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ANCE Mantova:
l'Associazione fa il punto
sui cantieri edili nel territorio

L’Associazione Nazionale dei Costruttori Edili (ANCE) di Mantova scatta la propria istantanea sulla situazione cantieri nel territorio provando anche a cercare nell’immediato una lettura in prospettiva, il più realistica possibile.

L’Associazione Nazionale dei Costruttori Edili (ANCE) di Mantova scatta la propria istantanea sulla situazione cantieri nel territorio provando anche a cercare nell’immediato una lettura in prospettiva, il più realistica possibile.

“I cantieri sono stati chiusi principalmente per senso di responsabilità – si legge nel comunicato – nei confronti dei lavoratori e per la salvaguardia della loro salute, quella loro familiari e per dare un segnale concreto da parte del settore edile per quello che sta avvenendo. Il valore più importante per un’azienda sono le proprie maestranze e in questo momento di particolare preoccupazione, anche psicologica, non esistevano più i presupposti in certi cantieri.

Nel nostro settore, in modo particolare, anche una piccola distrazione, per motivi attualmente condivisibili, può causare danni notevoli per sé e per chi ti lavora vicino. Al momento, da una indagine condotta tra i nostri associati, ci sono 80% di cantieri chiusi nella nostra provincia e la percentuale è destinata ad aumentare. Il restante 20% rimane aperto perché hanno scadenze non prorogabili”.

Staccare la realtà dalle dinamiche politiche sembra essere la volontà dell’Associazione, ma le tematiche, gioco forza si sovrappongono…

“Non è il momento di fare polemiche, ma come Ance giudichiamo il decreto “Cura Italia” non sufficiente a risolvere gli attuali problemi causati dal Covid-19 alle aziende del settore edile. Siamo pronti a ripartire appena la situazione sanitaria lo permetterà e vogliamo cercare di recuperare il tempo perso, ma per questo serve un sistema di tutela più sostanziale per le imprese, che non avranno la liquidità necessaria per proseguire come se nulla fosse successo. Sarebbe molto importante anche da parte delle committenze pubbliche, che venissero contabilizzati e liquidati celermente i Stati avanzamento lavori (SAL) al momento della sospensione dei cantieri. Il rilancio dell’economia non può essere immaginabile senza forti investimenti nell’edilizia, che guardi non solo allo sblocco delle grandi opere infrastrutturali ma soprattutto a tutte quelle “piccole opere” di rigenerazione urbana o manutenzione stradale, che valorizzerebbero maggiormente i nostri territori e le nostre aziende”.

Alessandro Soragna

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