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Piadena Drizzona, concorso di
bellezza (e di discordia). Minoranza:
"Caduta di stile e sperpero soldi pubblici"

"Ogni volta che una persona, o la minoranza consiliare qualunque essa sia, dissente da un’iniziativa dell’Amministrazione Comunale, viene sommersa di critiche (anche pesanti), specie sui social. Bene, a questi democratici difensori del pensiero omologato ricordiamo che la libertà di parola è un bene di cui ancora possiamo godere".

PIADENA DRIZZONA – L’Amministrazione Comunale ha deliberato, in Giunta, di spendere 8.000,00€ (“spesa presunta” potrebbero essere di più) per l’organizzazione di un concorso di bellezza. A criticare la decisione è la minoranza di Piadena Drizzona. “Noi pensiamo sia una decisione molto discutibile (e il dibattito sorto in paese ne è la prova) – spiegano i consiglieri di minoranza Ivana Cavazzini, Nicola Ricci, Andrea Cantoni e Andrea Volpi – e sbagliata per diverse ragioni:

economica: 8.000,00€ di soldi pubblici e dunque delle nostre tasse per un concorso di bellezza, dopo che si sono appena spesi altri 5.754,00€ per un concerto (di cui 2.440,00€ solo per le riprese video) ci sembrano francamente troppi, fossero anche arrivati da sponsor; ma ci chiediamo: non si poteva spendere meno e abbattere le tariffe ai commercianti come abbiamo chiesto (e come non è stato fatto)?

sicurezza e prevenzione Covid-19: la serata creerà assembramenti; il 5 settembre è vicino, le norme di sicurezza anticovid e il distanziamento sociale saranno ancora vigenti. Voglia di leggerezza sì ma in sicurezza (come giustamente richiesta dal Sindaco in questi mesi) e ci pare che un tale spettacolo, che richiamerà come auspicato dal Sindaco tanti giovani, non la possa garantire.

politica: questi soldi vengono spesi in un momento economicamente fragile, dove i nostri commercianti, i lavoratori e le famiglie devono affrontare gravi difficoltà per la chiusura di attività, fabbriche, scuole. Il Comune incassa dalle tariffe scuolabus 12.000,00 € l’anno: perchè non usare questi 8.000,00€ per coprire (eccezionalmente solo per questo anno disgraziato) le spese del pulmino alle famiglie?

di stile: è vero che i concorsi di bellezza si fanno da più di 80 anni e possono essere più che dignitosi anche per le ragazze e ragazzi che vi concorrono; ma il Comune non è un’agenzia di moda o spettacolo; deve stimolare la realtà produttiva e culturale locale promuovendo iniziative che le facciano crescere. Questa ci pare che non raggiunga tale scopo; men che meno promuove il territorio e le tradizioni locali. Perchè invece non si è pensato di fare una sfilata in paese coinvolgendo ragazze e ragazzi della nostra Comunità? Le attività locali avrebbero potuto contriubuire e aprire le loro vetrine per gli abiti, i nostri parrucchieri, estetisti ecc… esibire le proprie abilità; poi all’interno del nostro Comune ci sono anche molte ragazze e ragazzi che fanno buona musica”.

“Questo per dire che certo si deve ripartire e fare qualcosa per i giovani – spiegano i consiglieri – ma non significa che tutto vale; a Piadena Drizzona le risorse non mancano per spettacoli ed eventi di qualità senza pagare 8.000,00€ di soldi pubblici che peraltro andranno ad una società esterna. Quanto alle considerazioni fatte dalle “femministe”: condividiamo in pieno il loro pensiero, anche se crediamo che lo sguardo necessariamente ampio di un’Amministrazione Comunale debba anche dare spazio, nei limiti della decenza e della sobrietà imposti ad una istituzione come un Comune che utilizza i soldi pubblici, anche a iniziative “non canoniche”. Che non vengano però fatte passare per Cultura e pagate con i soldi destinati alla Cultura, come in questo caso. Questo no. Infine la libertà di parola: lo ripetiamo, ogni volta che una persona, o la minoranza consiliare qualunque essa sia, dissente da un’iniziativa dell’Amministrazione Comunale, viene sommersa di critiche (anche pesanti), specie sui social. Bene, a questi democratici difensori del pensiero omologato ricordiamo che la libertà di parola è un bene di cui ancora possiamo godere, e che per le minoranze esprimere il proprio pensiero e dissenso non è solo un diritto, è un dovere”.

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