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Voltido e la Grande
Guerra in un libro: Borghetti
e i 17 caduti dimenticati

Nella ricerca - oltre a parlare del Parco della Rimembranza, che a Voltido si è perso negli anni ’30 poco tempo dopo la sua edificazione - è stato scovato anche il nome di un prigioniero di guerra ungherese che morì a Voltido

VOLTIDO – Una nuova fatica per il sindaco Giorgio Borghetti: una nuova pagina di storia per il piccolo paese di Voltido. Un volume da 400 pagine che dovrebbe essere presentato attorno alla fine del mese di ottobre, dopo le ultime correzioni. Una ricerca imponente, passata dagli archivi comunali, dall’archivio di Stato a Cremona e pure dai contatti col Ministero della Difesa. E una scoperta importante, che rende merito ai Caduti “dimenticati” della Prima Guerra Mondiale.

Voltido ha due monumenti dedicati al ricordo di chi ha perso la vita in guerra: il più importante si trova davanti al municipio, realizzato da Aldo Balestreri che ne scolpì una quindicina in tutto il Casalasco, e reca i nomi di 47 Caduti della Prima Guerra Mondiale; l’altro si trova al cimitero comunale e sono presenti 30 nomi di Caduti. “In realtà – spiega Borghetti – i 17 nomi in più indicati nel monumento vicino al municipio sono Caduti nati in altri comuni ma probabilmente residenti a Voltido nell’anno dell’edificazione del monumento. Del resto quel monumento risale al 1921 e soltanto nel 1925 vennero dettate regole chiare e codificate, da Benito Mussolini, per inserire i nominativi dei Caduti nell’Albo d’oro. Di fatto, dal 1925 in avanti, ogni Caduto andava assegnato al comune nel quale era nato”.

Proprio per questo motivo l’elenco di Voltido deve allungarsi con altri 17 Caduti, inseriti nel’Albo d’oro, perché nati effettivamente nel comune casalasco, ma non presenti in nessuno dei due monumenti. Il totale dei Caduti è di 65, decisamente parecchi per un comune che negli anni della Grande Guerra aveva 1.200 residenti, con 150 giovani uomini partiti per il fronte. “Ma il volume non è soltanto un elenco di nomi e biografie, pur importanti per restituire verità e completezza storica – ha detto Borghetti -. Si cerca infatti di ricostruire come sia stata vissuta la guerra e quali siano state le conseguenze: così si pensa al problema degli orfani di guerra o alla necessità di ciascun comune, mediante l’ausilio della Croce Rossa, di portare il pane per i cittadini prigionieri nei campi di concentramento, che nel 1915-1918 erano meno organici di quelli del nazifascismo, facilitando in tal senso l’aumento del numero di dispersi”.

Nella ricerca – oltre a parlare del Parco della Rimembranza, che a Voltido si è perso negli anni ’30 poco tempo dopo la sua edificazione – è stato scovato anche il nome di un prigioniero di guerra ungherese che morì a Voltido: lo stesso sarà ricordato quando, nei mesi a venire, saranno ristrutturati i due monumenti ai Caduti per volere proprio dell’amministrazione. Chiudendo così il cerchio e dando alla ricerca un senso anche nel presente.

Giovanni Gardani

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