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Motta Baluffi, riaperto il cimitero,
Oliver continua ad andare dai
morti (e a far sorridere i vivi)

Alcuni dicono che i cani sono solo cani, che probabilmente anche il comportamento di Desy aveva una sua spiegazione razionale. Ma a noi, che amiamo i cani e che razionali siamo poco, poco davvero importa

MOTTA BALUFFI – La sua storia ve l’avevamo narrata tre settimane fa (la troverete nel link sotto, ndr). Quella di Oliver, il piccolo meticcio che frequenta il cimitero del comune posato tra i campi, la golena ed il fiume. Il piccolo meticcio simpatico che non passa giorno senza recarsi sino alla tomba dove andava con mamma Desy, che era il compagno a quattro zampe di Daniele Gaspari, il meccanico di paese deceduto nel 2011.

Oliver ha ricominciato ad andare al cimitero. In verità non ha mai smesso, riuscendosi ad incuneare tra i ferri del cancello, anche quando il cimitero causa Covid era interdetto al pubblico. Lui non è il pubblico. Lui è Oliver. Il meticcio ha ricominciato a frequentare il cimitero aperto, a farsi vedere dalla gente che lì va a piangere i propri morti accendendo anche se per un solo istante, un piccolo sorriso.

Scientificamente quello del piccolo meticcio è un comportamento appreso. Appreso dalla mamma e dal figlio di Daniele Gaspari. E’ un posto che ‘sente’ suo, perché é tranquillo. perché per la mamma era un posto importante. Non abbiamo fatto in tempo a conoscerla Desy, spentasi per un arresto cardiaco a 16 anni qualche anno fa, anche se ci sarebbe piaciuto. Perché il comportamento ‘scientificamente’ meno spiegabile era il suo. Quella di un cane che era l’ombra del suo compagno a due zampe e che dopo la sua dipartita lo andava a trovare al cimitero. Lo ha fatto sino a che ne ha avuto le forze, lo ha fatto sino a che si è spenta.

Alcuni dicono che i cani sono solo cani, che probabilmente anche il comportamento di Desy aveva una sua spiegazione razionale. Ma a noi, che amiamo i cani e che razionali siamo poco, poco davvero importa. Desy andava alla tomba di famiglia di chi aveva amato e da chi l’aveva amata. Oliver va sulle tombe perché glielo ha insegnato la sua mamma. E chi lo vede, lungi dal lamentarsi, ne sorride e a volte riesce pure a fotografarlo. “Al par cal vaga a catà i mort”. Sembra che vada a trovare i morti poi dicono in dialetto. Dei morti in verità non sappiamo nulla. Ma dei vivi, di chi resta e guarda e di chi sa guardare al di là del mero pensiero razionale, sembra quasi di assistere alla rappresentazione di una piccola poesia di provincia.

Cancelli aperti o chiusi, Oliver continua ad andare a trovare i morti. E a far sorridere i vivi.

Nazzareno Condina

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