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La riflessione dell'eremita:
lungo il fiume tante piccole
Betlemme di campagna

Nei nostri villaggi, dell’una e dell’altra riva, ho visto tante piccole Betlemme dove il silenzio si è fatto speciale attesa, preziosa speranza, sublime dolcezza. Lungo un fiume che continua a unire accompagnando, lentamente, la vita dei suoi piccoli villaggi, senza distinzioni di rive e di confini

Anche oggi ero in cammino, tra i pioppeti, le golene e gli argini del fiume. Il Po non è un confine naturale, anche se molti di coloro che lo conoscono solamente come linea su una cartina geografica non lo sanno. Non sono in grado di dire se ho rispettato i confini comunali, provinciali e regionali, non ci ho fatto caso e non me ne sarei comunque, in nessun modo, curato (né preoccupato) e non ho nemmeno visto se il suolo naturale che calpestavo era rosso, arancione o giallo.

I colori e i rumori erano semplicemente quelli delle foglie secche che, di questi tempi, ‘affollano’ (dovrei scrivere si assembrano per usare un termine caro ai nostri governanti) il sottobosco e le campagne. La compagnia degli aironi e dei germani in riva alla vecchia lanca, delle cornacchie che volando basse annunciavano neve in arrivo e delle poiane impegnate a volteggiare tra un pioppo e l’altro, è stata come sempre molto gradita ed essenziale.

Come previsto non ho incrociato nessuno e, quindi, non posso essere accusato di nulla; non ho alimentato né creato contagi di sorta. Di recente, il ‘furbo del villaggio’, come lo chiamo io, mi ha fatto notare che “se tutti vanno a Po gli assembramenti si creano”: nient’altro che uno di quelli che parlano perché hanno la lingua in bocca, che il fiume forse lo vede in cartolina, e quindi non sa quello che dice, non conosce le terre fluviali, non le vive. Per quelli come lui è più facile stare perennemente a scrivere, come leoni da tastiera, trincerati dietro ai loro amati ‘toc ad fer’ (pezzi di ferro per chi non mastica il vernacolo), prigionieri di loro stessi più ancora che delle loro mura di casa. Il ‘furbo del villaggio’, appunto. Da non considerare.

Mai come di questi tempi le due rive sembrano essere desolatamente lontane, come se fossimo in due Paesi distinti, divisi da un fiume che in realtà dovrebbe unire. Il rintocco di una campana lontana, in un attimo di quiete e di rinnovato silenzio, mi ha ricordato l’approssimarsi della fine di un nuovo giorno e che tra poche settimane sarà Natale. In un clima surreale, in un Paese dove le divisioni abbondano e la pandemia continua a fare danni.

Si sta discutendo sulla possibilità di fare o meno, a mezzanotte, la tradizionale messa di Natale e qualcuno è arrivato a dire che si può benissimo far nascere Gesù due ore prima del solito. Forse due ore prima del solito il virus non colpisce e a mezzanotte è invece nel pieno della sua attività? E’ un virus nottambulo? Si muove secondo orari prestabiliti?

Ancora una volta, se mai ce ne fosse stato bisogno, il silenzio dei pioppeti e del fiume mi ha dato conferma del fatto che non farò mai il politico. Noi, gente del Po, siamo persone sanguigne e tenaci, siamo diretti e non amiamo perdere tempo. No, non sarei davvero tagliato per darmi alla politica. Si sta meglio qui, su questa riva, come diceva il grande Giovannino Guareschi. Non importa, aggiungo indegnamente io, se della riva destra o sinistra: perché il fiume non fa queste distinzioni. Il Po unisce.

Nel profondo silenzio della golena sono stato accompagnato dal profumo di legna bruciata, proveniente dai comignoli delle vicine case di campagna, con l’aria impreziosita dai primi profumi di piatti nostrani tramandati attraverso antichi saperi e, in lontananza, ho udito distintamente i rumori, inconfondibili, dei lavori dei nostri artigiani, dei nostri contadini, intenti a versare ancora una volta, col loro lavoro, fiumi di sudore, di fatiche e di saperi.

Quasi senza volere mi sono accorto di essere spettatore di un piccolo, grande presepio vivente. Nei nostri villaggi, dell’una e dell’altra riva, ho visto tante piccole Betlemme dove il silenzio si è fatto speciale attesa, preziosa speranza, sublime dolcezza. Lungo un fiume che continua a unire accompagnando, lentamente, la vita dei suoi piccoli villaggi, senza distinzioni di rive e di confini.

Paolo Panni – Eremita del Po (testo e foto)

 

 

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