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Don Claudio e l'omelia
post attentati: "Europa ha
perso le radici cristiane"

"Penso ad esempio a Charlie Hebdo, il giornale satirico che rappresenta la Madonna come una prostituta e la Trinità come tre persone che, per dirlo non volgarmente, si inchiappettano. Tuttavia noi accettiamo questa satira: lo stesso Macron ha difeso Charlie Hebdo, anziché condannare, parlando di libertà, che però finisce laddove tu offendi la mia cultura".

CASALMAGGIORE – Due intense omelie da parte di don Claudio Rubagotti, abate parroco di Casalmaggiore, hanno scandito i giorni di Santi e dei Morti a inizio novembre. Con riferimenti anche all’attualità. Uno di questi, molto forte e destinato senza dubbio a essere ripreso dall’opinione pubblica, è stato agli attentati terroristici di matrice islamica a Nizza, in Francia.

Quando don Claudio ha pronunciato la sua omelia, nella messa del 1° novembre a San Leonardo, l’attacco a Vienna non si era ancora manifestato. “Quando pensiamo a questi attacchi – ha detto don Claudio – dobbiamo individuare due colpevoli: da un lato senza dubbio il fanatismo islamico; dall’altro però dobbiamo puntare il dito anche contro un’Europa che non sa difendere il Cristianesimo, a partire dalla propria cultura e dalle proprie radici. Penso ad esempio a “Charlie Hebdo”, il giornale satirico che rappresenta la Madonna come una prostituta e la Trinità come tre persone che, per dirlo non volgarmente, si inchiappettano. Tuttavia noi accettiamo questa satira: lo stesso Macron ha difeso Charlie Hebdo, anziché condannare, parlando di libertà, che però finisce laddove tu offendi la mia cultura. E questa è un’offesa al Cristianesimo e, di rimando, anche all’Europa stessa. Non dimentichiamo che il Vecchio Continente, per dirla con Papa Paolo VI, è stato fondato sul libro, sull’aratro, ma anche sulla croce”.

Durante la messa al cimitero del 2 novembre, celebrata alle ore 15, don Claudio ha invece fatto un excursus storico, ricordando come, nei 2000 anni di storia del Cristianesimo, i cimiteri esistano da un tempo relativamente breve, 250 anni, da quando Maria Teresa d’Austria e Napoleone li hanno istituti. “Ma prima i funerali si celebravano fuori dalle chiese e dunque il Cristiano ha sempre imparato non a privatizzare la morte ma a ricordarla e celebrarla pubblicamente – ha detto don Claudio -. Dal punto di vista scientifico la morte non è banale, perché noi salutiamo resti umani che contengono il Dna dal quale noi stessi parenti proveniamo. A distinguerci dagli animali è proprio questa capacità di dare sepoltura alle spoglie mortali. Se diamo per scontato questo, mettiamo in discussione migliaia di anni di civiltà umana e la stessa umanità”. Un passaggio, quest’ultimo, che è parso riferito alle disposizioni Covid che, in particolare in primavera, non hanno consentito di celebrare molte esequie. “Abbiamo bisogno di ritrovare quel desiderio di eternità che è dentro di noi, ricordando i tanti morti di Covid e non solo, ma volgendo sempre lo sguardo alla resurrezione. Abbiamo bisogno di osare – ha chiosato don Claudio – pensando alla vita e alla sua pienezza, altrimenti non siamo più uomini né tanto meno cristiani”.

G.G.

 

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