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La Cascina Pontirolo diventa
una mostra per ricordare
la cultura contadina di un tempo

Il filare di gelsi secolari, uno dei quali ha circonferenza superiore ai 3.5 metri, ci accompagna all’uscita, non prima di avere svelato l’ultima chicca: una botte in cemento, come spesso si usava un tempo rivestendola di vetroresina, con due frasi dipinte ai lati, rimandando alla saggezza di Plinio Il Vecchio e di Apuleio. GUARDA IL SERVIZIO TG DI CREMONA 1

PONTIROLO (PIADENA DRIZZONA) – E’ intitolato a Francesco Griffini, il bisnonno dal quale tutto è partito: il murales di Michela Vicini, uno dei tanti che adornano gli spazi della Cascina Pontirolo, è il punto d’inizio di un viaggio nel passato, nei nostri campi, nella cultura contadina di un tempo. La signora Luana, coniugata Griffini, ha pensato di recuperare l’enorme patrimonio di attrezzi e strumenti agricoli e da allevamento: laddove non potevano più essere utili, perché nel mentre la tecnologia evolve anche nei campi e nelle stalle, ecco che avrebbero comunque potuto recitare il proprio ruolo di testimoni. A proposito di passato, c’è pure un calendario sullo stile medievale, con i mesi scanditi dai lavori agresti che caratterizzano ciascun periodo dell’anno. Perché nel settore primario c’è sempre qualcosa da fare.

L’uva è stata disegnata vicino a dove un tempo sorgeva il vigneto e non a caso lì si trova la vasca per la pigiatura, mentre nella ristrutturazione dei singoli attrezzi si è badato a mettere in risalto alcune parti significative: come la targa originale del carro agricolo appartenuto appunto a Francesco Griffini da Drizzona, perché Pontirolo dè Capredoni è una frazione di questo comune oggi fuso con Piadena. A tal proposito la famiglia Griffini ha pure ricostruito la mappa catastale del paese, risalendo a documenti del 1723, Catasto Teresiano. E non manca il contenitore del latte con il codice stalla 143, dato che fino al 1985 le mucche di questa cascina hanno contribuito alla raccolta per le cooperative.

Dietro gli spazi della mostra c’è pure un giardino botanico: 80 specie diverse di piante ornamentali, in uno spazio tendenzialmente ristretto, con alcune chicche: l’Abrotanum Cola, che profuma di Coca Cola, la Nicotiana Rustica, la Citronella e ancora il Linum Usitatissimum, lo stesso usato per il tessile. Non manca lo spazio per le erbacee che attirano insetti impollinatori, fondamentali per l’ecosistema, mentre è stato realizzato un Hortus Conclusus, quello che coltivavano un tempo i monaci Benedettini, con erbe officinali e fiori, spesso da mettere in chiesa, rispondendo ad ogni esigenza. Il filare di gelsi secolari, uno dei quali ha circonferenza superiore ai 3.5 metri, ci accompagna all’uscita, non prima di avere svelato l’ultima chicca: una botte in cemento, come spesso si usava un tempo rivestendola di vetroresina, con due frasi dipinte ai lati, rimandando alla saggezza di Plinio Il Vecchio e di Apuleio.

G.G.

 

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