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La sfida del vaccino, un dovere sociale a cui non possiamo sottrarci

Mettendo in sicurezza le fasce più deboli della popolazione, tutti avremo indirettamente numerosi benefici, con la possibilità di tornare il prima possibile alle nostre vite fatte di incontri, di abbracci, di visite, di sorrisi, di viaggi: quanto ci manca tutto questo.

Iniziata con ritardi, errori e polemiche, la campagna vaccinale contro il Covid-19 si presenta già in salita. I problemi principali riguardano l’organizzazione e l’adesione.
Sul primo punto, le difficoltà emerse in queste settimane sono effettivamente sconcertanti. Stiamo attendendo da mesi questa svolta, più volte annunciata ed altrettante rinviata ed ora, quando finalmente le dosi sono state consegnate, le vaccinazioni procedono a rilento. Altri Stati, certamente più organizzati del nostro, stanno marciando ad un ritmo molto spedito: Israele è vicino al 15% del totale della popolazione vaccinata, ma negli ospedali le iniezioni avvengono 7 giorni su 7, 24 ore su 24.

Occorre tuttavia essere oggettivi e valutare i fatti con precisione. Israele infatti ha certamente effettuato più vaccini in rapporto alla popolazione, ma ha iniziato la campagna vaccinale ben prima dei paesi europei (il 20 dicembre) ed ha ottenuto più dosi fin dall’inizio. Inoltre, lo Stato mediorientale è grande come l’Emilia-Romagna e questo fattore incide positivamente sul fronte logistico ed organizzativo. Pur considerando questi elementi, resta fondamentale fare di più nel nostro paese, sia a livello nazionale che regionale. La speranza per i prossimi giorni è quella di un effettivo cambio di passo, altrimenti i tempi diventeranno troppo lunghi con il rischio di vanificare l’intera operazione.
Ma se una migliore organizzazione è un dovere dei nostri amministratori, l’adesione alla campagna vaccinale è un dovere sociale per ciascuno di noi.

Lo Stato, come ha recentemente sottolineato nel corso di un’intervista a Cremona 1 il giuslavorista Pietro Ichino, potrebbe certamente imporre l’obbligatorietà del vaccino, in conformità con l’articolo 32 della Costituzione, ma sarebbe una sconfitta e potrebbe generare tensioni sociali dannose, specialmente in questa fase. È quindi certamente più saggio percorrere la strada della persuasione, fornendo argomentazioni razionali che mettano sotto scacco i no-vax di turno, i complottisti e coloro che, senza opporre ragioni plausibili, non hanno fiducia nella scienza.

Secondo un’analisi pubblicata dal sito web Pagella Politica, vaccinando gli over 90 (si tratta di 791mila persone, pari all’1,3% della popolazione nazionale) i decessi per Covid diminuirebbero del 19%; se fossero vaccinati anche tutti gli over 80 (4,4 milioni di italiani, il 7,4% del totale), si stima un crollo della mortalità del 58%. Queste due semplici percentuali permettono di capire molto bene quanto sia importante vaccinarsi e come siano rilevanti anche i tempi: quanto prima la maggior parte della popolazione sarà coperta, tante più vite umane saranno salvate, mentre la pressione sul sistema sanitario sarà sempre meno forte e le restrizioni potranno essere progressivamente allentate.

Mettendo in sicurezza le fasce più deboli della popolazione, tutti avremo indirettamente numerosi benefici, con la possibilità di tornare il prima possibile alle nostre vite fatte di incontri, di abbracci, di visite, di sorrisi, di viaggi: quanto ci manca tutto questo, componenti essenziali del nostro essere individui all’interno di una comunità. Sarebbe invece irresponsabile aspettare che si vaccinino gli altri per godere poi del beneficio della cosiddetta “immunità di gregge”. Chi pensa di poter fare questa scelta assomiglia al passeggero di un treno che percorre una tratta insieme a tutti gli altri ma si rifiuta di pagare il biglietto.

Spero quindi che arrivi presto il mio turno per sottopormi al vaccino e mi auguro che la grande maggioranza della popolazione italiana e mondiale faccia questa scelta il prima possibile. Certo, tra chi è perplesso e dubbioso non ci sono soltanto i “no-vax” a prescindere. Molte persone, ad esempio, sono spaventate dai tempi brevi che hanno caratterizzato la fase di studio e sperimentazione del vaccino. Questi cittadini non possono certo essere trattati come estremisti ideologici da isolare, perché si correrebbe il rischio di rafforzare i timori anziché spegnerli. È quindi cruciale attivare una campagna di sensibilizzazione che abbia come strumenti la forza della razionalità ed il rigore delle argomentazioni, perché la scelta sia consapevole, per il bene di tutti e di ciascuno.

Guido Lombardi

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