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Azienda Sociale, sindaci centro
destra all'attacco: 'Si scelga un
presidente che metta d'accordo tutti'

Inoltre, “una gestione poco ortodossa dei Comitati, delle Assemblee, con verbalizzazioni che definire concise è un uso maggiorativo del termine, non ci consentono di definire questo presidente il garante dell’imparzialità della sua funzione”.

Continua la querelle sull’azienda sociale del Cremonese, dopo la fumata nera di venerdì scorso, quando non si è riusciti a votare il nuovo Cda in quanto il gruppo dei sindaci di centrodestra (20 sui 42 presenti all’assemblea per il rinnovo del Cda) uscendo dall’aula, ha fatto venire meno il numero di quote necessario per rendere valida la votazione. “La scelta di uscire e quindi di non partecipare alla votazione del Presidente del Cda, è un chiaro segnale di completo disaccordo nell’operato del presidente uscente e candidato unico proposto dai comuni di centrosinistra, in maggioranza nell’azienda sociale” sottolineano in una nota i primi cittadini di centrodestra. “Dispiace dover leggere che un comportamento più che lecito e sancito dallo statuto sia stato declinato dal presidente dell’Assemblea: “Giochetti veramente tristi”. Il diritto al non voto è sacrosanto e la mancanza del numero legale è stato un incidente di percorso della maggioranza che non si è preoccupata di avere il numero minimo di presenze: come dire il vaso è scivolato di mano e la colpa e i cocci rotti se li raccoglie chi l’ha fatto cadere”.

Poco elegante, secondo i sindaci, “è stato in seguito la ripicca di abbandonare l’aula da parte del csx e non votare l’unico punto importante e urgente per il territorio e cioè il riparto delle quote per i centri estivi” si legge ancora nella nota. “Le questioni politiche sono una cosa, quelle amministrative vanno portate avanti a prescindere, ancor che giuste e necessarie”. Ma perché questo “no” corale alla nomina di Tadioli? I sindaci dissidenti elencano quattro motivazioni. A partire da quella più giuridico-amministrativa: “Il presidente deve essere il garante della conformità dell’azione del Cda e dell’Azienda ai dettami dello statuto e invece per l’ennesima volta il presidente Tadioli ha disatteso tutto questo uscendo con un bando in contrasto con quanto sancito nell’ art. 18 comma 2 dello statuto”. Come se non bastasse, “si è deciso di creare il Comitato ristretto dei Sindaci composto da due referenti per ogni subambito. Le modalità di funzionamento di tale organo e di elezione dei rappresentanti sono state decise e non scritte al bisogno, cioè come dire prima giochiamo e poi il più forte detta le regole in itinere”. Inoltre, “una gestione poco ortodossa dei Comitati, delle Assemblee, con verbalizzazioni che definire concise è un uso maggiorativo del termine, non ci consentono di definire questo presidente il garante dell’imparzialità della sua funzione”.

Venendo alla questione più strettamente attuale, secondo i dissidenti c’è anche un problema di suddivisione delle competenze. “Lo scorso anno è stato proposto dal presidente Tadioli uno statuto peggiorativo rispetto all’attuale vigente, nel chiaro intento di aumentare i ruoli, anche manageriali, del presidente” si legge nella nota. “Questa deriva ci vede nettamente contrari. Siamo infatti dell’idea che la figura forte su cui investire, sia il direttore generale, un tecnico preparato e a tempo pieno, da ricercare mediante gara pubblica con la massima urgenza, che possa velocemente organizzare l’Azienda Sociale che ormai per numero di personale addetto, fatturato e importanza deve essere considerata un’azienda complessa. Il Presidente ha compiti importanti e sanciti dallo statuto e siamo convinti che debba attenersi e limitarsi a questi. Per questo auspichiamo una diversa proposta per la figura di presidente, che possa mettere d’accordo tutti e non solo la metà dei Sindaci del distretto e che sia d’auspicio ad un clima più sereno e costruttivo all’interno dell’ambito cremonese per affrontare al meglio le sfide future in ambito sociale”.

LA REPLICA DI ROBERTO MARIANI, PRESIDENTE ASSEMBLEA – “Ho definito l’atteggiamento dei sindaci di centrodestra ‘giochini tristi’, perché queste cose ricadono sulla pelle della gente, di persone in situazioni di bisogno, famiglie in difficoltà” afferma Roberto Mariani. “Credo che sul sociale si debba andare oltre ed evitare giochi politici che non hanno alcun senso. Se solo si pensa cosa ci ha insegnato l’emergenza Covid, si capisce che c’è bisogno di welfare vero, nuovo e che risponda ai bisogni dei cittadini. A questo dobbiamo risposte a prescindere del colore politico”.

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