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ARCES, amarezza e orgoglio. A
volte uno strappo alle regole
può essere un atto di giustizia

In fondo un premio è solo un premio. Viene e poi passa. Ma le opere di bene restano. E nessun regolamento, nessuna premio non dato, nessuna segnalazione mancata può cancellarle

VIADANA – Resta l’amarezza. Ma pure l’orgoglio. Perché i premi passano, soprattutto quando come in questo caso lasciano fuori qualcuno, ma il lavoro resta. E quello di ARCES resta un lavoro importante. Al pari di quello delle associazioni premiate.

L’onorificenza civica ‘Viadanese dell’anno 2020’ andrà a tre realtà meritorie che si sono guadagnate sul campo la nota di merito nel periodo di lockdown. Croce Verde Zona Oglio-Po, Protezione Civile Oglio-Po e Croce Rossa Viadana. Le tre realtà associative si sono messe a disposizione della cittadinanza in vari modi: trasporti sanitari e di altro tipo, consegna di derrate alimentari alle famiglie in isolamento o in difficoltà economica, distribuzione porta a porta di mascherine.

La stessa identica opera ha svolto, sin dai primi giorni di chiusura ARCES coi suoi volontari ed il presidente Antonio Guarino. Stesso impegno, stessa disponibilità, stessa costanza. ARCES si è spesa oltre che con la popolazione, anche a supporto degli operatori sanitari e delle forze dell’ordine impegnate nell’emergenza. Nessuno però l’ha candidata ed è stata la spiegazione data dal sindaco facente funzione Alessandro Cavallari. Per cui è rimasta fuori.

Una questione di forma insomma, che lascia fuori un gruppo di volontari ed un presidente sempre a disposizione, e sempre pronto alle chiamate. Si sarebbe potuto soprassedere (le regole qualche volta e in casi come questo a maggior ragione sono fatte per essere superate) e nessuno ne avrebbe fatto una polemica. Nessuno sarebbe sobbalzato sulla sedia. O forse qualcuno sì.

“Non era per me – ha spiegato il presidente Guarino – ma per i miei volontari e per le loro famiglie che mettendo a rischio la propria salute si sono adoperate in questo difficile periodo”. Sarebbe stato un gesto gentile, e un giusto riconoscimento che, senza nulla togliere al giusto merito di chi quel premio lo ha guadagnato sul campo, avrebbe aggiunto una nota di equità prendendo in considerazione un’altra delle realtà coinvolte nell’emergenza.

Resta l’amarezza, una sorta di ferita, ma pure l’orgoglio. Ed ARCES continuerà il proprio cammino e la propria strada aiutando chi ne avrà bisogno con la stessa forza. In fondo un premio è solo un premio. Viene e poi passa. Ma le opere di bene restano. E nessun regolamento, nessuna premio non dato, nessuna segnalazione mancata può cancellarle.

N.C.

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