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Lettera del provveditore
Fabio Molinari agli studenti:
"Non sottovalutate il Covid"

Vi invito caldamente a non sottovalutare una situazione pandemica che è tutt’altro che conclusa, e ancora una volta a non sottovalutare i problemi che potrebbero verificarsi in caso di superficialità

di Fabio Molinari – Dirigente Ufficio scolastico provinciale Cremona

Carissimi ragazzi,

nelle due settimane appena trascorse dall’inizio dell’anno scolastico, stiamo continuando il lavoro svolto durante l’estate cercando di dare il meglio affinché la sicurezza venga rispettata e lo svolgimento delle lezioni proceda nel migliore dei modi. La continuità didattica rimane la nostra priorità, ma per fare in modo che gli sforzi sin qui fatti non siano vani mi sento in dovere di porvi alcune questioni che ritengo di fondamentale importanza.

Dalla ripresa delle attività scolastiche mi è capitato di vedere molti di voi in condizioni di assoluta mancanza di sicurezza; gli assembramenti in generale, e la mancata applicazione delle regole di distanziamento in particolare, mettono a rischio la vostra salute, quella dei vostri compagni e quella dei vostri familiari. Essere responsabili, rispettare le norme e fare il possibile per aiutare le agenzie del territorio che cercano di garantire la vostra sicurezza non è una scelta, ma un dovere verso la comunità in cui vivete. Gli elementi, tra cui la scuola, che insieme ai cittadini cooperano al fine di garantire la sicurezza pubblica, non possono raggiungere alcun risultato se voi non collaborate a preservare in prima istanza voi stessi e chi vi circonda.

Vi invito caldamente a non sottovalutare una situazione pandemica che è tutt’altro che conclusa, e ancora una volta a non sottovalutare i problemi che potrebbero verificarsi in caso di superficialità. Tutti noi dobbiamo sentirci chiamati a collaborare al perseguimento del bene comune senza percepire i vincoli come un peso, ma ripensandoli come strumenti che ci consentono di preservare intatta la nostra libertà. La mia speranza è che questa lettera non venga da voi percepita come il noioso ammonimento di un supervisore, ma come l’unico strumento che ho per dirvi di avere cura di voi stessi, perché soltanto da questo si dimostra l’umanità e il valore che date anche alla salute e al benessere degli altri.

Confidando nella vostra collaborazione e chiedendovi tutta la pazienza e la comprensione necessaria verso il lavoro che quotidianamente cerchiamo di svolgere al meglio, vi lascio con una piccola citazione da un libro che credo possa essere di riferimento per renderci più consapevoli di quanto il nostro ruolo nella realtà non sia mai insignificante. Di quanto, anche se spesso senza saperlo, ogni nostro gesto sia compreso nella vita degli altri e il decidere se questo sia un contributo negativo o positivo spetti in buona parte anche a noi.

“Perché siamo diventati ciechi, Non lo so, forse un giorno si arriverà a conoscerne la ragione, Vuoi che ti dica cosa penso, Parla, Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono. La moglie del medico si alzò e andò alla finestra. Guardò giù, guardò la strada coperta di spazzatura, guardò le persone che gridavano e cantavano. Poi alzò il capo verso il cielo e vide tutto bianco, è arrivato il mio turno, pensò. La paura le fece abbassare immediatamente gli occhi. La città era ancora lì.” (Josè Saramago, Cecità).

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