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Raddoppio ferroviario anche senza autostrada:
tra Mantova e Piadena porterà 2 ponti
in più e 21 passaggi a livello in meno

Sono previsti un sottopasso ciclopedonale a Mantova e uno a Piadena Drizzona, ma non a Bozzolo, mentre verranno riqualificate le stazioni di Piadena Drizzona, Bozzolo e Castellucchio. Sarà costruiti due ponti completamente nuovi: uno più piccolo tra Piadena Drizzona e Tornata sopra il Delmona Tagliata e uno da 60 metri per ciascuna delle quattro campate tra Bozzolo e Marcaria.
Nella foto Torchio, Patelli e Penci in videoconferenza da Bozzolo

MILANO – Tre buone notizie, per cominciare, con la certezza che siamo ancora alla fase delle parole, dunque non ancora ai fatti, ma se non altro sono rassicurazioni di peso. L’incontro in teleconferenza, che ha unito Milano, con la sede di RFI, e i sindaci dei comuni del tratto Bozzolo-Mantova interessati dal raddoppio ferroviario, ha rimarcato tre aspetti: l’unione di intenti dei comuni; la strategicità anche per RFI dell’opera; la promessa di un incontro “di persona” sempre nella sede di RFI per discutere di quelle opere accessorie che i paesi e le cittadine coinvolte dal raddoppio ferroviario non possono più rimandare.

A tirare le fila del discorso è stata Rosa Pannetta, referente di progetto per RFI, accompagna dall’ingegner Stefano Macheda e dalla dottoressa Rosa Frignola, sempre per RFI, mentre per ItalFerr, braccio operativo di RFI, erano collegati il capo progettazione Monica Bellingeri con Andrea Perego, Ivan Negramanti e Gloria Adamelli. Non mancava Regione Lombardia con il settore infrastrutture rappresentato da Valeria Ghinaglia e dall’ingegner Carmine D’Angelo, oltre ad Alessandro Caloisi per le partecipate e al capo progettazione per la Provincia di Mantova Antonio Covino.

Dapprima sono stati rimarcati i dettagli tecnici dell’opera: 85 km da Mantova a Codogno, tratto interessato dal raddoppio, con 66 passaggi a livello che saranno soppressi. Da Mantova a Piadena, tratto che interessa i sindaci o amministratori presenti in videoconferenza, si parla invece di 35 km con 21 passaggi a livello e 11 opere sostitutive che dovranno essere coniugate ai progetti sul territorio. A fine giugno è iniziato l’iter al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, puntando a chiudere a breve la fase delle osservazioni. A marzo 2021 finirà l’iter autorizzativo e si darà il via alla gara, a stretto giro di posta, dato che i 321 milioni di euro necessari già ci sono.

Tra Piadena Drizzona e Bozzolo la nuova costruzione sarà distante 24 metri dall’attuale sedime, in parallelo, per non bloccare la circolazione dei treni sulla “vecchia” linea. Sono previsti un sottopasso ciclopedonale a Mantova e uno a Piadena Drizzona, ma non a Bozzolo, mentre verranno riqualificate le stazioni di Piadena Drizzona, Bozzolo e Castellucchio. Sarà costruiti due ponti completamente nuovi: uno più piccolo tra Piadena Drizzona e Tornata sopra il Delmona Tagliata e uno da 60 metri per ciascuna delle quattro campate, in struttura metallica e calcestruzzo, tra Bozzolo e Marcaria. I sovrappassi invece, costruiti in vari punti strategici, saranno a tre campate di 3.5 metri per ciascuna delle due corsie di marcia più banchina laterale di un metro e marciapiede di 1.5 metri.

“E’ importante il fatto che Regione Lombardia abbia rimarcato come il raddoppio sia un progetto strategico che prescinde dall’autostrada, dunque verrà fatto anche senza la Cremona-Mantova – ha sottolineato il sindaco di Bozzolo Giuseppe Torchio, collegato dal suo ufficio assieme a Valeria Patelli, sindaco di Calvatone, e Mario Penci, sindaco di Tornata -. Tuttavia è fondamentale che le progettazioni di ferrovia e autostrada non siano sconnesse tra loro. Non avrebbe senso avere due sovrappassi, uno per la ferrovia e uno per l’autostrada, ad esempio, in un territorio piccolo come Tornata. Vanno concertate soluzioni comuni, senza dimenticare le progettazioni che ogni singola amministrazione deve portare avanti, perché inserite da anni nei piani regolatori generali e che naturalmente noi sindaci non possiamo ignorare, facendo finta che non esistono. I territori le reclamano”.

Giovanni Gardani

 

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