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Desy, Daniele ed Oliver.
Motta Baluffi, la storia di
due cani e un cimitero

MOTTA BALUFFI – Un leggero prognatismo ne fa il muso ancor più simpatico. Il muso è quello di Oliver, il piccolo meticcio della famiglia Gaspari. Percorre ogni mattina lo stradello che porta al cimitero. Si guarda intorno, passa le sbarre a croce del cancello principale o quelle più lineari del cancello laterale e arriva sino in fondo. Non ha paura il piccolo Oliver. In fondo al cimitero del paese di Motta Baluffi, meno di 1000 anime appoggiate all’argine che guarda alla golena del Po, c’è la tomba di famiglia dei Gaspari.

Arriva proprio davanti alla cappella, sulla striscia di prato della parte nuova. Un minuto, una pipì e poi torna sulla sua strada, fuori dal cancello, che conduce a casa. E’ così da sempre, da quando ha imparato a camminare. Da quando, con mamma Desy, attendeva che qualcuno aprisse il cancello che dà sull’officina di via San Rocco e si approssimava a quella tomba. Mamma Desy era il cane di Daniele Gaspari, il meccanico del paese. Più di un cane – come ci racconta la moglie – era la sua ombra. Così è stato sino a che Daniele non si è spento, nel settembre del 2011. Desy dal funerale e sino a che le forze l’hanno retta non ha mancato giorno in cui non lo è andato a trovare. Sempre quei 100 metri, sempre verso quella cappella, sempre su quella strada che la portava dal suo compagno a 2 zampe in una casa in cui la moglie di Daniele ci dice che “Tante volte i cani sono meglio delle persone”.

Desy si è spenta dua anni fa, per un arresto cardiaco, a 16 anni. Oliver è rimasto solo, amato e coccolato dai figli di Daniele e dalla moglie. Ma non ha perso l’abitudine. Un comportamento appreso, una strada che conosce, che percorreva la sua mamma spinta da un qualcosa che difficilmente e con razionalità riusciremmo a spiegare. La gente che vedeva Desy, ed ora vede ogni giorno quel piccolo meticcio con la faccia simpatica, guarda a quel cane con curiosità. “Le donne che vanno al cimitero mi dicono sempre che ‘Al par c’al vaga a catar al to om’ (sembra che vada a trovare tuo marito) – ci racconta la moglie di Daniele – non dà fastidio a nessuno, e non abbiamo mai avuto problemi. Lui aspetta che la mattina qualcuno apra il cancello e poi parte”.

Neppure il cimitero chiuso lo ha frenato. Oliver non si ferma. Invero non è l’unico animale a frequentare il cimitero. Stamattina dalle sbarre è spuntato pure un leprotto. Ma magari è un caso. Il caso non c’entra nulla con Oliver. E ancora meno con mamma Desy. Desy e Oliver sono la continuazione di una bella storia. Una storia di animali e uomini e di animali che, anche quando gli uomini non ci sono più, per qualcosa di inspiegabile continuano a percorrerne le strade.

A Motta Baluffi c’era un meccanico in gamba, con il suo cane. Sembra l’inizio di una favola, e forse lo è, ed Oliver, di quella favola in fondo è solo il naturale e tenero proseguimento.

Nazzareno Condina

 

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