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Claudia Balotta, Cavaliere con una
pensione misera. In programma
volontariato e ritorno a Cremona

L’importo della pensione sarebbe pari a quella “di un postino con 40 anni di anzianità grosso modo, del resto, quando non si superano duemila euro… dovrò lavorare un po’ per quanto sarà possibile”.

“Quando tutto questo finirà, e sottolineo quando perché ci vorrà tempo, il mio programma è di dedicarmi al volontariato, in particolare nei confronti degli extracomunitari. Ma sarà assolutamente necessario continuare a fare qualche lavoretto, perché se dovessi dire l’importo della mia pensione dopo 25 anni di insegnamento universitario qualcuno stramazzerebbe al suolo”. Sono queste le parole, raccolte dall’Adnkronos, dell’infettivologa Claudia Balotta, docente dell’università Statale di Milano ora in pensione, a capo del team che ha isolato il coronavirus Sars-Cov-2 e prima ancora quello della Sars. La scienziata è stata insignita con tutta la squadra dell’onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica, insieme ad altre due cremonesi, Annalisa Malara ed Elena Pagliarini. L’importo della pensione sarebbe pari a quella “di un postino con 40 anni di anzianità grosso modo, del resto, quando non si superano duemila euro… dovrò lavorare un po’ per quanto sarà possibile”.

Balotta, in ogni caso, ha le idee chiare per quando smetterà di lavorare: tornare a Cremona e dedicarsi al volontariato. “Nella mia città – racconta – c’è l’associazione ‘Articolo 32′, e il riferimento è proprio all’articolo della Costituzione che sancisce il diritto all’assistenza sanitaria per tutti coloro che sono presenti sul territorio italiano, anche se non hanno nazionalità italiana e carte in regola. E’ questa una mia decisione precedente all’emergenza Covid-19. Quando vivevo a Milano non potevo, ero troppo impegnata per fare altro. Mi sono ripromessa quindi che appena possibile mi sarei dedicata ad aiutare gli altri”.

Quella di Cavaliere al merito della Repubblica “è un’onorificenza inattesa, che mi rende felice e che deve andare tutta ai giovani precari” è la dedica di Balotta. Accendere i riflettori sugli scienziati precari “era nelle mie intenzioni fin dall’inizio. Queste ragazze hanno lavorato tanto e lo stanno ancora facendo. Per noi il lavoro è cominciato dopo e continua. Anzi, posso dire che ho lavorato di più in questi ultimi tre mesi – a marzo, aprile, maggio – che negli ultimi 3 anni. Stiamo portanto avanti una grande ricerca con un gruppo collaborativo per studiare il virus e i correlati clinici del virus. E’ un’attività molto impegnativa. Vuol dire tenere relazioni con i vari centri. Siamo una grande squadra. Ventidue centri italiani sono scesi in campo con noi. Sarà uno studio importante. E’ la cosa più bella la collaborazione fra scienziati”.

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