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Amici dell'Oglio Po, raccolto oltre
mezzo milione di euro. Parla Toscani:
"Non ci chiedano la torta, la ciliegina sì"

Il momento della raccolta fondi si sta esaurendo, e siamo entrati nella fase degli investimenti. Vale anche per l’associazione Amici dell’Ospedale Oglio Po, sul cui conto corrente si sono riversate donazioni da ogni parte del territorio casalasco-viadanese, e non solo.
CASALMAGGIORE – Il momento della raccolta fondi si sta esaurendo, e siamo entrati nella fase degli investimenti. Vale anche per l’associazione Amici dell’Ospedale Oglio Po, sul cui conto corrente si sono riversate donazioni da ogni parte del territorio casalasco-viadanese, e non solo. La soglia di mezzo milione di euro è stata superata alcuni giorni fa, e la raccolta continua, anche se ovviamente in modo meno impetuoso.
Ne parliamo col presidente, Claudio Toscani.
«Il grosso delle donazioni è stato effettuato il primo mese, poi logicamente le offerte sono diminuite, perché chi ci ha sostenuto ha cercato di farlo appena possibile. Sono molto soddisfatto che diverse associazioni di tanti paesi ci abbiano scelto come destinatario privilegiato e come intermediario per i vari servizi che servono all’ospedale: il problema infatti, oltre ad avere i fondi, è saperli spendere in maniera oculata. Per il momento abbiamo speso circa un quinto della cifra raccolta, e abbiamo intenzione di ringraziare pubblicamente tutti coloro che hanno donato: alcuni li conosciamo, altri sono solo un numero di conto corrente. Vorremmo aggiungere l’informazione che siamo a disposizione di chi necessita della distinta per effettuare la detrazione fiscale, possibile in quanto siamo una onlus regolarmente accreditata».
Il momento peggiore sembra essere passato.
«Siamo entrati in una seconda fase in cui l’emergenza si sta acquietando, e i letti di terapia intensiva iniziano a svuotarsi. Sono contento anche per la situazione dei sanitari, poiché hanno vissuto momenti di grande stress emotivo, ed ora possono in parte tirare il fiato».
Qualche piano su come utilizzare i fondi rimasti in cassa?
«Ho avuto un incontro con i dirigenti dell’Asst, perché hanno piani di lavoro che vorrebbero si concretizzassero anche con le nostre risorse».
La vostra associazione ha avuto diverse donazioni anche perché gode della fiducia del territorio.
«Ci siamo da anni, ma ci siamo nel nostro stile. Nel senso che agiamo in perfetta sinergia con la dirigenza poiché non c’è nulla in ospedale che non sia organizzato o concordato con l’amministrazione che deve prenderlo in carico. Ma vogliamo dare all’Oglio Po la ciliegina, non la torta».
Sembra un modo elegante per dire che agli investimenti strutturali devono provvedere le istituzioni, voi potete aggiungere qual qualcosa in più secondo le esigenze.
«Intendo la ciliegina che può servire per avere qualcosa che sia qualitativamente alla pari con lo strumento che si acquista a Cremona o a Mantova, perché qui spesso o non arriva o arriva, diciamo così, un po’ vecchiotto».
Sul territorio siete da anni, diceva, e vi siete conquistati la fiducia di tutti.
«Un territorio che non abbraccia solo l’Oglio Po, se si pensa che tante donazioni le abbiamo ricevute anche dall’altra sponda del Po. Ci siamo da quando abbiamo acquistato per 500mila euro la risonanza, e sono passati tanti anni. Siamo attorno al milione di euro speso per l’ospedale Oglio Po con spese gestionali zero: il consiglio lo facciamo in pizzeria, e ognuno paga il suo».
Dietro il vostro successo vedo un rischio: non è che a Cremona danno per scontato che se serve qualcosa ci siate comunque voi? Anche l’associazione “Uniti per la Provincia di Cremona” che si propone di sostenere l’intero territorio provinciale ed ha raccolto quasi 4 milioni potrebbe considerare la vostra presenza al momento di suddividere gli interventi. O sono malizioso?
«A Cremona esiste una associazione gemella alla nostra che si occupa dell’ospedale del capoluogo, che è ben amministrata e ha idee sociali di alto livello, e come noi agisce in stretta collaborazione con la direzione sanitaria. Ma in genere ogni ospedale ha la sua associazione che lo sostiene. Nel caso di “Uniti per la Provincia di Cremona” sono stato sollecitato dopo l’acquisto di un’ambulanza destinata a Vescovato ma denominata Padana Soccorso (invece di Cremona Soccorso, ndr): dato che anche Padana Soccorso ne aveva bisogno ho fatto presente la necessità, e alla fine sono state acquistate altre tre ambulanze, di cui per Padana Soccorso, una a Cremona e una a Crema. In seguito sempre da “Uniti” mi è arrivata la richiesta di far presente eventuali altre necessità. I letti li avevamo appena acquistati grazie all’aiuto del Rotary Cvs e della ditta Invernizzi, quindi sono stati destinati tutti a Cremona. Di conseguenza ho avanzato la proposta di acquistare una Tac in urgenza (la nostra ha ormai 11 anni e si avvia verso l’obsolescenza), sentendo la direzione sanitaria. Abbiamo fatto affidamento anche su persone del Casalasco che ricoprono incarichi prestigiosi, che si sono sempre dimostrati sensibili (il riferimento è a Bozzini e Voltini, ndr), e lo sono stati anche stavolta. L’acquisto della Tac costa sui 400mila euro, e l’associazione “Uniti” si è detta disponibile a sopportare la spesa. Inoltre so che si stanno dando da fare per aiutare le rsa e i medici di base».
Si sa quando sarà acquistata la Tac?
«Le tre già disponibili sono state portate altrove, ma sono molto fiducioso che l’acquisto andrà in porto. Certo, finché non abbiamo l’ufficialità… Anche perché il tutto va concordato con la direzione».
Cosa vede nel futuro dell’associazione?
«C’è stata, c’è e ci sarà, e so che per alcuni anni il nostro territorio avrà problemi economici, quindi devo farmi bastare i fondi raccolti per essere presente nelle esigenze dei prossimi anni: le spese andranno fatte con calma, sapendo che possiamo realizzare qualcosa di importante. Con l’emergenza Covid nel giro di una notte l’ospedale Oglio Po è stato sovvertito nelle linee di pronto soccorso, nell’intensiva, nella post-intensiva e in altri ambiti, e ha dimostrato di essere elastico nell’azione anche perché si tratta di un ambiente abbastanza nuovo e ben strutturato con porte ignifughe e corridoi immensi. E i sanitari si sono saputi adattare alle nuove esigenze, nonostante i tanti medici e infermieri a casa perché contagiati. Insomma l’ospedale ha mostrato una buona flessibilità».
V.R.

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