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Violenza sulle donne, il
Listone avanza due
proposte per Casalmaggiore

Barbara Ghezzi: ""Chiediamo che si valuti la possibilità di mettere una panchina rossa in qualche parco cittadino e davanti alle scuole. La panchina rossa è un simbolo importante e un qualcosa di visibile"

CASALMAGGIORE – Il ricordo di chi non c’è più, ed il segno evidente che chi resta deve continuare a combattere. Perché la violenza sulle donne – anche quando non sfocia in episodi tragici – è sempre una macchia indelebile nella coscienza di chi la compie e in quella di chi si volta dall’altra parte. Il lockdown, con la convivenza forzata di tante coppie già magari in crisi o con problemi, non ha fatto altro che nascondere tra le mura domestiche la tragicità di un quotidiano. Lontano da occhi indiscreti, senza possibilità di scampo.

I dati Eu.R.E.S. tracciano una situazione indicativa: nei primi dieci mesi del 2020 le donne vittime di omicidio sono state 91, una ogni tre giorni. L’anno scorso in un caso su 2 il femminicidio di coppia è stato preceduto da episodi (spesso ripetuti) di maltrattamenti. Nel 2019 l’incidenza dei maltrattamenti pregressi nei femminicidi di coppia ha raggiunto il 50% dei “casi noti” (quelli cioè di cui si dispone di informazioni in merito), di fatto raddoppiando rispetto al 2018 (quando la percentuale delle donne vittime di maltrattamenti pregressi era del 21,7%) e al 2017 (38,9%). Anche dai dati parziali dei primi dieci mesi del 2020 arriva la conferma che il femminicidio all’interno della coppia è spesso soltanto il culmine di una serie di violenze pregresse: violenze psicologiche (20%), violenze fisiche (17,7%), stalking (13,3%) e violenze note a terzi (11,1%). Violenze pero’ denunciate solo nel 4,4% dei casi.

La convivenza forzata, per tante donne, è stata la più feroce delle trappola. “E’ il lockdown – si legge sempre nel rapporto Eu.R.E.S. – che diventa un acceleratore del femminicidio. Le misure restrittive imposte dall’emergenza pandemica hanno fortemente modificato i profili di rischio del fenomeno: osservando i dati relativi ai femminicidi familiari consumati nei primi dieci mesi di quest’anno si rileva come il rapporto di convivenza, gia’ prevalente nel 2019 (presente per il 57,6% delle vittime), raggiunga il 67,5% attestandosi addirittura all’80,8% nel trimestre del dpcm ‘Chiudi Italia’. Quando, tra marzo e giugno, ben 21 delle 26 vittime di femminicidio in famiglia convivevano con il proprio assassino”.

A voler entrare nel merito della violenza sulle donne, in queste settimane, il gruppo che fa riferimento al Listone. “Stiamo per giungere al Natale di un anno particolare – ha spiegato Barbara Ghezzi – un anno in cui il problema della violenza sulle donne è stato incrementato dal confinamento domestico. I dati che ci ha fornito M.I.A. parlano di un forte calo delle segnalazioni delle donne che subiscono violenza, segregate in casa e senza possibilità di reagire. Il gruppo M.I.A. sta facendo un grande lavoro e come Listone ci sentiamo a loro particolarmente vicini”.

Il Listone chiede all’Amministrazione due cose: “Già in passato – prosegue la rappresentante del Listone – si era dato vita a forme di collaborazione stretta tra amministrazione e associazione. Chiediamo all’amministrazione di andare avanti su questa strada, di avviare un dialogo e di appoggiare progetti a lungo termine. M.I.A. collabora con le scuole, e fa un grande lavoro nell’ombra. Ci sono famiglie fortunate e altre che purtroppo questa fortuna non ce l’hanno”.

La seconda richiesta è quella di un ‘simbolo’ già presente in tante realtà comunali, anche delle nostre province: “Chiediamo che si valuti la possibilità di mettere una panchina rossa in qualche parco cittadino e davanti alle scuole. La panchina rossa è un simbolo importante e un qualcosa di visibile che ci induce a tenere sempre alta l’attenzione”.

Relativamente alle due proposte verrà presentata una mozione in Consiglio Comunale.

Nazzareno Condina

 

 

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