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Guardie Ittiche e pescaturismo,
sul Po è un caso: i confini regionali
cadono per tutti ma non per loro

Per esempio, basta solcare il Po passando dalla parte lombarda a quella emiliana, sempre restando in acqua, per essere in multa. Qualcosa di simile a quanto accaduto ad alcuni surfisti sul Lago di Garda, partiti dalla sponda bresciana e multati perché ritrovati a surfare in acque trentine.

GUSSOLA/MOTTA BALUFFI – La cosiddetta caduta dei confini regionali a partire dal prossimo 3 giugno sarà salutata con favore da molti, ma in particolare da alcune categorie che hanno a che fare con il fiume Po. Quando si parla di confini, sul corso d’acqua più importante d’Italia è impossibile tracciare solchi visibili e dunque il rischio è di incrociare, nello spazio di pochi metri, competenze differenti ed enti “gestori” che cambiano di volta in volta.

E’ un problema annoso, va detto, che non a caso Vitaliano Daolio, pescatore professionista e gestore dell’Acquario del Po di Motta Baluffi, non si è stancato di evidenziare spesso. Per lui i mesi del lockdown – marzo, aprile e maggio – erano i più importanti dal punto di vista del pescaturismo: perché la bella stagione è tipica di questo periodo e perché non fa ancora troppo caldo per scendere sul Po. Ma fare pescaturismo anche dopo il 4 maggio, ossia dopo la chiusura del lockdown, significa esporsi a rischi molto seri. Per esempio, basta solcare il Po passando dalla parte lombarda a quella emiliana, sempre restando in acqua, per essere in multa. Qualcosa di simile a quanto accaduto ad alcuni surfisti sul Lago di Garda, partiti dalla sponda bresciana e multati perché ritrovati a surfare in acque trentine. La contravvenzione va fino a 4mila euro.

Va detto che con la caduta dei confini il problema delle competenze sul Po rimane: “E’ difficile spiegare magari a un turista russo che vuole pescare sul fiume e al quale io faccio da guida, che cento metri prima, in acque parmensi, si può adottare un particolare tipo di pesca e centro metri dopo, in territorio cremonese, non è più possibile. E’ un discorso di omogeneità delle regole, che però sul fiume chiediamo da tempo senza essere ascoltati” spiega Daolio. Il caso delle Guardie Ittiche Volontarie, ripreso anche dal Corriere della Sera, poi è un caso limite: in periodi normali (come sarà da dopo il 3 giugno) il loro problema più serio è l’impossibilità, ad esempio, se il corpo ha competenza in Lombardia, di fermare un bracconiere o un pescatore di frodo pizzicato in acque emiliane. E già qui vi sarebbe molto da ridire. Fino al 3 giugno, tuttavia, la situazione è ancora più grave: se infatti una Guardia Ittica Volontaria dovesse spingersi in acque “straniere”, ossia non lombarde, rischierebbe addirittura una multa a propria volta. Come a dire: oltre al danno la beffa.

Giovanni Gardani

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