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Quella nicchia che "fondò"
una chiesa dentro l'ambiente militare:
la storia del gruppo Casarsa '77

“Va detto - sorride Paolo Zani - che in quella caserma c’erano 3-4mila ragazzi che facevano il militare e il gruppo della messa, che è lo stesso che oggi si ritrova, era composto soltanto da venti unità. Non eravamo proprio ben visti, qualcuno ci considerava sovversivi. In realtà volevamo soltanto professare la nostra fede in libertà". GUARDA IL SERVIZIO TG DI CREMONA 1

CASALMAGGIORE – Un raduno come tanti, tra ex compagni di leva militare? No, un raduno diverso da tutti gli altri. Perché alla base vi è una storia che – col perno a Casarsa della Delizia, provincia di Pordenone, in Friuli, dove è sepolto peraltro Pier Paolo Pasolini – tocca tutta Italia: da Roma a Schio ad Assisi a San Pellegrino Terme a Ponte Taro, in provincia di Parma, e appunto anche a Casalmaggiore. Gli ex commilitoni, che si sono conosciuti nella grande caserma friulana nell’annata 1977-1978, da un po’ di tempo organizzano rimpatriate in giro per l’Italia, ospitate e organizzate ogni volta da uno dei partecipanti. E quest’anno tocca a Parma. Così Paolo Zani, che fa parte di quel gruppo, ha pensato di “catturare” i compagni di leva per una deviazione a Casalmaggiore, mostrando loro le bellezze locali (Santuario della Fontana, Duomo, Finestra sul Po in zona lido) e in particolare il Museo del Bijou, del quale Zani è oggi presidente.

Ma la storia nella storia è un’altra: perché dentro quel gruppo c’è anche un sacerdote, il parroco di Ponte Taro per la precisione, ossia don Luca Bigarelli. E non è un caso, probabilmente, che don Luca si sia formato proprio all’interno del gruppo, una cerchia ristretta di commilitoni che, giungendo da percorsi di fede differenti, a Casarsa avevano ricreato una loro “chiesa”, frequentando la messa e dando spazio anche alla fede all’interno di una vita, quella militare, che spesso viene considerata – forse anche erroneamente – agli antipodi. “Va detto – sorride Paolo Zani – che in quella caserma c’erano 3-4mila ragazzi che facevano il militare e il gruppo della messa, che è lo stesso che oggi si ritrova, era composto soltanto da venti unità. Non eravamo proprio ben visti, qualcuno ci considerava sovversivi. In realtà volevamo soltanto professare la nostra fede in libertà, senza per questo chiedere sconti su quanto previsto dall’addestramento e dalla vita militare”. Un percorso che a distanza di 43 anni si è rinsaldato nell’amicizia: con un parroco in più e la stessa unione d’intenti di allora.

G.G.

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