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Covid e zona rossa, Paolo
Bocchi: "Ci sono i presupposti
per la disobbedienza civile"

Non si capisce quindi il motivo per cui dovremmo sottostare a delle rigide regole da zona rossa vista la nostra situazione, chiudere di nuovo bottega ora dopo aver subito pesanti perdite in primavera, decreterà la fine di molte attività

CASALMAGGIORE – Il clima è pesante. Ancor di più delle nuvole ferme, del cielo plumbeo è la consapevolezza d’un incertezza profonda a preoccupare. E la diffusa sensazione che, se nel primo lockdown ci sia stata una ragionevolezza ed un criterio, in questo secondo non ci sia. Cresce e serpeggia l’indignazione e la voglia di opporsi, di dire no. A farsi portavoce di un proprio stato d’animo (comune a tanti commercianti che da domani dovranno probabilmente abbassare le saracinesche), Paolo Bocchi, titolare dell’abbigliamento Guareschi in piazza Garibaldi a Casalmaggiore. Il suo – da uomo di pace quale è sempre stato – è un invito alla disobbedienza civile alla Henry Thoreau.

Non ha alcun senso chiudere in zona rossa il Cremonese. Non ci sono i numeri per il massimo dell’emergenza in provincia.

“Certo – scrive Bocchi – non ci voleva un genio per capire che essendo Milano l’epicentro dei contagi era molto probabile che tutta la Lombardia potesse essere classificata in fascia rossa senza però tener conto che alcune provincie come quella di Cremona dovevano tranquillamente stare non in fascia arancione, a medio rischio ma certamente in fascia gialla cioè a basso rischio, come è stata classificata la vicina Emilia Romagna.

Per quel che si sa all’ospedale Oglio Po la maggior parte dei ricoverati per Covid sono di Milano, la situazione nel nostro nosocomio rispetto all’aprile scorso è totalmente diversa quando moltissimi concittadini lottavano fra la vita e la morte nell’emergenza più totale.

Come commerciante ho tenuto duro durante il lockdown, il mio negozio al pari di tanti altri ha subito gravi danni ma capivo che il mio sacrificio era giusto in quella situazione drammatica per cercare di contenere il contagio.

Oggi la situazione è totalmente diversa, abbiamo imparato le regole, siamo più attrezzati, i clienti sono collaborativi, in sostanza si lavora, almeno nel mio negozio in totale sicurezza e poi diciamola giusta i casi di contagio a Casalmaggiore sono attualmente per quello che se ne sa quasi nulli.

Non si capisce quindi il motivo per cui dovremmo sottostare a delle rigide regole da zona rossa vista la nostra situazione, chiudere di nuovo bottega ora dopo aver subito pesanti perdite in primavera, decreterà la fine di molte attività che già si sono indebitate una volta ma non lo potranno fare ancora.

Non sappiamo quando finirà l’incubo covid, nessuno lo sa con certezza, non possiamo quindi permetterci ogni tanto un lockdown, la nostra economia già malmessa da tempo non può reggere di questo passo, sarebbe molto più saggio convivere prudentemente con l’epidemia senza tutti questi stop.

Credo che dichiarare dei lockdown continui equivalga a dire abbiamo fallito, non sappiamo più che fare.

I governi mondiali nel tentativo di risolvere questa pandemia stanno adottando misure che non tengono conto di tanti altri problemi che anzi si acuiscono a causa di questo agire monotematico.

A mio avviso ci sono tutti i presupposti per una disobbedienza civile, infatti dati alla mano il Casalasco come molte altre zone classificate in fascia rossa non sono assolutamente in questo momento a rischio elevato.

Come cittadino italiano mi sono sempre comportato cercando di seguire le regole ma credo che attualmente il nostro governo ed anche le nostre regioni siano nella confusione più totale, lo hanno recentemente dimostrato in diverse occasioni, quindi penso sia arrivata l’ora di svegliarci e di smetterla di seguire le loro approssimative ed irresponsabili decisioni”.

Nazzareno Condina

 

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