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Rebecca Bianchi e la 'sua'
Africa: l'étoile in Kenya ad aiutare
il papà medico Gian Pietro

Un modo per utilizzare al meglio, e girare in positivo, un momento difficile per il mondo dell’arte e della danza, tornando alle origini e ricordando quei viaggi da bambina e da adolescente, che l’hanno rapita regalandole emozioni e ricordi che Rebecca voleva rinvigorire. GUARDA IL SERVIZIO TG DI CREMONA 1

CASALMAGGIORE – Stella, anche, di solidarietà: Rebecca Bianchi, dal 2017 étoile dell’Opera di Roma, ha sempre avuto l’animo sensibile che spesso accompagna i grandi del teatro, della danza, dello spettacolo, della cultura. E così, costretta a non potersi più alzare sulle punte per qualche tempo a causa del lockdown imposto al mondo dell’arte, Rebecca ha pensato di tornare nel suo luogo del cuore, a Tabaka, sulle rive del Lago Vittoria, in Kenya. Lì Rebecca, classe 1990, era stata nel 1994 e nel 2002, accompagnando il papà Gian Pietro Bianchi, chirurgo oggi in pensione che dopo avere lavorato per anni all’ospedale Oglio Po, ha deciso di proseguire la sua carriera da medico missionario, che già aveva iniziato – durante i periodi lontani da Casalmaggiore – a partire dagli anni ’90. Zaire, Somalia, Sierra Leone, Kenya, appunto, dove oggi Gian Pietro lavora, presso l’ospedale fondato nel villaggio di Tabaka 44 anni fa dai Padri Camilliani.

Rebecca lo ha raggiunto con un carico di valigie, assieme al figlio di 7 anni Emanuele, per insegnare anche a lui il valore della solidarietà e dei sorrisi nella povertà. A salutare Rebecca ed Emanuele, su Facebook, Alessandro Rende, marito dell’étoile dell’Opera di Roma e papà del bambino, che ha lodato il grande cuore di entrambi e pure il coraggio, perché di questi tempi intraprendere un viaggio del genere è indubbiamente anche rischioso. Arrivata venerdì a Tabaka, Rebecca resterà una decina di giorni: nelle valigie un carico di vestiti, giocattoli, occhiali, doni per i bambini di questo villaggio. “Il vero eroe – racconta – è mio padre, che mette a disposizione la sua professionalità e le sue conoscenze mediche in un luogo in cui di professionisti c’è tanto bisogno. Io avevo voglia di venirlo a trovare e ne ho approfittato per portare con me qualcosa che regalasse un sorriso a questa gente”.

Un modo per utilizzare al meglio, e “girare” in positivo, un momento difficile per il mondo dell’arte e della danza, tornando alle origini e ricordando quei viaggi da bambina e da adolescente, che l’hanno rapita regalandole emozioni e ricordi che Rebecca voleva rinvigorire. “Qui il Coronavirus non ha colpito duro e speriamo non lo faccia mai – spiega l’étoile -. Qualche caso si registra nelle grandi città come Nairobi o Mombasa, i villaggi sono più isolati e forse per questo sono al sicuro”. Un modo per trasmettere un messaggio, una buona notizia, anche in tempi cupi, anche senza ballare sulle punte. Andando oltre la propria professione ma rimanendo un punto di riferimento.

G.G.

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