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In prima linea contro
il Covid da neolaureata
E dopo otto mesi subito assunta

Un post su Facebook, come detto, per festeggiare il traguardo e poi di nuovo in corsia: perché il Coronavirus non molla la presa. Ma nemmeno i nostri infermieri.

Alla fine è arrivata anche la soddisfazione del contratto di lavoro a tempo indeterminato e ad orario pieno. Ha bruciato letteralmente le tappe Giorgia Sereni, infermiera Casalasca che ha annunciato la splendida novità lavorativa sulla propria pagina Facebook, e che a marzo – in piena prima ondata della pandemia – era assurta agli onori della cronaca, assieme al collega Lorenzo Marasi, perché entrambi da neolaureati, peraltro in anticipo sui tempi, erano stati mandati nella mischia e in corsia, per dare man forte ai colleghi in estrema difficoltà con la gestione del Coronavirus.

Giorgia, 22 anni di Gussola, si era laureata proprio assieme a Lorenzo il 13 marzo 2020. Il 17 marzo aveva firmato il contratto per entrare subito in gioco, in una situazione difficile per tutti: era stata infatti ATS Valpadana a proporre la possibilità di una laurea anticipata, di un paio di settimane circa rispetto alla scadenza naturale, per reclutare subito personale infermieristico, facendo fronte all’emergenza. E Giorgia aveva subito ringraziato i colleghi più esperti e i capireparto per la grande umanità e pazienza dimostrata, nel saper insegnare tutti i passaggi più importanti di gestione del reparto di Medicina dell’ospedale Oglio Po in poco tempo.

Ora per Giorgia ecco la notizia dell’assunzione a tempo indeterminato, poco meno di otto mesi dopo il primo passo in ospedale. In una situazione in cui, come sappiamo, non sono mancate da parte del mondo infermieristico le polemiche in merito all’orario di lavoro considerato in qualche caso non compatibile con i contratti – specie per quel che riguarda la cosiddetta reperibilità – una assunzione a tempo indeterminato, con ciò che sta a monte e col percorso effettuato da Giorgia, fa notizia eccome. Un post su Facebook, allora, per festeggiare il traguardo e poi di nuovo in corsia: perché il Coronavirus non molla la presa. Ma nemmeno i nostri infermieri.

Giovanni Gardani

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