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Piccinelli e Manfredi: "Soldi a pioggia, sconti a chi non aveva necessità"

Innanzitutto va detto che l’aiuto era a esclusivo arbitrio del Comune il quale doveva, com’è nel destino di chi amministra, accettare di mettere qualche paletto

CASALMAGGIORE – “Il commercio di prossimità non solo deve vedere medie strutture sorgere come funghi, ma deve anche sopportare il fatto che queste vengano aiutate finanziariamente anche se non hanno mai chiuso e addirittura hanno lavorato più di prima. Come possiamo dire a un commerciante che ha vissuto e vive tuttora momenti di disperazione, che l’Amministrazione ha scelto di aiutare finanziariamente la Famila o il Conad che avevano la fila fuori? O addirittura che verrà aiutata finanziariamente la Marcegaglia?”

A parlare Annamaria Piccinelli (Vivace e Sostenibile). “Ho analizzato in questi giorni come sono stati distribuiti i 400.000 euro destinati dal Comune agli sconti sulla tariffa Tari per le utenze non domestiche, ossia aziende e partite iva, e quando vedi scritti i nomi delle aziende che sono state aiutate, davvero si rimane increduli.

Numerose grandi aziende quotate in borsa, i supermercati, le banche. Addirittura sono state aiutate finanziariamente dal Comune l’Agenzia delle entrate, Ferrovie dello Stato, l’ATS Valpadana e l’ASST Cremona, le quali ufficialmente hanno forma giuridica privata, ma di fatto sono totalmente finanziate dallo Stato e dalla Regione.

Adesso ho a disposizione solo gli aiuti in percentuale dati a ciascuna azienda, ma a marzo, quando la Tari sarà stata corrisposta tutta, chiederò gli importi in euro e allora potremo capire quanti soldi sono andati a chi quasi non se ne accorgerà neanche, sottraendoli a quelle piccole aziende che ne avevano davvero grande bisogno.

Innanzitutto va detto che l’aiuto era a esclusivo arbitrio del Comune il quale doveva, com’è nel destino di chi amministra, accettare di mettere qualche paletto.

Sono d’accordo che un controllo meticoloso di ciascuna singola situazione avrebbe comportato tempi lunghi, ma se il Comune non poteva chiedere l’Isee come fa con gli anziani soli che hanno bisogno di assistenza domiciliare, per poche migliaia di euro in tutto, poteva stabilire qualche criterio generale per distribuire 250mila euro alle aziende.

Quindi si poteva decidere di aiutare solo le attività che sono state obbligate a chiudere ed era il criterio guida stabilito da ARERA (Autorità di riferimento per il settore); poi tra quelle che hanno tenuto aperto si poteva derogarne alcune che inconfutabilmente hanno avuto un calo netto di fatturato come ad esempio i distributori di benzina. In senso opposto si poteva, anzi si doveva, aiutare quelle aziende che, pur avendo tenuto obbligatoriamente chiuso, non rientrano nei codici Tari scelti per gli aiuti e quindi hanno preso il minimo.

Si è addotta la giustificazione che anche i supermercati, in un secondo momento, hanno lavorato meno, ma mi devo preoccupare di attività che, dopo essere state prese d’assalto, hanno visto calare il lavoro? E lo vado a raccontare a chi il lavoro non l’ha avuto per mesi?

Si è detto anche che sono pochi soldi per tutti. Il 18 % di sconto di un negozio effettivamente potranno essere qualche decina di euro, ma il 18% di sconto della Marcegaglia e di tutte le altre grandi aziende e i supermercati, a quanto ammonta? Questi soldi ripartiti tra chi invece ha effettivamente chiuso sarebbero stati un sollievo in più”.

Sull’argomento è intervenuto anche Adamo Manfredi (M5S): “Come avevamo previsto, si sono create delle ingiustizie e si è persa l’occasione di aiutare in modo più significativo le aziende che avevano più bisogno. I dati che sono arrivati lo mettono chiaramente nero su bianco con nomi e cognomi. E sarà ancora più interessante quando si potrà quantificare in cifre. Come spesso accade quando si lamenta che non ci sono i soldi, succede che poi quelli che ci sono si spendono con criteri molto discutibili.

Non ci si vuole assumere la responsabilità di fare delle scelte e si preferisce dare a pioggia. Non stiamo a commentare le ragioni addotte per una tale scelta politica perché davvero fanno indignare. Certo, per una grande azienda 1000 euro non sono niente, anzi neanche se ne accorge, ma per un piccolo negozio sono la possibilità di sbarcare il lunario per un paio di settimane, tolto l’affitto e altre spese. Inoltre registriamo ancora una volta la sottovalutazione, da parte di questa amministrazione, del fatto che il commercio delle piccole botteghe giochi un ruolo dando servizi davvero importanti e contribuendo ad abbellire il paese. E’ un modo di procedere molto meccanico, da gira carte, spesso senza quella reale attenzione di chi capisce davvero e si immedesima nelle difficoltà da un lato e, dall’altro, non sa cogliere il vero valore”.

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