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Canottaggio, 20 anni
fa a Sydney l'oro olimpico
di Simone Raineri

“Un po’ come in tutti gli sport in questi 20 anni sono cambiati i materiali. Inoltre è differente anche il tipo di preparazione: oggi si pone più attenzione sull’aspetto fisiologico che su quello tecnico"

CASALMAGGIORE – Era il 24 settembre di 20 anni fa quando Simone Raineri ha potuto coronare il suo sogno olimpico. “Sembra ieri”, come dice lo stesso Raineri che nelle acque australiane durante le Olimpiadi di Sydney ha conquistato il suo Oro olimpico nel quattro di coppia. In barca con il casalasco, capovoga dell’imbarcazione a soli 23 anni, Alessio Sartori, Rossano Galtarossa e Agostino Abbagnale. “A ripensare a quello che abbiamo fatto e a rivedere il video della gara si prova una grandissima emozione: ho sempre avuto questo sogno, ho avuto la fortuna di riuscire a realizzarlo”, dice ancora Raineri, che otto anni dopo, a Pechino, sarà d’Argento.

Una gara in crescendo, quella degli azzurri, accompagnati in una storica telecronaca da Giampiero Galeazzi fino al primo posto. Una barca azzurra “bella, bellissima” condotta dai “quattro cavalieri delle acque”: “uno spettacolo”. Un successo netto quello australiano, ma non certo semplice, come ricorda l’olimpionico: “Inutile nasconderci: in quel momento eravamo i favoriti per quella gara, avevamo vinto già la Coppa del mondo un mese prima. Sapevamo delle nostre potenzialità e che c’era la forte possibilità di vincere, ma finché non tagli il traguardo non conta nulla. Anche perché, pur essendo consapevoli di quel che potevamo fare, ma se da un lato il fatto di essere favoriti ti dice che hai buone chance, dall’altro hai un carico di responsabilità e di pressione non indifferente, specialmente per me che ero il più giovane: se poi effettivamente arrivi primo hai fatto il tuo, altrimenti diventa un fallimento anche un ottimo piazzamento come il secondo o terzo gradino del podio”. “Diciamo – aggiunge Raineri – che eravamo consapevoli di cosa potevamo fare e direi che negli ultimi 250 metri ci siamo resi conto che avremmo coronato il nostro sogno, anche se tutto può succedere. Però abbiamo impostato e gestito la gara come avevamo pianificato ed è andato tutto come speravamo”.

Rispetto a 20 anni fa, il casalasco, che ha smesso da circa tre anni e mezzo, spiega come si è evoluto il canottaggio: “Un po’ come in tutti gli sport in questi 20 anni sono cambiati i materiali. Inoltre è differente anche il tipo di preparazione: oggi si pone più attenzione sull’aspetto fisiologico che su quello tecnico. Prima c’era un mix di tecnica, potenza e preparazione atletica, mentre oggi la preparazione fisica può compensare maggiormente la mancanza di tecnica”.

Mauro Taino

 

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