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Piadena Drizzona, Molinari
con il Rotary: "Quarantene
forse, ma mai più lockdown"

«La scuola - ha iniziato Molinari - se non è viva non esiste: farla a distanza durante il lockdown era obbligato ma non può essere la soluzione, anche se non sono certo contrario a priori alla didattica a distanza. Con le videolezioni sono stati trascurati soprattutto gli studenti più fragili, e per tanti genitori è stata dura gestire a casa sempre i figli, soprattutto se piccoli».

PIADENA DRIZZONA – I contagi aumentano e non sono pochi coloro che spiegano in parte la seconda ondata con la riapertura delle scuole. Certo all’istruzione non si può rinunciare. Il momento è delicato, e il Provveditore Fabio Molinari si è reso disponibile ad accogliere l’invito del Rotary Club Piadena Oglio Chiese di tenere un incontro pubblico presso l’Istituto Comprensivo Gian Maria Sacchi di Piadena. All’incontro di mercoledì una rappresentanza di insegnanti e genitori e alcuni sindaci: il padrone di casa Matteo Priori, Mario Bazzani (Torre de’ Picenardi), Valeria Patelli (Calvatone) e Mario Penci (Tornata).

Molinari, affiancato dal dirigente dell’Istituto Sacchi Umberto Parolini, è stato presentato dal presidente del Rotary Club Gianfranco Tripodi, che ha ricordato la lettera “in tono paterno” rivolta agli alunni dal Provveditore per stimolarli ad una condotta responsabile a scuola e fuori. «La scuola – ha iniziato Molinari – se non è viva non esiste: farla a distanza durante il lockdown era obbligato ma non può essere la soluzione, anche se non sono certo contrario a priori alla didattica a distanza. Con le videolezioni sono stati trascurati soprattutto gli studenti più fragili, e per tanti genitori è stata dura gestire a casa sempre i figli, soprattutto se piccoli».

Solo con le domande si è entrati in pieno tema Covid. Dato atto a Molinari dell’attenzione “a far uscire la scuola nella società”, gli è stato chiesto che senso abbia fare grandi polveroni mediatici sui banchi, sulla misurazione della febbre, sull’igienizzazione a scuola, quando il vero pericolo è il comportamento all’esterno dei ragazzi. «Sulla premessa, io concepisco il mio ufficio non come luogo isolato ma mi ritengo parte di una comunità, e la comunicazione è fondamentale anche per la scuola, tanto che appena arrivato a Cremona ho voluto un responsabile della comunicazione. E’ vero, le scuole si sono attrezzate bene tanto che sembrano succursali di ospedali per il livello di sicurezza che offrono. Sono il “prima” e il “dopo” a costituire un grosso problema. Credo che non tutti i genitori misurino la febbre prima della scuola, e se gli alunni della primaria dopo la scuola vanno a casa, i più grandi vanno al bar, dove viene meno la coscienza di evitare certi comportamenti. Che strumenti ho io per intervenire? Nessuno. Perché i figli comprendano il messaggio devo parlare coi genitori, poi mi affido al loro senso di responsabilità, ma sappiamo come si comportano: chi segue le regole nel gruppo spesso viene bullizzato».

Sulla decisione del Prefetto di Cremona di controllare il rispetto delle norme anti-Covid all’esterno della scuola attraverso le forze dell’ordine: «E’ vero che il pericolo non si esaurisce all’uscita della scuola, ma credo che la loro presenza visiva mostri che la situazione è seria, e questa è già una comunicazione efficace, non per creare tensioni ma per far comprendere che il pericolo è presente. Certo anche i gestori dei locali devono prestare attenzione». Sulla carenza degli insegnanti di sostegno: «E’ una questione vecchia, gli specializzati sono pochissimi. Ci sono vari gradi di chiamata e una burocrazia che comporta tempi lunghi, e pur di assicurare il diritto allo studio di tutti spesso si è costretti a scegliere persone non sempre adatte».

Il Provveditore ha quindi spiegato che la rotazione degli studenti (con una parte che a turno rimane a casa) è finalizzata a non sovraccaricare il sistema dei trasporti. Dal canto suo Parolini, che ha affermato come sinora a Piadena i tamponi siano risultati tutti negativi («Ma prima o poi mi aspetto casi anche qui»), si è poi chiesto se la presa di coscienza di quanto sia complesso il sistema scuola dovuta all’emergenza si trasformerà in una nuova consapevolezza, raccogliendo risposte sconfortate. «Parecchi hanno la memoria corta – ha detto Molinari – come è dimostrato dal comportamento di tanti italiani quest’anno in vacanza».

Chiusura sulle frequenti critiche al ministro Azzolina: «E’ duro il compito del ministro dell’Istruzione oggi: io non accetterei di farlo. Lei si è impegnata il più possibile per quanto poteva. I banchi monoposto sono molto utili, sono stati dati più docenti sull’organico, e più personale Ata. Non so sinceramente cosa avrei potuto fare di meglio. Ho anche apprezzato l’onestà di Conte che ha assunto la responsabilità dei decreti. Sono certo che chiunque avrebbe trovato una situazione difficile da gestire». Uno spiraglio di luce prima del congedo: «Potremmo avere in futuro altre quarantene, ma non credo ci saranno più chiusure totali».

V.R.

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