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La riapertura delle scuole
una cavalcata ansiogena
e un'odissea per i sindaci

Incertezza, disorganizzazione, incognita, tre parole per sintetizzare l’imminente ripresa della scuola. C’è confusione sotto il sole, ma con buona pace di Mao Tse Tung, la situazione non è eccellente.  Mascherine, trasporti, distanziamento, mensa, prolungamento d’orario, accesso alle aule, turni, banchi, sanificazione sono alcune questioni chiuse, chiuse con riserva, parzialmente chiuse, non chiuse affatto.

Dato atto che il covid-19 è arrivato senza preavviso e che il mondo intero era impreparato ad affrontarlo. Dato atto che il bastardo è peggiore di qualsiasi virus cinematografico dove lo scienziato e la scienziata bravi, belli, intelligenti e simpatici, quasi sempre sottovalutati dalle istituzioni, lo eliminano in un’ora mezza.

Dato atto che la realtà non è un film e che abbonda di infettivologi, virologi esperti tout court, spesso antipatici, venerati dalle istituzioni. Dato atto che costoro  concordano tra di loro come le canne d’organo e che un giorno sono sul pero e uno sul melo. Dato atto che, sic stantibus rebus, i cittadini sono frastornati, non capiscono una cippa e non sanno su quale albero salire. Dato atto che non s’intravede la fine del tunnel e se si scorge è sfocata.

Dato atto che l’emergenza riserva sempre situazioni imprevedibili e assai critiche da affrontare, altrimenti non sarebbe tale.  Dato atto di tutto questo, non si può evitare di scrivere che la programmazione per la ripresa scolastica si poteva e si doveva gestire in maniera meno confusa e raffazzonata. Invece di ispirarsi alla mosca cieca, sarebbe stato preferibile guardare al risiko o agli scacchi. Analizzare, valutare, muovere.

La riapertura della scuola nasce da una cavalcata delle walkirie di disposizioni, ripensamenti, incertezze e qualche contraddizione. Non è tranquillizzante. E’ ansiogena. E’ un ossimoro, un’improvvisazione pianificata. E’ una toppa sui gomiti della giacca. Sono sensazioni personali, senza pretesa di verità, ma spesso le percezioni sono più vicine al reale della rassicurazione o della spiegazione di un ministro o di uno studioso.

Sarebbe interessante chiedere un parere in proposito ai sindaci e ai dirigenti scolastici delegati, di fatto, a organizzare la ripartenza. Ma anche i sindacati, che rappresentano una componente decisiva in questo riassetto. Altrettanto utile sarebbe ascoltare gli insegnanti che insieme agli studenti saranno i protagonisti della riforma.  Da non dimenticare il personale tecnico amministrativo, Ata per chi è avvezzo alle sigle. Infine, ma non ultimi, sarebbe illuminante parlare con i genitori degli studenti.

Con la nave salpata in ritardo, per i sindaci l’adeguamento di scuole materne, elementari e medie secondo i dettami calati da Roma è stato, e lo è tuttora, un’odissea. Un esercizio di alta ingegneria tra la necessità di terminare i lavori nei tempi previsti per l’apertura delle scuole, la preoccupazione di non sforare nel bilancio comunale, l’esigenza di rispondere positivamente alle sollecitazioni del dirigente scolastico e infine, ma non ultima, la necessità di non incidere sulle famiglie per le spese scolastiche. Una quadratura del cerchio, un brivido, un equilibrio tra il possibile e l’impossibile e vengono in mente Sally e Vasco Rossi.

Sindaci tuttofare, soprattutto quelli dei piccoli comuni. Sindaci geometri per misurare la superficie delle aule, calcolare gli spazi per alunno e, se necessario, ordinare ai muratori di abbattere muri per allargarle. Sindaci cani da tartufo per cercare la stanza per isolare il tapino con la febbre. Sindaci cronometristi per calcolare i tempi di percorrenza dello scuolabus, un pensiero alla Madonna di Caravaggio e la speranza che rientrino nei 15 minuti ed evitare il viaggio aggiuntivo, la lievitazione di costi e il corollario che ne consegue.

Sindaci idraulici per reperire operai che mettano i ‘pedali’ ai lavandini dei bagni. Sindaci creativi per inventarsi spazi per l’intervallo, supporti per separare gli ingressi e segnare percorsi obbligati. Sindaci ragionieri per decidere sul modo migliore di servire i pasti in mensa e contenere i prezzi.  Sindaci ballerini, di qua e di là, di su e di giù, un giro di valzer e un passo di milonga. E vai con il liscio. Ma a  suonare non è l’orchestra Casadei, ma sono le direttive ministeriali e regionali.

Sindaci preoccupati per il futuro. Per i giovani costretti ad una socializzazione anonima. Sindaci sempre in piedi. Come Ercolino, famoso gadget anni ‘60 della Galbani.  Non cadeva mai. Purtroppo i sindaci qualche volta cadono. Nove quelli abbattuti dal Covid. Pochi lo ricordano. Riposino in pace.   E pazienza se l’annotazione non è attinente con la ripartenza della scuola.

Antonio Grassi

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