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Pamela e il post che commuove:
"La vita da volontaria e mamma, tra ansie
e coccole: rinunciare a sè è fare del bene"

"E allora mettere un ovetto kinder in un pacco alimentare é il pensiero di una coccola per un bambino che a casa si annoia da morire, un piatto di polenta col pucén pronto a mezzogiorno o un vassoio di brioche consegnato a domicilio la mattina, diventano preziosi e si apprezzano piú di ogni cosa, dopo ore di camminate, mail, pensieri e videoconferenze".

DOSOLO – Ha scritto un post molto profondo sul proprio profilo Facebook, subito condiviso da molti e apprezzato. Lei è Pamela Tursi, fa la volontaria, e abita a Dosolo. “Con questa pandemia – scrive – ho scoperto quanto sia duro e impegnativo fare i conti con se stessí quando si é un volontario e tanto piú quanto lo sia esserlo da genitore, pure separato. Onestamente i figli facili che si rilassano tranquilli e beati in silenzio davanti a matite colorate o montagne di lego esistono in spot televisivi o in case che non sono la mia. Da me il mood é sempre l’opposto di torte, biscotti e girotondi felici! So che non é nemmeno facile per un bambino vivere in un appartamento e non aver un giardino in cui poter svagare corpo e mente durante il giorno o un animale da coccolare o con cui giocare quando sei seduto sul divano”.

“Onestamente non é nemmeno facile avere un solo genitore a casa, in smart working e che fa del volontariato – spiega Pamela – immerso in compiti da stampare e articoli indeterminativi da spiegare. E lo capisco mio figlio, che a 7 anni dopo 2 mesi di clausura mi dice:” basta, io son sempre con te, voglio stare a dormire dalla nonna o dal papà!”
E lo capisco anche quando mi dice che son sempre su un telefono, davanti ad un pc, a far la Protezione Civile o che la sera sul divano non gioco con lui perché mi addormento. Ci rimango male, accuso il colpo, ma lo capisco, lo accetto perché lo vedo anche io coi miei occhi, ma non so cambiare le cose. Tutta questa situazione stressa chi é malato e chiunque sia sano e non poco.. L’ansia del Covid che ti aleggia nel cervello H24, un fastidio alla gola o i bollettini e le campane infauste che puntualmente ti aggrovigliano i pensieri per delle ore, il lavoro che capisci di non svolgere al 100% come solito, le regole di quarantena da rispettare, la solitudine e il silenzio nelle giornate di sole, la voglia di stare a casa ad oziare sul divano, a giocar sul terrazzo alla guerra di Nerf con lui fino a sera e l’incapacità di farlo. L’incapacità di restare immobile, anche in questa situazione”.

“E allora parte la frenesia del poter pensare di rendersi utile – precisa – e la frenesia del poter alleviare per quel poco che puoi le sofferenze e le difficoltà di qualcuno che é meno fortunato. E il tempo si dilata, l’ansia svanisce, i pensieri cambiano tinta, e ci si focalizza su un nuovo obiettivo. Si indossa una divisa con la patch Volontario e tutto cambia. Hai turni da sistemare, persone da coordinare, chiamate a cui rispondere, decisioni da prendere, persone da aiutare, libri e pc da recapitare, mascherine da impacchettare, spese da fare, farmaci da consegnare, tende da montare, tutto solo per far in modo che tu e il tuo territorio abbiate ció che vi serve: un po’ di self-confidence per riuscire a saltarcene fuori. Perché non siamo eroi noi, non siamo come i medici o gli operatori delle ambulanze che salvano la vita, ma siamo una parte importante di volontari che dà manforte alle famiglie in crisi, che risponde alle domande piú disparate delle voci che chiedono di avere una conferma, un sostegno, anche un conforto in una situazione che sembra infinitamente lunga, stressante e paralizzante. E allora mettere un ovetto kinder in un pacco alimentare é il pensiero di una coccola per un bambino che a casa si annoia da morire, un piatto di polenta col pucén pronto a mezzogiorno o un vassoio di brioche consegnato a domicilio la mattina, diventano preziosi e si apprezzano piú di ogni cosa, dopo ore di camminate, mail, pensieri e videoconferenze”.

“E tutto assume un altro sapore – precisa Pamela – e ti senti bene, stanca morta la sera, ma serena, appagata e fiera lo stesso, anche se tuo figlio ti urla contro o ti rimette il muso perché lo costringi a stare al sicuro dentro casa. Da un lato star a casa a far nulla a giocare e far la mamma 24/7 con Nic sul divano a finire il lievito, forse sarebbe stato meglio, piú educativo, meno stressante impegnativo e piú “easy” come dice lui, e probabilmente arriverà pure a rinfacciarmelo, ma voglio vedere il lato positivo della cosa. Mi sono autoconvinta di mostrargli cosa sia essere ció che contraddistingue i volontari, il fare qualcosa perché lo si sente dentro, senza riuscire a controllarlo, nonostante la paura, a cosa accade se si crede davvero in ció che ci muove… E che per far del bene a volte bisogna rinunciare un po’ a sé stessi e sacrificare qualcosa perché niente ci é dovuto, che non serve essere geni, laureati e retribuiti per far qualcosa di buono per il mondo e che come in tutte le cose, se ci credi, hai dei sani valori e ti impegni fortemente, il risultato arriva. Beh, speriamo col tempo lo arrivi a capire davvero anche Nic, perché non si sta benissimo nel frattempo!
PS: la ribellione antimamma é già in corso!”.

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