamento territoriale: “Se i pazienti stanno a casa per giorni in presenza di sintomi riconducibili al covid, senza fare nessuna cura, finiscono poi in ospedale quando a un certo punto il quadro clinico precipita, quando è troppo tardi, perché prima non si è fatto nulla” sottolinea il medico. Cosa servirebbe dunque? “Che i medici di base potessero effettuare i tamponi al domicilio e che, in caso di positività, potessero somministrare da subito gli antivirali e cure efficaci della malattia, come il Tocilizumab e l’Interleukina6, in maniera di evitare, in questa fase della epidemia, l’arrivo di pazienti gravi in ospedale dopo troppi giorni di febbre a casa e comparsa di insufficienza respiratoria. In questo modo eviteremmo che molte persone finissero in pronto soccorso con necessità assistenziali importanti”.

Sarebbe, secondo il primario, la risposta a una situazione ormai al collasso. Invece “facciamo stare a casa persone ammalate che arrivano poi in ospedale tardi, in condizioni cliniche gravi perché a casa non riescono ad essere curate. E in ospedale non abbiamo più letti di terapia intensiva, ventilatori per subintensiva. Abbiamo medici, infermieri e Os distrutti da malattia e stanchezza. Ieri mattina alle 11 ci è arrivato un respiratore, donatoci dal Grand’Oriente d’Italia, e alle 13 già avevamo attaccato un paziente. E altri due respiratori ci sono arrivati dall’azienda ospedaliera, che li ha acquistati. Purtroppo non bastano mai”.

Naturalmente, per rendere possibile una vera risposta pre-ospedaliera sarebbe necessario “dotare la medicina generale di tutti i presidi di protezione necessari per poter operare in sicurezza” sottolinea il primario. “Anche perché chi fa assistenza territoriale è investito dal rischio di possibile contagio. Tanti medici si stanno ammalando”. Ma Cuzzoli riflette anche sulla situazione complessiva dei contagi: “La diffusione è sottostimata proprio perché tante persone presentano sintomi lievi e non vengono verificate con il tampone. E in questo modo non hanno limitazioni e rischiano di diventare veicolo per il virus”. Inoltre il monitoraggio così come viene fatto non è efficace dal punto di vista statistico: “La malattia è sintomatica solo nel 20% dei casi, quindi sottostimiamo l’indagine perché non misuriamo il visu nella maggior parte delle persone colpite, e qui decade la possibilità di un indice statistico realistico” evidenzia ancora il medico. “Un altro aspetto importante è la necessità di studiare gli anticorpi di chi ha superato la malattia, e per questo è necessario sapere esattamente chi ne è uscito. Ma per ora non si sta lavorando in questo senso”.

Laura Bosio

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