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Tre mesi di lockdown del
turismo sono costati 11 milioni
al cremonese, 18 al mantovano

Secondo il report, nel periodo primaverile (marzo-maggio 2020) sulla base dei dati relativi al 2019 sono mancate in Lombardia circa 10 milioni di presenze di turisti pari al 23,6% del totale annuo, di queste oltre 7milioni e 500mila negli alberghi (73,7%).

11 milioni di euro di ‘mancata spesa’ da parte dei turisti che sarebbero giunti a Cremona tra marzo e maggio, se non ci fosse stato il lockdown: è il calcolo fatto da Polis Lombardia, società di ricerca della Regione, che stima i mancati introiti di uno dei settori trainanti, ossia il turismo, a causa del Coronavirus. 11 milioni che sono tanti, ma al tempo stesso poca cosa rispetto al totale lombardo, stimato in 1 miliardo e 200 milioni, così ripartito: circa 514 milioni a Milano, 240 milioni a Brescia, circa 100 milioni a Sondrio e Como, 66 milioni a Varese, 60 milioni a Bergamo, 30 milioni a Monza e Brianza, 18 milioni a Mantova e Lecco, 13 milioni a Pavia, 11 milioni appunto a Cremona e 6 milioni a Lodi. Secondo il report, nel periodo primaverile (marzo-maggio 2020) sulla base dei dati relativi al 2019 sono mancate in Lombardia circa 10 milioni di presenze di turisti pari al 23,6% del totale annuo, di queste oltre 7milioni e 500mila negli alberghi (73,7%).

“In Lombardia – si legge nel report – il turismo ha goduto di buona salute fino ai primi mesi del 2020 quando si è manifestata in tutta la gravità la pandemia da COVID. La domanda turistica in Lombardia nel periodo 2013-2019 presenta una dinamica espansiva ad eccezione dell’anno immediatamente successivo ad Expo in cui si è registrata un’attesa flessione, di entità comunque contenuta. Arrivi e presenze continuano a crescere a ritmi sostenuti, spesso oltre la media nazionale ed anche i dati relativi al 2019 confermano questa tendenza: gli arrivi aumentano del 5,9% mentre per le presenze l’aumento è pure maggiore e pari al 6,0% (+1,2 in media in Italia).

“Il dato medio regionale è la sintesi di dinamiche molto diverse che si rilevano nei diversi territori. In particolare le province che hanno registrato le migliori performance in termini di variazioni percentuali rispetto all’anno precedente sono: per gli arrivi Lecco (20,1%), Monza e Brianza (15,9%), Sondrio (10,7%), Como (9,5%) e Varese (8,4%) e Mantova (7,9%) mentre per le presenze di nuovo Lecco (20,9%), Sondrio (+13,5%), Monza e Brianza (13,2%), Como (9,6%), Mantova (7,6%), Varese (6,8%) e Milano (6,1%)”.
Le restanti province (quindi Cremona inclusa) “fanno registrare variazioni degli arrivi e delle presenze inferiori al valore medio regionale ma comunque sempre positive. Uniche due eccezioni sono la provincia di Pavia in cui si rileva una flessione dello 0,5% degli arrivi e la provincia di Lodi in cui la contrazione delle presenze si attesta al 2,3%”.

Come mostrano i grafici, per la provincia di Cremona l’incremento tra 2018 e 2019 è stato, sia per arrivi che per presenze, pari al 3%. A livello regionale Cremona è però tra i fanalini di coda in quanto a consistenza dei flussi turistici: questi rappresentano l’1,3% degli arrivi e lo 0,9% delle presenze di tutta la Lombardia, dietro di noi solo la provincia di Lodi con lo 0,8% degli arrivi e lo 0,5% delle presenze. Per contro, a rappresentare il grosso dell’attrattiva turistica sono l’area metropolitana milanese, con il 45% degli arrivi, quella di Brescia con il 15,8% e a seguire, Como, Varese, Bergamo, Sondrio.

g.biagi

redazione@oglioponews.it

 

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