Cronaca

Lazzarini (Fials - Confsal): "Sulla reperibilità le infermiere di Oglio Po hanno ragione"

Il fondato timore delle lavoratrici e dei lavoratori è quello che rimanendo il caso isolato, non conosciuto dall’opinione pubblica e rimasto silente, possano essere colpiti nuovamente dall’azienda

CASALMAGGIORE – Si schiera con i lavoratori la Fials Confsal con il suo rappresentante Stefano Lazzarini che ha diffuso un comunicato molto duro, a favore del personale e della vertenza che vede un gruppo di infermiere opposte ai vertici aziendali. Pubblichiamo qui la lunga lettera aperta firmata da Lazzarini e la risposta dei vertici aziendali.

“Già nell’autunno del 2019, attraverso il sindacato, le lavoratrici ed i lavoratori del pronto soccorso di Oglio Po hanno lamentato i turni gravosi di pronta disponibilità (la cosiddetta reperibilità) ai quali erano sottoposti da anni.

La reperibilità, come in altre aziende sanitarie è correttamente disposta, non può costringere i lavoratori ad attendere una chiamata, per necessità d’interventi di sola emergenza, anche durante le ore diurne poiché durante il giorno ci devono essere il personale e l’organizzazione pronta a farvi fronte nello stesso pronto soccorso e nello stesso ospedale.

La reperibilità, è bene precisare, è retribuita per intero utilizzando il fondo contrattuale di spettanza ai lavoratori: si toglie agli stessi lavoratori dalla tasca sinistra per riporre nella tasca destra ed anche la restante parte dei colleghi che non sono sottoposti alla reperibilità, subiscono il taglio del loro fondo poiché è utilizzato per pagare queste reperibilità diurne assolutamente non contemplate dal contratto di lavoro.

Il contratto di lavoro, infatti, prevede la reperibilità solo durante la notte e nei giorni festivi.

Perché l’azienda sanitaria di Cremona allora utilizza la reperibilità nelle ore diurne dei giorni feriali, da lunedì a sabato? Per utilizzare il personale del pronto soccorso di Oglio Po, chiamandolo dalla reperibilità, con lo scopo di scortare il trasporto in ambulanza dei pazienti che sono diretti in altri ospedali per visite specialistiche o ricoveri (Cremona – Mantova – Milano – etc.). Tutto qui!

E’ ovvio che invece di assumere infermieri che eseguano durante il giorno il servizio di trasporto dei pazienti (rispetto alle cui modalità ci sarebbe molto da approfondire), l’azienda sanitaria preferisce utilizzare la reperibilità pagando le lavoratrici ed i lavoratori del pronto soccorso con i loro stessi fondi contrattuali.

Una situazione, dunque, assorbita per anni dal personale con turni di lavoro massacranti: molte volte dopo un trasporto durato alcune ore iniziano il turno di lavoro vero e proprio e, quindi, la giornata di lavoro diventa interminabile e insopportabile per la fatica e la tensione che un infermiere del pronto soccorso accumula in un servizio di per sé già stressante. Si pensi nel periodo di pandemia!

La stessa situazione si registra alla fine del turno di lavoro quando si deve partire con l’ambulanza per alcune ore con il paziente da trasportare.

In molti casi questi trasporti non risultano per nulla urgenti, magari prenotati al pronto soccorso anche due o tre giorni prima. Di quale emergenza ci si copre, allora, per giustificare il richiamo dei lavoratori dalla reperibilità? Il contratto nazionale, come appena citato, preclude la reperibilità durante le ore diurne di tutti i giorni feriali. Pare proprio una vicenda assurda.

Il sindacato dopo numerosi e infruttuosi tentativi per indurre l’azienda sanitaria di Cremona (dalla quale dipende l’ospedale di Oglio Po) a un’applicazione corretta del contratto di lavoro cioè limitando la reperibilità solo per la notte e i giorni festivi (ma questo aspetto all’azienda interessa pochissimo poiché durante la notte non si eseguono visite specialistiche o ricoveri in altri ospedali tranne che per casi limitati), ha chiesto più volte la conciliazione obbligatoria presso la Prefettura di Cremona senza ottenere nulla.

A seguito di quest’azione priva di risultati, il sindacato si è visto costretto a proclamate lo sciopero delle reperibilità e del lavoro straordinario come forma di autotutela delle lavoratrici e dei lavoratori.

L’azienda sanitaria con procedure ampiamente contestate dal sindacato ha preteso di affossare lo sciopero rifacendosi ad un regolamento aziendale che contrasta con quanto stabilito da norme di rango superiore. La stessa Commissione (nazionale) di Garanzia per l’esercizio del diritto di sciopero, in un’apposita missiva ha sostenuto la liceità dello sciopero.

A questo punto l’azienda sanitaria ha messo in atto un’azione contro i lavoratori, cercando di colpirli con sanzioni disciplinari.

Nel frattempo, per sostenere le ragioni dei lavoratori e delle lavoratrici il sindacato ha favorito ben due ricorsi urgenti presentati al Giudice del lavoro presso il Tribunale di Cremona.

Rispetto ai ricorsi presentati i Giudici, per ben due volte, hanno ritenuto di non giudicare nel merito delle ragioni dei lavoratori dipendenti perché, sostanzialmente non era stata provata l’urgenza delle loro ragioni.

Le sentenze vanno rispettate ponendo l’accento tuttavia che nel merito di quanto il contratto di lavoro prevede nulla è stato detto in quelle due sentenze.

Sarà riproposto, nei giorni a venire, un nuovo ricorso al giudice secondo regole che non si rifaranno più all’urgenza ben sapendo, purtroppo, che ricorsi ordinari e non urgenti durano molti mesi.

In questo caso però il giudice del lavoro dovrà entrare nel merito della ‘questione’ contrattuale: decidere se è giusto imporre la reperibilità nelle ore diurne dei giorni feriali, dal lunedì al sabato.

E’ appena il caso di accennare che la reperibilità ‘diurna’ oltre che imporre stress e fatica alle lavoratrici e ai lavoratori, impone una sorta di subordinazione impedendo scelte di vita quotidiane e influendo profondamente sulla vita famigliare di ognuno di loro. Ne consegue che aver conosciuto finalmente i propri diritti, per non vivere ‘prigionieri’ della reperibilità, dopo molti anni di subalternità, ha spinto le lavoratrici e i lavoratori a un forte desiderio di ribellione all’ingiustizia e ai sacrifici ormai non più sostenibili per sé e i familiari.

In questa situazione, si diceva, che le lavoratrici e i lavoratori si sono trovati colpiti da oltre una decina di contestazioni disciplinari, che nonostante le puntuali giustificazioni presentate al consiglio di disciplina aziendale, sono sfociate in provvedimenti disciplinari con multe fino a quattro ore e sospensioni dal servizio fino a dieci giorni, una vera e propria esagerazione.

L’azienda sanitaria, in sostanza, ha colpito duramente per fiaccare il morale e il desiderio di giustizia dei lavoratori del pronto soccorso di Oglio Po secondo l’adagio del ‘Pauci castigabis, centum emendabis’ (Ne castigherai pochi, ne correggerai cento): con l’intento di spaventare anche i lavoratori degli altri reparti dal voler pretendere i loro diritti.

Ai dipendenti non rimane che ricorre al giudice del lavoro anche contro questi provvedimenti disciplinari oltre che interpellare la Commissione di Garanzia per il diritto di sciopero poiché l’azienda sanitaria ha inflitto sanzioni, anche per una sola giornata di sciopero effettuata dai lavoratori, che dovevano essere valutate dalla Commissione di Garanzia.

La situazione è dunque paradossale: da un lato i lavoratori che reclamano i loro diritti, dall’altro l’azienda sanitaria che li colpisce con procedimenti disciplinari spietati e, nel mezzo, le istituzioni regionali e statali che non intervengono adeguatamente per porre fine a quest’assurda vicenda. Anche le forze politiche e sociali, tranne il Movimento Cinque Stelle, per ora rimangono silenti.

I provvedimenti disciplinari vengono inflitti in questi giorni ed il personale sospeso avrà una decurtazione importante dello stipendio, mentre chi lavora deve rinunciare a ferie e permessi per sostituire chi è sospeso: una beffa in tempo di Covid-19 per un pronto soccorso!

Il fondato timore delle lavoratrici e dei lavoratori è quello che rimanendo il caso isolato, non conosciuto dall’opinione pubblica e rimasto silente, possano essere colpiti nuovamente dall’azienda anche nel futuro prossimo.

Tuttavia rimane indomita la loro determinazione nel voler ottenere giustizia”.

Telegrafica la risposta di ASST Cremona sulla questione: “Siamo molto dispiaciuti che il Sindacato Fials – Confsal, rappresentato dal dott. Stefano Lazzarini, abbia indotto alcuni infermieri, dipendenti dell’ASST di Cremona, a promuovere causa nei confronti dell’Azienda per comportamenti che il Giudice, per ben due volte, ha condannato come illegittimi. Questo con la conseguenza che gli stessi lavoratori si sono ritrovati a dover pagare una cifra consistente di spese processuali”.

N.C.

 

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