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SpaventaCappella non teme il Coronavirus: e l'edizione "lockdown" offre spunti significativi

Chiudiamo con i due opposti: Franco Feroldi, rappresentante della vicina frazione di Camminata, ha abituato in questi anni a stupire con composizioni ricercate e complete. L’anno scorso celebrò il 50esimo dello sbarco sulla luna, stavolta invece ecco un rebus. Agli antipodi c’è il vecchio spaventapasseri, quello più classico. FOTOGALLERY E VIDEO

CAPPELLA (CASALMAGGIORE) – Non c’è bisogno di essere sconsolato come uno spaventapasseri, perché in fin dei conti il rinvio dello SpaventaCappella, nella sua settima edizione, non ha smorzato la fantasia dei residenti di questa frazione di Casalmaggiore. E così, anche senza il pranzo comunitario e il ritrovo nel campo sportivo dell’oratorio, la manifestazione ideata dall’Acli ha vissuto una sorta di edizione lockdown.

Spostata di tre settimane per dare modo a tutti i residenti di dare sfogo alla propria creatività, lo Spaventacappella ha mostrato lungo la strada i consueti spaventapasseri sin dall’ingresso del paese. Inevitabile l’ispirazione dettata dal Coronavirus, tema cardine dell’edizione 2020. Dal riferimento più classico del virus alle conseguenze che il Covid-19 ha portato nelle nostre comunità. Comprese le ferie: c’è chi può passarle in Lombardia presso la pensione “Marilena – Vacanze dopo la quarantena” e chi invece, come Donatella Versace, chiede un poco credibile obolo per potersi garantire qualche giorno di mare. Un riferimento storico e letterario è quello a Giovanni Boccaccio e al suo Decamerone: lui compose 100 novelle, noi in questo 2020 – scherza l’ideatore della composizione – abbiamo dovuto invece compilare 100 volte un’autocertificazione.

Non mancano riferimenti diversi: da Morgan che cerca Bugo ricordando San Remo (il festival arrivò prima dell’emergenza Covid, ma non è poi così lontano nel tempo anche se sembrano passati secoli), a spaventapasseri che spuntano dalle finestre magari in altalena, ai mattoncini colorati Lego più amati da bambini e anche da chi bambino non è più. A proposito di giovanissime leve alla scuola dell’Infanzia di Cappella, chiusa da tempo per l’emergenza sanitaria, spunta una filastrocca che accompagna lo spaventapasseri di rito e dà speranza.  C’è chi, al momento del passaggio, sta rifinendo la propria realizzazione, sperando – nella composizione multietnica e contro il razzismo – di garantire almeno ai pupazzi di paglia il giusto riparo dalla pioggia e chi, con previdenza, il riparo lo ha invece pensato direttamente nella struttura dello spaventapasseri, come l’indiano con annessa capanna.

Chiudiamo con i due opposti: Franco Feroldi, rappresentante della vicina frazione di Camminata, ha abituato in questi anni a stupire con composizioni ricercate e complete. L’anno scorso celebrò il 50esimo dello sbarco sulla luna, stavolta invece ecco un rebus. Fuori dal cancello chiuso della sua aia troviamo un orologio fermo sulle 8.20 (0 20.20, come l’anno 2020), uno spaventapasseri che indossa la maschera del medico della peste e la scritta “Tempus Fugit”: chiaro riferimento al Coronavirus, che però costringe a sforzarsi dietro una riflessione per provare a risolvere il puzzle. Agli antipodi c’è il vecchio spaventapasseri, quello più classico, a guardia delle sue balle di fieno, mentre il cielo non promette bene. Ma lo SpaventaCappella si è fatto ugualmente e a Cappella e Camminata, oggi, sono felici anche così.

Giovanni Gardani

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