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Torrazzo Commessaggio:
Ripartono le attività culturali
patrocinate dall'amministrazione

"ripartono le attività culturali nel Torrazzo gonzaghesco di Commessaggio, a cura della Associazione culturale IL TORRAZZO-APS e con il patropcinio della Amministrazione Comunale.

COMMESSAGGIO – Tra i luoghi più suggestivi del distretto dell’Oglio Po dove respirare attività a sfondo culturalale ed artistico, vi è certamente il locale Torrazzo gonzaghesco.

L’Associazione che prende il nome dalla storica struttura propone un ventaglio di iniziative come la seguente: “ripartono le attività culturali nel Torrazzo gonzaghesco di Commessaggio, a cura della Associazione culturale IL TORRAZZO-APS e con il patrocinio della Amministrazione Comunale.

Si riprende il 5 settembre con la collaborazione del Liceo artistico G.Romano di Mn, nell’ambito della rassegna artistico-culturale “Arte in torre”2020,nelle vestigia dello splendido torrazzo di Commessaggio,con la mostra dedicata all’artista Mario Dall’acqua dal titolo “Paesaggi e personaggi”. Diplomatosi all’Accademia di belle arti di Brera negli anni ’50,Dall’acqua è da considerarsi a pieno titolo, uno fra i maggiori acquerellisti della colta tradizione artistico-culturale mantovana che annota fra i capostipiti Minuti,Falzoni,Ferrarini,Cristanini ecc. In quelle “gocce d’arte” che si stemperano sulla carta,l’artista descrive in modo preciso ed enfatico paesaggi,nature morte,figure che si animano di un vissuto percepito con rara precisione”.
Per una più completa immersione tra i colori ed i profumi dell’iniziativa, l’associazione ha corredro il comunicato stampa di un testo critico firmato da Marcella luzzara, che riproponiamo nella sua interezza:

Mario dall’Acqua (1931 – 2017)

“Ond’io canti dolcezza ed amore,

e il cardo fiorito;

e te rincorra, nuvola vaghissima del cielo margherita,

anche per me nel campo ara

il vecchio padre.

O tu,

nuvola del cielo bianchissimo fiore,

deponi un seme del buono della vita

in quel suo occhio bruciato dal sudore.”

(Umberto Bellintani, Forse un viso tra mille, 1955)

 

Ho trovato in questo componimento di Umberto Bellintani, poeta mantovano, nato nel 1914 a Gorgo di S. Benedetto Po, con una formazione artistica (fu allievo di Marino Marini per le Arti plastiche e decorative all’Istituto d’Arte di Monza), un’assonanza con la produzione artistica di Mario dall’Acqua, nato invece a Villa Cappella nel 1931, morto a Ceresara nel 2017. Entrambi legati alla propria terra, entrambi riservati e schivi, entrambi dediti all’insegnamento. Uniti da una consonanza tra vita e arte, in nome del lirismo di pittura e poesia. La pennellata liquida di Dall’Acqua, unita a tratti decisi che danno plasticità, dona potenza evocativa alle sue figure maschili e femminili, che appaiono grevi e leggere insieme, oberate dalla fatica eppure piene di dignità. Creature nate dalla terra e destinate a farne parte, protagoniste di un passato agricolo e paesano che Dall’Acqua sa sublimare con colori chiari e armoniosi, capaci di esprimere quella dolcezza e quell’amore di cui parla Bellintani. Perché se la fatica delle nostre genti del passato è stata tanta, nel contempo è stata ripagata dalla comunione con la natura, coi suoi ritmi, odori, sapori, colori. Dall’Acqua rilegge quel mondo bucolico in una chiave sognante, pacata, in cui i fossi, gli alberi, i cespugli, i villaggi stessi diventano viola ed arancioni, quasi da gustare. Mossi dal vento, come se una forza interna ne definisse le larghe pennellate, gli accostamenti tonali, i tocchi delicati. Un mondo incantevole che è anche quello della Mantova di una volta, con le sue scene di mercato e i suoi scorci imprescindibili, un mondo di intimità domestica, di festosa luce meridiana, che avvolge e definisce le belle nature morte. Una quotidianità giocosa o dolente o intrisa di sacralità, che si ritrova anche nelle figure plasmate con l’argilla, dai colori naturali o rifinite a smalto, a rappresentare l’umanità in tutte le sue accezioni, dal diseredato al contadino all’uomo di fede, a Cristo stesso. La sua ricerca di essenzialità, formale e stilistica, lo ha portato negli anni a esplorare non solo differenti tecniche (acquerello, olio, terracotta e altro), ma a inseguire una leggerezza e un dinamismo che si fanno pura linea plastica pur nella reminiscenza della figurazione, dialogo fra pieno e vuoto. Partendo dal mondo della sua infanzia, della sua radice familiare, col desiderio di preservarlo e testimoniarlo quasi in accezione politica (il mondo dei suoi contadini non può non far pensare a Guttuso), sembra poi aver trovato pace nella contemplazione della natura, padana e lacustre, descritta con un cromatismo duttile e sensibile dagli esiti espressionisti, per approdare a un misticismo che è testimonianza di fede ma anche tormento interiore per le sorti dell’umanità. Un percorso ricco e profondo, il percorso esistenziale e conoscitivo che Mario Dall’Acqua ha compiuto facendo arte. Con talento ed energia, gioia e sincerità”.

redazione@oglioponews.it

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