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Bandi per la ripartenza,
Confcommercio: 'Imprese
abbandonate a loro stesse'

Lo conferma anche l’ufficio Studi di Confcommercio come, in Italia, quasi 270mila imprese del commercio e dei servizi rischiano la chiusura definitiva se le condizioni economiche non dovessero migliorare rapidamente. “Sono mancati, fino ad ora, quei sostegni che sarebbero stati necessari”.

Confcommercio Cremona critica pesantemente i “bandi” per la ripartenza, che considera “l’ennesima testimonianza di quanta poca attenzione abbiano le imprese, anche in questa occasione abbandonate a loro stesse”. “E’ un’ulteriore conferma di una politica capace solo di grandi promesse, pur se consapevole ancor prima di pronunciarle di non poterle mantenere. – conferma Vittorio Principe, presidente di Confcommercio Cremona -. Anche gli impegni assunti sui contributi in tema di sicurezza sono gli ennesimi proclami vuoti con cui si cercano di tenere buone le partite iva. Lo stesso principio usato per la concessione di credito o per gli incentivi per chi era stato obbligato a chiudere”.

Per i vertici di Palazzo Vidoni quella delle risorse a fondo perduto sulla “ripartenza” è solo l’ultima iniziativa propagandistica piuttosto che una risposta seria ed efficace alle esigenze delle imprese e di chi vi lavora. “Un approccio – rilancia, senza fare sconti, il presidente Principe – che lega il Governo centrale a quello della Lombardia (così da coprire, a ruoli invertiti, tutto il sistema dei partiti). Forze di maggioranza e di minoranza che, in modo identico, hanno dimenticato che rimettere in moto le piccole e medie imprese è una priorità per tutto il Paese. Oggi le attività sono ripartite quasi tutte ma restano, comunque fragilissime, e rischiano di vedersi costrette ad arrendersi già nei prossimi mesi”. Lo conferma anche l’ufficio Studi di Confcommercio come, in Italia, quasi 270mila imprese del commercio e dei servizi rischiano la chiusura definitiva se le condizioni economiche non dovessero migliorare rapidamente. “Sono mancati, fino ad ora, quei sostegni che sarebbero stati necessari”, conferma il segretario generale di Confcommercio Cremona Paolo Regina che, poi, torna sul tema dei bandi per la sicurezza.

“Il Governo (attraverso Invitalia) ha assegnato 50 milioni. – continua il segretario generale – Ora la Regione ne ha promessi altri 19. I primi sono stati sufficienti, appena, a concorrere agli investimenti affrontati da poco più di tremila aziende in Italia. Una percentuale quasi nulla se si pensa che solo nella provincia di Cremona le realtà iscritte alla Camera di Commercio (e attive) superano abbondantemente le ventimila. Inoltre i contributi sono stati assegnati in una corsa al fotofinish che ha finito con il penalizzare, ancora una volta, le realtà più piccole. Per prenotare (ed esaurire) i fondi di Invitalia (promessi dal dpcm “Cura Italia” sono bastati meno di due secondi (poco più di un battito di ciglia). Una dimostrazione eloquente di come le risorse stanziate non fossero proporzionali alle effettive esigenze del tessuto economico”.

“Non troppo diversamente – testimonia Regina – è andata, qualche settimana fa, con il bando regionale sulla “smart working”. Nell’immediato la Regione si era impegnata a trovare nuove risorse e a riaprirlo ma ad oggi non se ne è più saputo nulla. E la prossima replica è attesa, tra qualche giorno, per il bando “safe” (promosso sempre dalla Giunta della Lombardia), che per la ripartenza ha stanziato 19 milioni. Se li contenderanno 450mila imprese. Per capire l’inadeguatezza del fondo basta pensare che, se fossero ripartite equamente, porterebbero ad un contributo individuale di circa 40 euro: la solita elemosina. Proprio il bando prevede, per la partecipazione, una spesa di duemila euro, soglia raggiunta da tutti o quasi”. “Si finisce, in questo modo, – conclude Vittorio Principe – con premiare solo pochi fortunati (o più semplicemente chi ha maggiori possibilità di investire ed appoggiarsi a strutture dedicate) ed escludere chi deve avere come priorità la conduzione della propria piccola imprese.

Questa sorta di lotteria denuncia la miopia burocratica di chi ci guida, incapace anche semplicemente di cogliere i reali bisogni”. Per palazzo Vidoni urgono correttivi urgenti “Come Confcommercio – confermano i dirigenti – chiediamo che ci si muova proprio in questa direzione, spacchettando i contributi per i diversi settori e per le diverse dimensioni d’impresa. Abbiamo avanzato questa richiesta anche al nostro regionale e al nazionale. Così come va ribadita con forza anche dal sistema Camerale (che peraltro ha un ruolo attivo anche nei bandi, almeno quelli regionali). Mai come ora è importante spingere su tutte le leve dello sviluppo. Abbiamo sempre detto che “nessuno deve restare indietro”. Sarebbe utile che questa consapevolezza fosse fatta propria anche da chi ci governa”.

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