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Trasporto scolastico, soluzione
ancora lontana: ipotesi doppie
corse, ma costi improponibili

L’altra soluzione è quella economicamente più sostenibile: tenere valida l’attuale disposizione della Regione Lombardia (e di altre Regioni) che prevede di poter occupare il 100% dei posti seduti e il 25% di quelli in piedi (per gli extraurbani)

Riunione tumultuosa quella di ieri tra sindaci della provincia, i presidi delle scuole e chi gestisce il trasporto scolastico, tra cui l’Agenzia di Bacino Cremona – Mantova, il soggetto pubblico che affida il servizio tramite gara. Sul tavolo, il tema di come organizzare il trasporto studenti con le limitazioni di Covid, soprattutto per i ragazzi delle scuole superiori, anche se qualche Comune si affida al trasporto pubblico locale anche per il trasporto dei ragazzi delle medie (per le elementari ci sono gli scuolabus gestiti a livello comunale, anche qui con problematiche di distanziamento).

“E’ comprensibile la frustrazione dei presidi”, afferma Claudio Cerioli, direttore dell’Agenzia di bacino. “E’ tutta estate che lavorano per far tornare a scuola il 100% degli studenti prevedendo spazi più ampi nelle classi, abbattendo muri, cercando tavoli monoposto. Ora si trovano davanti al problema dei trasporti, ma sinceramente anche noi abbiamo avuto le mani legate, non c’è al momento una disposizione univoca che ci dica quanta gente sia possibile far salire a bordo. Abbiamo comunque proposto due alternative”. Una è quella del raddoppio delle corse, ossia dimezzamento degli studenti a bordo nella prima corsa mattutina, ritorno del mezzo alla stazione di partenza e nuova corsa: facendo l’esempio del tragitto Casalmaggiore – Cremona, la seconda tranche di studenti potrebbe arrivare in classe due ore dopo la prima. C’è però da tenere presente anche il problema del ritorno, anche qui le corse andrebbero raddoppiate. In questo modo si sarebbe ligi a quanto prevedono le disposizioni del governo (emesse nei vari decreti estivi), che impongono il distanziamento di un metro tra una persona e l’altra, con un massimo di riempimento del 60% dei posti complessivi. Ipotesi a cui si oppongono i presidenti delle Regioni.

In questo caso andrebbe stravolto lo svolgimento delle lezioni: come extrema ratio si potrebbero smistare le classi creando gruppi omogenei di studenti a seconda delle provenienze: ma sia dal punto vista didattico che operativo ci sono ostacoli difficili da superare. Senza contare che raddoppiare le corse comporterebbe uno sforzo economico per l’Agenzia al momento inattuabile.

L’altra soluzione è quella economicamente più sostenibile: tenere valida l’attuale disposizione della Regione Lombardia (e di altre Regioni) che prevede di poter occupare il 100% dei posti seduti e il 25% di quelli in piedi (per gli extraurbani).

Uno scenario complicato, con due normative al momento contrastanti, regionale e statale. L’ipotesi più plausibile è che si opti per la metà studenti in classe e metà a casa in didattica a distanza. Venerdì il Comitato tecnico – scientifico dovrebbe dare una risposta alla proposta delle Regioni che è quella di consentire la piena occupazione degli autobus. Il punto è stato fatto ieri dal presidente dell’Emilia Romagna Bonaccini: “Il Governo si è preso qualche altro giorno, perché noi abbiamo descritto oggi, come Regioni, tutti insieme, che con le misure attuali proposte si farebbe molta fatica, anzi, sarebbe impossibile garantire il trasporto per tutti quelli che lo chiedono. E’ stata su questo secondo punto una riunione interlocutoria, ma è evidente che nel giro di pochi giorni arriveremo ad una decisione definitiva, anche perché tra 18 giorni inizia la scuola nella gran parte delle regioni italiane”.

Giuliana Biagi

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