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Casalmattori, natività e
racconto per la Pro Loco:
un Natale particolare

Eh sì - ci spiegano i Casalmattori - Liliana ci ha chiesto se potevamo fare per lei e per il giornale della Pro Loco 'Casalmaggiore' uno scatto che rappresentasse la natività per il numero di dicembre

CASALMAGGIORE – Si è affidata ai Casalmattori la Pro Loco per gli auguri di Natale. Non sapendo a cosa sarebbe andata incontro, o forse ben consapevole che non sarebbero stati auguri comuni. Hanno pensato ad un racconto e ad una natività particolare realizzata nella Betlemme Padana, la Golena. E utilizzando uno dei simboli – seppur recenti – della ‘Casalesità’: la finestra sul fiume del duo Brunivo Buttarelli e Giuseppe ‘Giupy’ Boles.

“Eh sì – ci spiegano i Casalmattori – Liliana ci ha chiesto se potevamo fare per lei e per il giornale della Pro Loco ‘Casalmaggiore’ uno scatto che rappresentasse la natività per il numero di dicembre. Ci abbiamo pensato un po’ e poi deciso di rappresentare una natività calata nel presente, quindi mascherina e abiti contemporanei. Naturalmente abbiamo pensato subito al nostro fotografo, che è da sempre Tiziano Schiroli, che ci segue e insieme a Laura Giacomelli immortala i nostri lavori con foto stupende.

Oltre alla foto ci hanno chiesto due righe ed il compito è spettato a Giovanna Anversa. Ha iniziato parlando in generale del natale e stava venedo una pizza pallosissima oltre che banale. La solita minestra. Poi ha buttato via tutto e gli è nato un bel pezzo. Fresco ed attuale”.

Il pezzo, già pubblicato sulla rivista della Pro Loco cittadina, lo riproponiamo qui…




E’ DI NUOVO NATALE

Quell’anno andare a Betlemme per portare omaggio a Gesù non era certo scontato. Ormai da mesi un virus terribile stava diffondendo malattia e morte in tutto il mondo, era arrivato così, inaspettato e dal nulla e non si riusciva a fermarlo. Dopo una prima ondata devastante il virus sembrò dare tregua in estate per poi ricomparire in autunno e i governi posero il divieto di spostamento da un luogo all’altro per ridurre al minimo il rischio di contagio.

La gente cominciò ad agitarsi, come raggiungere Betlemme, come fare visita a Gesù Bambino? Perché ce lo impedivano? Saremmo stati attenti, distanziati, avremmo portato la mascherina e non ci saremmo abbracciati, ma non potevano impedirci di andare a vederlo! Qualcuno si arrabbiò al punto da incitare gli altri a disubbidire, altri invece piombarono in uno stato d’ansia tale che avevano paura persino ad uscire per comprare il pane.

Intanto i giorni passavano, Natale si avvicinava e il divieto di spostarsi rimaneva con la conseguenza che anche le famiglie che non risiedevano nello stesso luogo non potevano riunirsi. I sentimenti nei cuori della gente erano molteplici: tristezza, dispiacere, rabbia, ribellione, rassegnazione ma rimaneva imprescindibile che alla Grotta di Betlemme il giorno di Natale avrebbero potuto andare solo i residenti perché dal 21 dicembre al 6 gennaio ogni spostamento era vietato.

Ci fu allora un vero e proprio assalto ai treni e agli aerei, raggiungere Betlemme prima dello scoccare dell’ora X e approfittare, chi poteva, di una vacanza, era l’obiettivo; il numero però di chi restava a casa, isolato, rimaneva il più alto. Intanto, in tutti i paesi del mondo cominciarono ad accendersi le luci nelle piazze, nelle case, nei giardini; nei negozi, che nel frattempo poterono riaprire, le vetrine addobbate davano calore e la magia del Natale a poco a poco cominciò a riempiere l’aria, ce n’era così bisogno!

Ma quell’anno, credo fosse il 2020, fu davvero un Natale diverso: tutto sembrava ovattato, surreale, si scorgeva meno frenesia, meno rincorsa agli acquisti, si sceglieva con cura un regalo che facesse piacere senza esagerare, senza sperperare. Si formarono parecchi gruppi di volontari a sostegno dei più deboli, di chi sarebbe rimasto in casa solo, di chi non poteva uscire per la spesa o non sarebbe stato in grado di prepararsi i pasti.

I bambini e i ragazzi vivevano mesi di scuola a metà, soffrivano l’impossibilità di giocare, di fare gruppo, di fare sport, di stare insieme cosicché ogni concessione in più veniva vissuta come un lusso. La rinuncia portò tutti quanti a fare molti passi indietro, noi spesso ridicoli nella nostra presunzione e patetici nel nostro egoismo e superficialità ci ricordammo che siamo esseri finiti, caduchi ed effimeri e tornammo a desiderare l’Amore, ci ricordammo che Gesù è Amore e che l’Amore è l’unica via di salvezza per l’uomo.

Ci ricordammo anche di quante volte con l’odio, l’indifferenza, l’invidia, le guerre, la rincorsa al denaro e al potere uccidemmo quel Bambino, quante volte ognuno di noi aveva ucciso quel Bambino? Fu triste scoprirlo, fu talmente triste che restammo paralizzati nelle nostre riflessioni, nel nostro pentimento con la necessità di ripulirci, di rimediare.

Natale si avvicinava e chi aveva potuto raggiungere Betlemme mandava messaggi con foto davanti alla Grotta, Maria e Giuseppe erano già arrivati così come un bel numero di visitatori, si attendeva solo il lieto evento. Chi era rimasto a casa si dava invece da fare in modo che nessuno restasse solo pur nel rispetto delle norme di sicurezza, il virus purtroppo era ancora tra noi.

Le famiglie si divisero, non piu’ di tre/quattro persone per casa, chi abitava lontano e non poteva raggiungere i propri cari si organizzò per andarci prima, nei giorni consentiti, la solidarietà era tornata, la voglia di vedersi per davvero e non per obbligo pure, Natale era tornato.

Il 24 dicembre 2020 il mondo si svegliò presto, ma il giorno sembrava non arrivare mai, faceva buio e l’alba non spuntava. Il cuore batteva forte e rumoroso nel petto di ognuno e sentimmo un gran calore pervaderci il corpo. Corremmo fuori chi in giardino, chi sul balcone, chi per la strada in cerca di aria fresca e per capire come mai la notte non passava. La luce che esplose in cielo all’improvviso invase tutti i nostri sensi, scaldò i nostri corpi, bagnò di lacrime i nostri volti: Gesù era nato e noi sentimmo che non lo avremmo ucciso mai più.




Nazzareno Condina

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