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L'eremita del Po: per l'anno nuovo, ripartire dal fiume...

Si sta sempre meglio qui, sulle nostre rive, quando muovendoti in silenzio su uno spiaggione, trovi nell’essenziale e nell’infinito, i cardini sui quali mantenere salda e nutrire la speranza

Gli ultimi dettami governativi che, durante le feste, hanno relegato gli italiani ai ‘domiciliari’, hanno dato la possibilità, a quei piccoli centri con meno di cinquemila abitanti, di muoversi entro un raggio di 30 chilometri. Senza possibilità, però, di superare i confini regionali.

Una beffa per i nostri piccoli villaggi bagnati dal Grande fiume che vedono dimezzata la loro possibilità di spostamento, proprio per quella barriera natural-regionale che li separa.

Un caso su tutti, quello di Polesine Zibello, che al tetto dei cinquemila abitanti non ci è arrivato nemmeno dopo la fresca fusione dei due vecchi comuni di Polesine e di Zibello. Ad oggi, caso forse più unico che raro, a cinque anni dalla sua fondazione, ancora privo di uno stemma (nonostante un concorso di idee già chiuso da tempo con vincitori decretati ma iniziativa mai completata) e, quindi, anche di un proprio gonfalone.

Ma ci sono problemi peggiori, sostiene qualcuno. Allora si possono citare i vari Roccabianca, San Daniele Po, Motta Baluffi, Gerre dè Caprioli, Stagno Lombardo, Torricella del Pizzo, Pieve d’Olmi, Martignana di Po, Spinadesco, Gussola, che la quota dei cinquemila non la vedono neanche col cannocchiale e, come accade per Polesine Zibello, si trovano comunque e vedersi dimezzato il raggio dei 30 chilometri.

Si è sempre detto, in questi anni, che il fiume unisce. Mai come oggi, invece, sembra dividere e, quei piccoli borghi che si specchiano sulle sue rive, sembrano trovare, nel vecchio Eridano, un muro che li separa.

Così ti ritrovi, sia di qua che di là dal fiume, a non poter percorrere, sul lato baciato dal Po, nemmeno poche centinaia di metri. Nemmeno per andare a trovare gli amici o gli affetti più cari, come previsto dalle deroghe.

Così, se a Colorno vuoi andare a trovare la morosa (come si dice da queste parti) che abita appena di là dal ponte, a Casalmaggiore, sei fregato. La fortuna ti assiste se la stessa vive nella tua stessa regione, magari a qualche centinaio di chilometri di distanza. Assurdità e grovigli burocratici, che dall’alto dei romani, dorati scranni probabilmente nemmeno considerano, perennemente fissati con la cattiva politica del non ascoltare ciò che arriva e viene proposto dal popolo/plebe.

Più comodo restare saldamente incollati alla romana poltrona, convinti della propria onnipotenza (anche quando i numeri ti danno torto), senza ridursi di un centesimo i propri compensi, con buona pace di quelle famiglie, e di quei giovani, che alla fine del mese non ci arrivano più.

Assurdità che non piegano, e non scalfiscono, la forza, la dignità e la laboriosità dei nostri piccoli centri, abituati a rimboccarsi le maniche, sempre e comunque, resi vigorosi dall’afosa calura estiva, sferzati dal gelo invernale, ovattati dalle nebbie d’autunno.

Giovannino Guareschi, che in questo tempo di pandemia ne avrebbe di belle da scrivere, masticando un filo d’erba affermava che “si sta meglio qui, su questa riva”. Poco, o nulla, importa che sia la riva emiliana o quella lombarda; forse, questo sì, le nostre popolazioni avrebbero ancora assai bisogno di tanti Don Camillo e di tanti Peppone, gli amici nemici che, pur nella diversità di idee, sapevano sempre essere insieme, in prima linea, per il bene comune delle loro comunità.

Si sta sempre meglio qui, sulle nostre rive, dove nei giorni soleggiati d’invero, abbiamo il privilegio di osservare la catena alpina innevata che sembra accarezzare i nostri pioppeti, e si illumina di rosa quando il sole va giù.

Si sta sempre meglio qui, sulle nostre rive, quando percorrendo a piedi un argine o un bosco, senti il campanone del paese dirimpettaio che suona l’Ave Maria.

Si sta sempre meglio qui, sulle nostre rive, quando osservando i ponti, feriti e malconci, ma sempre in piedi, che uniscono le nostre terre, ricordi che i legami non vengono meno e, nella comune unità d’intenti, è possibile risollevarsi, a testa alta, anche dopo le peggiori cadute.

Si sta sempre meglio qui, sulle nostre rive, quando muovendoti in silenzio su uno spiaggione, trovi nell’essenziale e nell’infinito, i cardini sui quali mantenere salda e nutrire la speranza e, camminando in silenzio, cerchi e trovi idee per il domani.

Si sta sempre meglio qui, sulle nostre rive, quando ti fermi a osservare il fiume che viaggia, senza sosta, verso il mare e, in silenzio, ti incoraggia a non fermare mai il cammino perché il domani è lì davanti.

Quando un anno, non certo da annoverare tra i più belli, si chiude ed uno nuovo va ad iniziare, tra previsioni, auspici e speranze è giusto e necessario costruire e realizzare, da subito, un domani che può essere migliore: basta volerlo.

Se oggi i nostri villaggi, intorno ai loro austeri campanili, vedendo dimezzato il loro raggio dei 30 chilometri, non sembrano fortunati, domani possono risorgere insieme. Che la lezione della pandemia, con tutte le difficoltà e i dolori che ha portato, possa insegnare alle nostre genti a costruire ponti e non muri.

Siamo terre di giacimenti gastronomici e, allora, il culatello di Zibello e la spalla cruda di Palasone possano sposare di più, e meglio, il salame e il cotechino cremonese, dando vita, di qua e di là dal Po, una cucina gastrofluviale sempre più ricca e golosa, contornata dalla mostarda piuttosto che dal torrone, dagli anolini piuttosto che dai tortelli d’erbette e da quella leccornia che, a seconda delle zone, è chiamata torta fritta, gnocco fritto o chisolino.

Siamo terre di cultura musicale e letteraria: allora Verdi e Monteverdi, Stradivari, Ponchielli e Guareschi siano perni sui quali realizzare percorsi e progetti condivisi: per quello che potrebbe essere un grande Ecomuseo delle Arti, della Musica e delle Lettere.

Siamo terre di musei: perché non creare una associazione dei musei del Po che raggruppi, solo per citarne alcuni, il Museo Paleoantropologico del Po di San Daniele Po, il Cinematografo di Zibello, l’Acquario del Po di Motta Baluffi, il Museo del Mondo Piccolo di Fontanelle, Il Museo Amarcord degli Strumenti musicali meccanici di Torricella del Pizzo (con l’adiacente museo di storia naturale) e il museo Concerto Cantoni di Coltaro, predisponendo un biglietto cumulativo e possibilità di visite creando itinerari in barca tra l’una e l’altra sponda?

Siamo terre di piste ciclabili: perché non creare un unico anello “dei due ponti” che permetta di percorrere in bici, sui tracciati già esistenti, passando per i ponti di Castelvetro Piacentino e di Ragazzola, attraversando i territori di Roccabianca, Polesine Zibello, Villanova sull’Arda, Castelvetro, Cremona,. Gerre dè Caprioli, Stagno Lombardo, Pieve d’Olmi e San Daniele Po?

Siamo nelle terre di storiche dimore, che narrano di vicende tutte al femminile, si pensi alla Reggia di Colorno con Maria Luigia d’Austria, alla Villa Medici del Vascello di San Giovanni in Croce e alla sua Dama con l’Ermellino e alla Rocca di Roccabianca con Bianca Pellegrini. Storie in rosa che possono essere la base di progetti comuni.

Siamo terre di cascine lombarde e case coloniche emiliane dove ancora, anche se vagamente, si respirano quelle atmosfere che hanno ispirato grandi registi alla realizzazione di “Novecento” e de “L’albero degli zoccoli”: luoghi in cui, in tempi di distanziamento, coloro che vivono ammassati nelle città potrebbero trovare una nuova sistemazione, temporanea o definitiva che sia, probabilmente più sicura, in cui costruire il proprio futuro e quello dei propri figli, contribuendo da protagonisti e non da comparse alla rinascita e alla nuova vita di questi territori, scommettendo sulle loro potenzialità e sui loro giacimenti agricoli, gastronomici, culturali, sportivi e turistici. Magari con qualche bonus ad hoc?

Siamo nelle terre dove gli antichi saperi popolari hanno prodotto ristoranti, trattorie e osterie che il mondo ci invidia: per non affossarli del tutto, perché non prevedere allora una loro riapertura, da subito, che almeno in una prima fase permetta l’accesso a chi vive in un raggio di 30 chilometri?

Un domani migliore non è un miraggio. Che si sta meglio qui, sulle nostre rive, non deve essere un motto ma una consapevolezza. Perché il fiume unisce sempre e nulla divide.

Paolo Panni – Eremita del Po

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