Cronaca
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Covid, Valentina e Ferdinanda Lodi Rizzini due sorelle infermiere e il vaccino a Oglio Po

Si commuove Ferdinanda Lodi Rizzini. L'emozione è forte. Ed è quella di chi - infermiera della terapia intensiva - ha vissuto i mesi più cupi della prima ondata in primissima linea

In foto a destra Ferdinanda Lodi Rizzini. A sinistra la sorella Valentina

VICOMOSCANO – Due sorelle infermiere. Due sorelle speciali. Ferdinanda e Valentina Lodi Rizzini, entrambe dipendenti di Oglio Po, hanno fatto il vaccino a distanza di una mezza giornata l’una dall’altra. Valentina lo ha fatto venerdì alle 14, sabato mattina è toccato alla ‘Ferdi’.

Ferdinanda Lodi Rizzini

Si commuove Ferdinanda Lodi Rizzini. L’emozione è forte. Ed è quella di chi – infermiera della terapia intensiva – ha vissuto i mesi più cupi della prima ondata in primissima linea, senza mollare mai. E’ una donna fortissima lei. Una donna che sa ancora emozionarsi, senza vergognarsene. “Ti senti fortunata – ci racconta con la voce rotta – anche perché ti passano davanti tutte le immagini di quello che hai vissuto”. Quello che ha vissuto è difficile da raccontare. Tante le persone entrate in terapia intensiva. Oltre all’aspetto medico, fortissimo e stato l’impatto con l’aspetto ‘psicologico’ della malattia. Il personale ospedaliero, per tanti di quei volti è stato punto di riferimento. Tante le persone che dalla terapia intensiva non ne sono uscite. C’è tutto nell’emozione della Ferdi. “Sono tranquilla. Effetti? Nessuno, se non l’iniziale sensazione come di un pugno sul braccio. Sto bene, e andava fatto e ripeto, mi sento fortunata ad averlo fatto. In reparto andiamo avanti, si procede con i dispositivi e tutte le attenzioni del caso”.

Valentina Lodi Rizzini ha un giorno in più di vaccino sulle spalle. Lei lavora in chirurgia ed è un’altra di quelle infermiere che vorresti sempre avere al tuo fianco. Non solo per la professionalità accumulata negli anni (Valentina è una classe ’70) ma per l’altissima carica di umanità che come la sorella porta con se come dote in più. Valentina ha pagato pegno nella prima ondata: il Covid lei lo ha preso al lavoro e lo ha passato. “Sono assolutamente convinta di quello che ho fatto – ci spiega – in coscienza mi sento a posto. Certo inizialmente qualche preoccupazione c’è, ma non tanta da farti dire no. E se questo è il primo passo per uscire da questa situazione ben venga. Ho parlato con persone preoccupate, e leggo spesso di gente che si chiede quali saranno gli effetti a lungo termine. Di alcune medicine non sappiamo quali saranno gli effetti a lungo termine, eppure le prendiamo. Mi fido del mestiere che faccio, e della medicina. No, non ho avuto e non ho paura. La paura l’ho avuta a marzo. L’ho fatto per le persone a me care che mi sono vicine e l’ho fatto perché tutti si possa tornare piano piano ad una vita tranquilla. Io ci credo, e sono contenta”.

Valentina Lodi Rizzini

La campagna vaccinazioni in Oglio Po è stata prolungata di un giorno, per consentire a tutti di poterlo fare. Tra 21 giorni il richiamo. Si sente spesso parlare – anche all’interno del personale ospedaliero – di persone titubanti, o contrarie al vaccino. Tra quelle che abbiamo incontrato – e Valentina e Ferdinanda ne sono la conferma – quelli più convinti sono proprio quelli che il Covid lo hanno visto in faccia. E che adesso hanno – e per scelta personale – la possibilità di uscirne. Nessuno sa come andrà a finire ma nella medicina, la fiducia è fondamentale. “Non siamo ancora tornati ai ritmi di prima del Covid – chiude Valentina – in sala operatoria. Ma stiamo procedendo. Spero di tornare il più presto possibile ai ritmi normali”.

Significherebbe che il Covid non c’è più, o non è più così importante ed impattante. In fondo anche a questo serve un vaccino. A nutrire la speranza che si possa tornare ad una normalità fatta di quotidianità, di lavoro e di sogni da nutrire.

Nazzareno Condina

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