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Pasquale De Luca: "CPS, un bene che se ne parli. Non si può pensare alla chiusura"

"O l’assistenza è attiva sul territorio o, se non è attiva, agli utenti potrà essere offerto solo “altro”. E questo “altro” è sicuramente di qualità clinico-terapeutica inferiore"

VIADANA – CPS Viadana a rischio chiusura o trasformazione in un servizio diverso? Non deve succedere. E’ un servizio territoriale fondamentale che non può essere surrogato da altri servizi sul territorio o da altri centri in comuni diversi. Registriamo e riportiamo volentieri il parere del dottor Pasquale de Luca, Psichiatra e Psicoterapeuta. E’ lui stesso a fare una disamina della paradossale situazione in cui viene a trovarsi Viadana che rischia di perdere un servizio che non può permettersi di perdere. “O l’assistenza è attiva sul territorio o, se non è attiva, agli utenti potrà essere offerto solo ‘altro’. E questo ‘altro’ è sicuramente di qualità clinico-terapeutica inferiore” scrive in un passaggio del suo intervento.

“E’ molto importante – scrive De Luca – che si parli della situazione del CPS (Centro Psico Sociale) di Viadana. Per diverse ragioni. Sul disagio psichico gravano molti pregiudizi che portano (sia le persone ammalate che i loro familiari) a vivere l’esperienza della malattia in disparte, spesso nell’ombra. Sicuramente fuori dalla partecipazione presente in altri aspetti dell’assistenza sanitaria. Basti solo pensare al riflesso mediatico che ha comportato la chiusura del punto-nascita dell’Ospedale Oglio-Po.

Ma se una condizione viene vissuta nell’ombra, rischiano di finire nell’ombra (oltre agli utenti) anche i servizi, gli operatori e le strutture che di questa condizione si occupano. E qui conviene puntualizzare un altro aspetto. Chiudere, spostare, ridimensionare un CPS con un’utenza di circa 50.000 abitanti, non vuol dire che ciò che si poteva fare in quel CPS  si può andare a fare da un’altra parte.

Non è come chiudere un sevizio di gastro-enterologia. La stessa gastroscopia vado a farla a 40 km da casa. Ci sono il disagio dello spostamento, i costi del viaggio in termini di tempo e denaro, ma la prestazione è la stessa. Non c’è nessun abbassamento della qualità sanitaria della prestazione.

Non è così per l’assistenza psichiatrica territoriale. In questo caso o l’assistenza è attiva sul territorio o, se non è attiva, agli utenti potrà essere offerto solo “altro”. E questo “altro” è sicuramente di qualità clinico-terapeutica inferiore. Specie per i disturbi psichiatrici gravi e multiproblematici (psicosi, disturbi di personalità, disturbi psichici associati ad abuso di sostanza) un trattamento adeguato vede la presenza di più figure professionali coordinata da un Piano Terapeutico Individuale.

Approccio multi-disciplinare, presenza sul territorio, sostegno alle famiglie, progetti riabilitativi integrati. Tutte cose che si possono trovare solo in una Psichiatria di Comunità basata sull’assistenza territoriale. Se questa non c’è, appunto, c’è altro: si rincorre l’emergenza, i pazienti hanno prestazioni di bassa qualità, gli operatori sono stanchi, frustrati e stufi di “svuotare il mare col cucchiaino”.

Mai come in questo periodo dobbiamo essere consapevoli delle carenze sanitarie e di come pesano sulla Salute intesa come bene comune. Dappertutto mancano medici, infermieri ed altro personale. E siamo in Pandemia. Ma la Psichiatria è una disciplina particolarmente vulnerabile: non è un generatore di ricavi, è una specialità scarsamente tecno-mediabile e ha bisogno di persone per funzionare. Le sue “attrezzature” sono gli operatori.

E’ certo che dopo la Pandemia virale e quella economica dovremo fare i conti con le conseguenze psicologiche del Covid19:  la Pandemia psichica. C’è bisogno dell’attenzione di tutti (Operatori, Utenti, Familiari, Autorità Sanitarie, Autorità Amministrative, Volontariato e semplici Cittadini). C’è bisogno di non restare noi tutti a mani vuote”.

N.C.

PASQUALE DE LUCALaureato in Medicina (1980) e Specializzato in Psichiatria (1984) presso l’Università di Bologna. Iscritto all’Albo degli Psicoterapeuti presso l’Ordine dei Medici di Mantova. Inizia l’attività professionale nel 1981 presso il Servizio Psichiatrico di Parma. Prosegue nel 1988 presso la USSL 50-52 di Viadana (Mn) come Responsabile del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura prima all’Ospedale di Bozzolo e poi all’ Ospedale Oglio-Po di Casalmaggiore. Infine è nominato Direttore dell’ Unità Operativa di Psichiatria di Cremona, attività che termina nel 2017. Dal 2018 svolge attività libero-professionale presso diversi Poliambulatori specialistici. Ha partecipato a Corsi di Formazione sia come partecipante che come docente su tematiche di Clinica Psichiatrica, Psicoterapia, Psicofarmacoterapia, Epidemiologia Psichiatrica, Psichiatria Forense, Psicogeriatria, Medicina Psicosomatica, Riabilitazione Psichiatrica, Miglioramento Continuo della Qualità e Accreditamento dei Servizi Psichiatrici, Gestione Organizzativa dei Servizi psichiatrici. Diverse Pubblicazioni su tematiche di Clinica Psichiatrica, Epidemiologia Psichiatrica, Valutazione della Qualità ed Accreditamento, Psicofarmacologia. Diversi interventi in Convegni e Seminari sulle stesse tematiche. Socio fondatore dell’ Associazione Italiana per la Qualità e l’Accreditamento in Salute Mentale. Da diversi anni Consulente Psichiatra volontario presso il Centro Consulenza Familiare Onlus di Viadana (MN)

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