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Giuseppe Staiano: "Mi davano
per spacciato, così sono tornato
alla vita dopo il Covid"

A salvare Giuseppe la tracheotomia d’urgenza, le tre settimane in Pneumologia e l’indispensabile riabilitazione al “Don Primo Mazzolari” di Bozzolo. Infine il ritorno a casa e la festa. GUARDA IL SERVIZIO TG DI CREMONA 1

BOZZOLO – La storia di Giuseppe Staiano è la storia di un guerriero, che Bozzolo ha accolto, con la moglie Piera, i figli Elisa e Mattia, il cognato Pasquale e la cognata Luisa, lunedì sera. Due volte intubato, a un passo dalla morte, ma capace di rialzarsi dal Covid. Tutto parte la mattina di Pasqua: si sente stanco, Giuseppe, che fa il cuoco al ristorante Croce d’Oro a Bozzolo, ha poche linee di febbre ma sente solo il sapore amaro in bocca. Qualcosa non va, un cuoco i sapori li sente e Giuseppe chiama la nipote, medico a Genova, che gli consiglia di controlla la saturazione. Questa scende a 92-93 giovedì e da lì parte il trasferimento all’ospedale Poma di Mantova. Due giorni sereni, con tre pasti al giorno, poi la notte tra sabato e domenica una caduta all’improvviso, dopo essersi alzato dal letto.

Il passaggio in pneumologia, il casco per ossigenare, i ricordi offuscati e l’inizio della cura al plasma del dottor De Donno. Due volte intubato, senza mai sentire i famigliari e una serie di infezioni, tutte potenzialmente legali. In totale dodici giorni in Terapia Intensiva (tre la prima volta e nove la seconda), con duplice arresto cardiaco, embolia polmonare e due infezioni, una delle quali pesantissima ai bronchi. A salvare Giuseppe la tracheotomia d’urgenza, le tre settimane in Pneumologia e l’indispensabile riabilitazione al “Don Primo Mazzolari” di Bozzolo. Infine il ritorno a casa e la festa, anche per la comunità, come spiega il sindaco Giuseppe Torchio.

G.G.

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