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"La lezione del Coronavirus
tra complottisti, negazionisti
e il giusto senso di prudenza"

Lettera scritta da Roberto Basché, San Martino dall'Argine

Caro direttore,
nelle ultime settimane, tra le migliaia di amici della mia pagina Facebook, ho notato stati d’animo contrapposti nell’approccio alla crisi del Coronavirus. Il senso d’impotenza per un fenomeno inspiegabile. Il credere a quei complotti che nei secoli hanno accompagnato tutte le pandemie. Durante la peste del 1630 c’erano malefici untori, che cospargevano gli stipiti delle porte con sostanze mortifere. Nella Sicilia del 1837 il colera veniva dai micidiali poteri segreti, attribuiti ai carbonari, volti a sterminare la popolazione.

Dal passato al presente, cambiano i tempi ma non le dinamiche. Ecco il Coronavirus, arma batteriologica sfuggita al controllo degli scienziati cinesi. Ecco Bill Gates, il ricco fondatore di Microsoft, che ha infestato il mondo al fine di vendere il vaccino a caro prezzo. Una signora del mio paese accusa le polveri infette calate nottetempo da un aereo. Non importa se mancano le prove del complotto, la spiegazione è solo quella. C’è chi non vuole sentire parlare di contagi per non sapere, sperando così di trovare un po’ di serenità. Il non sapere diventa quasi il ristoro dalle preoccupazioni quotidiane. Conoscere la realtà delle cose aiuta a riflettere e a costruire un approccio migliore con la malattia ai fini di poterci preservare sani, ma l’emotività non consente serenità. L’insopportabilità di tutti questi mesi trascorsi in casa spinge il sacrosanto bisogno di tornare alla socialità di prima, a respirare una boccata d’aria, a ritrovare gli amici di sempre, a godersi quattro risate al bar.

Una volta usciti si vorrebbe fosse di colpo tutto finito, senza l’ossessione di mascherine e distanziamenti. Qui si manifestano due situazioni opposte: c’è chi invita a mantenere le necessarie cautele perché il virus circola e non ci sono ancora vaccini atti a prevenirlo, e c’è chi, invocando una sorta di riconquistata libertà democratica, esorta ad abbandonare le cautele chiedendosi: come si fa a prendere un aperitivo con la mascherina in viso? Ma nessuno al mondo impone di sorseggiare un drink con la mascherina calata sulla bocca, però questa fake news diventa quasi un inno alla libertà. Una fake news mirata ad anteporre la libertà dell’individuo all’oppressione delle cautele, a infondere un’artificiosa serenità alternativa alle notizie vere, a cercare il macabro consenso sull’illusione di una pandemia ormai dissolta. Così si vuole cancellare il ricordo delle lugubri carovane di camion militari che da Bergamo andavano a disseminare bare in mezza Italia. Dimenticare il sacrificio di migliaia tra medici, infermieri e operatori della sanità, che si sono prodigati senza sosta, oltre i limiti delle loro forze, per salvare vite umane e perdere la propria. Se la prudenza scompare il virus potrebbe tornare a farci male ma, allora, si potrà sempre maledire il ritorno dei poteri malefici che odiano l’umanità.

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